“Dall’attività tecnica è incontrovertibilmente emersa la completa messa a disposizione dell’assessore Caridi agli interessi ‘ndranghetistici”. Da tre anni l’ex assessore regionale Antonio Stefano Caridi è senatore della Repubblica, eletto nella lista del Pd e oggi con Gal. L’operazione “Alchemia”, che ha portato all’arresto di 42 soggetti della cosca “Raso-Gullace-Albanese”,  è il secondo guaio giudiziario in meno di una settimana per il parlamentare calabrese cresciuto alla corte dell’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti. Appena pochi giorni fa, infatti, la Direzione distrettuale antimafia ha avanzato alla Giunta per le autorizzazioni la richiesta all’arresto del senatore disposto dal gip Santoro nell’ambito dell’inchiesta “Mamma Santissima”.

LE VILLETTE ROMANE E IL VINCOLO AMBIENTALE. Stando all’indagine “Alchemia”, il boss Girolamo Raso, Jimmy Giovinazzo e i nipoti Rocco e Rosario Politi, volevano realizzare tre villette a schiera a Roma nella zona “Parco Naturale Decima Malafede” che però era sottoposta a vincolo ambientale. Per farlo si erano rivolti al senatore Caridi e al deputato Giuseppe Galati (nella foto), ex berlusconiano poi illuminato sulla via di Verdini e oggi, quindi, a pieno titolo esponente calabrese del Partito della Nazione.

Il progetto edilizio che voleva realizzare la ‘ndrangheta nella periferia sud di Roma, secondo gli inquirenti potrebbe essere stato più ampio. Almeno all’inizio quando la squadra mobile di Reggio Calabria intercetta Luciana Politi (anche lei indagata) mentre parla di alcuni appalti pubblici nel settore del trasporto e dello smaltimento di inerti e rifiuti urbani nel Comune di Roma. “Parlo anche con Saro perché questi non vogliono solamente i trasporti, smaltimenti e quello che fa Rocco, vogliono fare tutto… serve sia il trasporto, quello che fa Rocco e anche quello che Saro… Si fa tutto insieme e con questi qua se la mangiano Roma”.

In cambio dell’aiuto, la cosca avrebbe offerto a Galati un lotto di terreno di proprietà di Rocco Politi. “Mo’ ci deve dare la risposta, prima della fine di settembre… ci ha promesso… – è la voce di Mimma Politi – perché non è solo la casa fatta come…coso… col piano che non si può costruire… è tutto il terreno qui no… la parte nostra… è parco… gli ha detto(Jimmy)… guarda, se tu riesci a farci questa cosa, io parlo con mio cognato… con Rocco… no… e faccio darti un pezzo di terreno a te a questo onorevole personalmente. Quindi ha detto si interessa si interessa per forza perché a lui questa zona gli piace… però, ha detto, essendo parco non puoi fare niente… però se riesci a sbloccare la casa, calcola che 500 metri di terra, perché lui vuole costruirsi la casa… in questa zona, perché gli piace… te li diamo a te. Allora lui si è interessato”. Secondo gli inquirenti il deputato Galati, per due volte si sarebbe incontrato con gli emissari della cosca che gli avevano chiesto aiuto per rendere edificabile l’area.

Nei confronti del politico calabrese, i pm avevano ipotizzato il reato di corruzione ma per il gip non ci sono “elementi sufficienti a delinearne la condotta. Le risultanze investigative danno sicuramente conto di un coinvolgimento dell’onorevole nella vicenda del blocco dei lavori di realizzazione edilizia in zona vincolata, ma difettano della prova sia della proficuità dell’intervento richiesto e offerto (sblocco dei lavori o aggiudicazione degli appalti), sia della ricezione o anche solo dell’accettazione di un immobile di proprietà di Politi Rocco”.

“CARIDI SENATORE A DISPOSIZIONE DELLA ‘NDRANGHETA”. Diversa e più complicata la posizione del senatore Caridi. Stando alla montagna di intercettazioni e all’attività investigativa, infatti, Caridi viene indicato “come il referente politico di varie articolazioni territoriali di ‘ndrangheta tra cui la cosca Raso-Gullace-Albanese. – scrive il gip – Il materiale indiziario ha fornito prova di come la messa a disposizione dell’indagato uomo politico abbia contribuito ad accrescere inevitabilmente il prestigio e le capacità operative dell’organismo criminale nel suo complesso, potendo gli affiliati contare all’occorrenza sui particolari e qualificati servizi che costui era in grado di offrire loro”.

