Circa un terzo del cibo di cui ci nutriamo ha bisogno del lavoro degli impollinatori: ne hanno bisogno frutta e verdura, ma anche i foraggi con cui si alimentano gli animali da cui prendiamo il latte. I più conosciuti tra gli impollinatori sono senza dubbio le api: con il loro scorrazzare indefesso passano da un fiore all’altro, visitandone anche mille ogni giorno. L’ape Buzz è da sempre il simbolo dei Cheerios, cereali a ciambellina con una copertura di miele. Per fare il miele c’è bisogno delle api, di cui l’incredibile moria degli ultimi anni non poteva lasciare indifferenti i signori della General Mills, colosso alimentare americano che in un anno riempie 60 milioni di tazze di cereali. O meglio: avrebbe potuto lasciarli indifferenti, e in quel caso si sarebbe trattato di imprenditori decisamente poco lungimiranti, o dalle scarse doti strategiche.

Sta di fatto che, insieme alla Xerces Society, organizzazione che si occupa della conservazione degli invertebrati, la General Mills nei mesi scorsi ha lanciato in Canada il progetto Bring Back Bees, ‘Portiamo indietro le api’, che ha tutte le caratteristiche di un’iniziativa di Csr (Corporate Social Responsability) di successo: è incentrata su un tema strettamente collegato al prodotto in questione (impossibile fare cereali al miele senza miele), per cui le motivazioni sono facilmente riconducibili ad un interesse economico e non lasciano adito ad elucubrazioni complottistiche. Non si tratta di un progetto particolarmente costoso né complesso, ha lo scopo di sensibilizzare la popolazione canadese su un tema specifico ma che riguarda tutti, e prevede il coinvolgimento di quelli che sono i principali interlocutori di General Mills: i consumatori.

Infine, il progetto è stato pubblicizzato moltissimo, in modo semplice ma di grande impatto: un grande spazio vuoto sulle scatole di cereali, dove di solito compare l’ape Buzz. A ogni scatola acquistata è stato attribuito un codice con il quale si poteva richiedere un pacco di semi alla Vasey Seeds, azienda di sementi partner di questo progetto. In partenza l’azienda si era impegnata a donare centomila sacchetti di semi, andati esauriti in due settimane: di fronte al successo dell’iniziativa sono stati distribuiti altri centomila sacchetti, e questa volta la General Mills ha contribuito a coprire i costi.

Anche il ritorno per la Vasey Seeds è facile da intuire: un gran balzo di visibilità, dimostrato dal fatto che la metà delle prime 40.000 persone che hanno richiesto i semi pro-api hanno anche chiesto di ricevere in catalogo della Vesey, che ha dovuto stampare 100.000 nuove copie nei primi giorni. L’obiettivo iniziale era distribuire 35 milioni di fiori selvatici, uno per ogni canadese: alla fine del periodo destinato alla campagna, dal 16 marzo all’8 maggio, i semi distribuiti sono stati 115 milioni. Quello della General Mills non è il primo caso in cui le api sono oggetto di un programma di sostenibilità, o Csr, ma sicuramente è il più eclatante.

Un altro caso interessante è quello di una piccola catena di gelaterie, che ha iniziato da qualche tempo a distribuire “bombe” di semi selvatici, scegliendo un modo divertente per informare la propria clientela dell’importanza delle api e delle loro necessità. Si tratta di palline di un impasto a base di terra e semi, impolverate di coloranti naturali per essere più accattivanti: pronte per essere lanciate in un prato (o in un vaso) e per sciogliersi alla prima pioggia, liberando i semi e facendo crescere fiori selvatici. Gli inventori (l’azienda Seedles) si sono posti l’obiettivo esplicito di aiutare le api, per cui le specie di fiori sono selezionate anche in base alla ricchezza di nettare. Per le aziende che decidono di indirizzare alle api le risorse destinate alla Csr esistono anche organizzazioni attraverso le quali è possibile “adottare” apiari interi: alcune realmente efficaci e intelligenti. L’inglese Plan Bee, ad esempio, prevede la possibilità di visitare gli apiari, di coinvolgere la comunità locale o le scuole e di destinare i prodotti a cause specifiche o più semplicemente ai propri dipendenti. Modi diversi per aiutare le api, tutti con un sicuro riscontro ambientale – e in alcuni casi sociale – positivo, anche se magari minimo. Unire api e Csr sembra essere quello che in economia si definisce una win win situation: vincono tutti, api e aziende.

Di Gaia Cacciabue

Foto tratta dal profilo Twitter di J.B. Fleischer, B.Sc @thentixskin