Restare nell’Unione Europea per “trasformarla dall’interno“.  Così il blog di Beppe Grillo in un post scritto per “fare chiarezza” sul referendum che decreterà la permanenza o l’uscita del Regno Unito dall’Ue.

“Il M5s è in Europa e non ha nessuna intenzione di abbandonarla – si legge sul post contenente dieci domande e dieci risposte sulla questione pubblicato sulla homepage del sito del fondatore del Movimento 5 Stelle – se non fossimo interessati all’Unione Europea non ci saremmo mai candidati; qui, invece, abbiamo eletto la seconda delegazione italiana. L’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’Ue, ma ci sono molte cose di questa Europa che non funzionano. L’unico modo per cambiare questa ‘Unione’ è il costante impegno istituzionale, per questo il Movimento 5 Stelle si sta battendo per trasformare l’UE dall’interno”.

A questo proposito i 5 Stelle sostengono che David Cameron “per garantirsi la rielezione ha promesso, in caso di vittoria, un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Ue. Una volta vinto, ha furbescamente negoziato un pacchetto con la Merkel e l’UE per permettergli di schierarsi per il Remain con qualcosa di concreto in mano. Ha giocato col sentiment diffuso e con la pancia dei cittadini e sta facendo di tutto per legittimare una propaganda contraria al SI. Un vero paradosso”.

Comunque vada a finire, la consultazione avrà conseguenze sul futuro assetto dell’Unione. “La richiesta di Cameron – si legge nel post – porterà ad una “super-UE” a guida tedesca chiusa nel fortino dell’Euro e delle politiche di bilancio basate sull’austerità, con gli Stati partecipanti costretti a cedere ancora più sovranità a un nuovo ministro delle finanze unico e a un bilancio unico per l’Eurozona. Dall’altro lato si avrà una “semi-UE” più blanda, dove ciascun Stato conserverà le proprie peculiarità e manterrà la sovranità sui temi più importanti (welfare, immigrazione, governance economica e finanziaria), garantendosi tuttavia i vantaggi della partecipazione al mercato unico”.

“E perché l’Italia è interessata a questo voto?”, è la domanda utilizzata per affrontare le possibili conseguenze del voto sul nostro Paese: “Gli altri Stati membri, in particolare quelli del Mediterraneo – Italia in testa -, dovrebbero avanzare pretese simili all’Ue – prosegue il post – il tutto per garantire le specificità di ogni nazione e per preservare il proprio tessuto socioeconomico e industriale. Qualunque sia l’esito del referendum, la situazione nel Regno Unito e le difficoltà di molti altri Paesi europei confermano il totale fallimento dell’attuale sistema di governance europeo basato sul modello del “one-size-fits-all”, incapace di rispondere a molte sfide e criticità”.