Che Expo non sia mai stato il regno della trasparenza, si sapeva. Ma si sbagliava di grosso chi pensava che i segreti non potessero andare oltre i dati falsi forniti nei primi mesi sugli ingressi e le bugie sui conti dell’allora amministratore delegato Giuseppe Sala, oggi sindaco di Milano. Perché sotto segreto sono ancora tenuti i verbali delle riunioni del consiglio di amministrazione, sia della società Expo che ha gestito l’evento, sia di Arexpo, la società proprietaria delle aree che ha la responsabilità dei progetti del dopo esposizione.

Fa niente se i tornelli sono stati chiusi quasi un anno fa. Per la trasparenza non è ancora tempo. E così alla consigliera regionale del M5S Silvana Carcano, che da mesi presenta istanze di accesso agli atti per avere tali documenti, le risposte non arrivano. O, se arrivano, hanno il sapore della presa in giro. Come nel caso del verbale della riunione del cda di Arexpo dello scorso 17 marzo che le è stato recapitato talmente pieno di omissis da risultare incomprensibile. Nella società oggi guidata dall’ad Giuseppe Bonomi e dal presidente Giovanni Azzone, che è anche rettore del Politecnico di Milano, sono stati così solerti a cancellare i dettagli che persino dell’ordine del giorno si può leggere solo un punto. Su tutto il resto di cui si è parlato quel giorno resta il mistero più fitto.

Eppure la Carcano ha diritto ad avere i verbali richiesti. Anzi, un doppio diritto. In virtù della legge 241 del 1990 che norma l’accesso ai documenti della pubblica amministrazione da parte dei cittadini. E come consigliera regionale in virtù del regolamento generale del Pirellone, visto che Arexpo ed Expo sono società controllate da regione Lombardia, oltre che dal comune di Milano. E questo diritto le è stato riconosciuto anche dal Difensore regionale, un’autorità indipendente prevista dalle norme lombarde per tutelare gli interessi dei cittadini, a cui la Carcano si è rivolta con un ricorso dopo aver ricevuto da Arexpo quel documento inutile. “È evidente che il verbale consegnato sia inutilizzabile essendo costellato di omissis che non permettono di comprenderne il contenuto”, le ha risposto a fine giugno il Difensore regionale Donato Giordano, il quale “non comprendendo le ragioni degli omissis, accoglie il ricorso e invita Arexpo a consegnare all’istante la documentazione richiesta in formato integrale”.

Alla stessa autorità la consigliera del M5S si è rivolta nei giorni scorsi anche in seguito ai rifiuti ricevuti da Expo, che sinora non le ha voluto consegnare i verbali dei cda che si sono tenuti da luglio 2015 a febbraio 2016. Sia che i documenti siano stati chiesti quando il numero uno era Sala sia che siano stati chiesti dopo le sue dimissioni al collegio dei liquidatori presieduto da Alberto Grando, la musica non è mai cambiata. E dalla società è addirittura arrivata la richiesta “di voler specificare finalità e contenuti dell’istanza di accesso, individuando, in particolare, le tematiche che si intendono verificare, in modo da comportare il minor aggravio possibile agli uffici coinvolti nel reperimento della documentazione richiesta”. Troppo arduo tirar fuori dal cassetto una manciata di verbali.

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