Un ‘do ut des’ che trova riscontri anche nelle regionali 2010 quando Caridi è stato eletto con 11mila e 500 voti. “Era sin da subito emerso che, nel corso della campagna elettorale, – si legge nell’ordinanza – il Caridi non avesse affatto disdegnato l’appoggio e l’alacre attivismo di esponenti di primissimo ordine nella ‘ndrangheta calabrese”.

In sostanza, secondo l’accusa, un politico al servizio del clan: Caridi era stato interpellato non solo per il blocco dei lavori nella zona “Parco Naturale Decima Malafede” (la stessa vicenda di Galati, ndr), ma anche – scrivono i magistrati – “quando era stato necessario provvedere all’aggiudicazione di alcuni (non meglio specificati) lavori pubblici nella capitale in favore di aziende mafiose; finanche per questioni minori, quando era stato chiesto un suo intervento per consentire a un soggetto di ottenere l’abilitazione all’esercizio di attività di mediazione immobiliare; per risolvere questioni di ordine ‘burocratico’ presso l’Agenzia delle Entrate di Palmi e presso la Commissione Tributaria di Reggio Calabria; per truccare concorsi; per inserire la nipote del boss Girolamo Raso all’università La Sapienza di Roma alla facoltà di Odontoiatra, il cui accesso era a chiuso”.

D’AGOSTINO, VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE E “PRESTANOME DEL CLAN”. Ma Galati e Caridi non sono gli unici politici indagati nell’inchiesta “Alchemia”. La squadra mobile e la Dia hanno perquisito anche l’abitazione e l’ufficio del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco D’Agostino, eletto con oltre 4900 voti alle regionali del 2014 con la lista “Oliverio Presidente” molto vicina alle posizioni del Partito democratico.

Imprenditore di Cittanova, D’Agostino è “sinonimo” dell’azienda “Stocco&Stocco” che commercializza lo stoccafisso e per anni è stata lo sponsor della Reggina Calcio.  Per la Procura, D’Agostino è sempre stato un prestanome della cosca Raso-Gullace così come ha riferito ai magistrati la collaboratrice Teresa Ostareg, ex moglie di Vincenzo Mamone, parente degli uomini del clan. Da qui l’accusa di intestazione fittizia aggravata dall’aver favorito la ‘ndrangheta che, al momento, non è stata condivisa dal giudice per le indagini preliminari.

Secondo la Procura, però, a pesare sulla posizione del vicepresidente del Consiglio regionale ci sarebbero anche alcune intercettazioni telefoniche in cui altri indagati fanno riferimento a D’Agostino. “L’assunto accusatorio – sottolinea il gip – non è condivisibile, essendo dalle indagini emersa una immanente accessibilità all’azienda da parte degli indagati, leggibile piuttosto attraverso la contestualizzazione dell’attività aziendale esercitata in territori nei quali, nulla si muove ed alcuna iniziativa si intraprende senza il controllo delle cosche ivi imperanti che, anche nel corso della gestione delle imprese, non lesinano di atteggiarsi a ‘padroni’ della stessa, le cui prestazioni e partecipazione sono gratuitamente dovute, in forza di un genetico compromesso”.

In merito all’inchiesta il deputato Giuseppe Galati si dice convinto che “presto verrà fatta chiarezza e sarà dimostrata la mia totale estraneità a questa vicenda. Senza timore di smentita, posso assicurare che mai in tutti questi anni il senatore Caridi mi ha proposto o chiesto, né fatto prospettare da altri, favori o affari di qualsivoglia natura, legale o illegale, tanto meno quelli oggetto dell’inchiesta che oggi mi vede coinvolto. Pur avendo sempre lodato e apprezzato il lavoro della magistratura, fondamentale per il rispetto della legalità in una regione difficile come la Calabria, ho la sensazione di trovarmi in mezzo a una forzatura mediatico-giudiziaria, già verificatasi altre volte in passato, utile soltanto ad alimentare populismo, giustizialismo e processi sulla stampa”.