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Trump come Enrico VIII? Il nuovo scisma ai tempi dell’algoritmo

In fondo il presidente Usa non chiede niente di diverso da ciò che un imperatore romano esigeva dai suoi sudditi: cieca ubbidienza anche di fronte ai capricci che ad un princeps sono concessi
Trump come Enrico VIII? Il nuovo scisma ai tempi dell’algoritmo
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di Rosamaria Fumarola

Uno sguardo alla prospettiva storica dei fatti che occupano la nostra quotidianità può essere un esercizio non risolutore di problemi contingenti, ma rivelatore di dinamiche spesso uguali a sé stesse, che resta prezioso per capire la natura di ciò che siamo. Lo scontro provocato da Donald Trump nei confronti di Papa Leone ad esempio, tutti sappiamo che ha paralleli analoghi nel passato, studiati sin dalle scuole elementari e rispetto ai quali non senza un certo snobismo ci siamo sentiti moralmente e civilmente superiori, per essere avanti nella linea della storia, con il carico delle scoperte, del progresso dei saperi, del miglioramento della vita di tutti i giorni, che il trascorrere del tempo e le lotte degli uomini hanno portato. In realtà la centralità del ruolo svolto dalla religione è una costante presente in ogni tempo, talvolta in alleanza con il potere politico, altre in conflitto. Entrambi in dialogo in quanto poteri che a loro volta comunicano con la masse. Interessanti sono le poesie del Belli che nella Roma disincantata del suo tempo, disincantato anche lui, guardava al potere del Papa come espressione di soverchieria in nome di un dio di cui il clero pareva più servirsi che essere umile servitore. Il Belli accusava anche il popolo di pigra sottomissione al Papa ed ai potenti tutti, perché “nun è vero mica che pe ubbidì ce vo tanta pazienza: è un gran riposo all’omo l’ubbidienza”.

Come non vedere in questa obbedienza anche il nostro lassismo nell’interessarci di chi è vessato ingiustamente e non dispone di alcun mezzo per difendersi? Ci adeguiamo solo i desiderata dei potenti e li compiaciamo, incapaci di distinguere ciò che è moralmente rispettabile da ciò che vuole accreditarsi come tale. Le parole di Donald Trump ed ancor più quelle di JD Vance cercano legittimazione per le loro guerre nel presunto volere divino, di cui si autoproclamano interpreti e custodi. Nel 1534 Enrico VIII, re d’Inghilterra, dopo aver provocato lo scisma con la Chiesa romana (il Papa non gli concedeva il divorzio da Caterina d’Aragona) si fece proclamare dal Parlamento “Capo Supremo in terra della Chiesa d’Inghilterra”.

Come tutto ciò che riguarda il rapporto tra potere religioso e potere politico (il confine tra i due è però sempre arduo da tracciare) la vicenda ha almeno un paio di piani di lettura: uno che riguarda la sacralità dei principi di chi è per i sudditi il vicario di Dio in terra ed a cui pertanto si deve ubbidire ed uno che potremmo definire di realpolitik e cioè gli interessi concreti di ciascuna delle parti. La storia si può infatti agevolmente scindere sempre in ciò che i potenti raccontano di voler perseguire e ciò che realmente perseguono.

L’algoritmo ha oggi disumanizzato il senso dell’agire dell’uomo perché si è sostituito alla sua parola, che è sempre una forma di mediazione ed ha imposto un giogo feroce capace di qualsiasi efferatezza per affermarsi. JD Vance che cerca di legittimare il conflitto in Iran tirando in ballo le guerre sacre, benedette da una religione che, a suo dire deve brandire la spada per far trionfare il bene, rappresenta tragicamente una regressione, perché ha rinunciato alla mediazione di cui l’uomo è capace e l’ha sostituita con il rigido diktat dell’algoritmo. In fondo Trump non ci chiede niente di diverso da ciò che un imperatore romano esigeva dai suoi sudditi: cieca ubbidienza anche di fronte ai capricci ed ai vizi che ad un princeps sono tutti concessi.

La storia occidentale è andata da allora in direzione diversa, certo tra un numero infinito di errori, che però non possono considerarsi vani. La Chiesa di oggi non è quella del Belli o almeno non solo quella e Leone lo sa bene. Nello scontro tra politica e religione a cui stiamo assistendo, quest’ultima sta ricordando alla prima che la sacralità dell’uomo è nella storia e che non intende venderla per un tozzo di pane destinato a diventare duro nel giro di poche ore.

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