L’effetto collaterale che Trump non ha calcolato: voleva isolare Papa Leone XIV, ma ha unito la Chiesa intorno al Papa
L’attacco di Trump a Leone XIV non ha avuto l’effetto sperato. “Debole e pessimo in politica estera”, è stato il primo colpo. Poi: “Non capisce niente”. E “non sa cosa sta succedendo”. Il presidente Usa sognava di marciare trionfante su una Chiesa incustodita e moribonda, replicando lo schema minaccia-umiliazione impiegato altrove (Bogotà, Bruxelles, Caracas e altri). Invece ha trovato davanti a sé una fortezza munita e sbarrata. “Le autorità sono chiamate non a dominare, ma a servire il mondo”, è l’appello di Leone XIV (in Algeria), il cui problema non è Trump – a cui ha già detto “non ho paura” – ma l’equilibrio di potenze che schiaccia i più piccoli e mette in pericolo la vita sulla terra. “Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri – questo l’Africa lo sa bene – distruggono il mondo”.
“Quella che stiamo vedendo in questi giorni è una bella testimonianza dell’unità della Chiesa attorno al successore di Pietro e al Vangelo”, commenta a Ilfattoquotidiano.it don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans e coordinatore della Piattaforma Encuentro mundial de Movimientos populares, che mette in dialogo Chiesa e movimenti popolari. “La dinamica è la stessa che si ripresenta più volte nella storia: alcuni potenti cercano di spaventare la Chiesa perché sono infastiditi dalla sua fedeltà al Vangelo, che risulta scomodo per il potere”, osserva. “In questo caso, i temi che danno fastidio sono la pace, la dignità infinita della persona umana e la solidarietà con le persone migranti, che sono appunto centrali nel Vangelo – prosegue don Ferrari –. Leone XIV e la Chiesa tutta hanno dimostrato ancora una volta che la Chiesa è fedele a Gesù, che non ha paura di nessuno e che vuole il dialogo con tutti”.
Colpendo il Papa, Trump ha persino compiuto un prodigio laico: progressisti e tradizionalisti schierati dalla stessa parte. “Gli Usa non possono imporre a tutti la loro visione del mondo”, ha detto al Corriere il cardinale tradizionalista Gerhard Ludwig Müller, tedesco, 79 anni. Trump “vorrebbe strumentalizzare la Chiesa, metterla al suo servizio”, denuncia sempre Müller, che avversava Bergoglio ma ora sposa le sue battaglie. Anche il cardinale Bechara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti, sostiene che quando detto da Trump sia “inaccettabile, contrario alle più elementari regole di rispetto dovute alla suprema autorità della Chiesa e costituisce un’offesa a ogni cristiano e, in particolare, a ogni cattolico, oltre che ai valori umani che uniscono e non dividono”. Dall’altra parte del mondo, il religioso gesuita Hernán Quezada: “Noi cattolici facciamo quadrato intorno al nostro Papa. Non so come la pensino alcuni vescovi e gli stessi Vance e Rubio, ma il silenzio non è un’opzione”.
Sulla vicenda sono intervenute anche le diverse conferenze episcopali. In una sola voce i vescovi italiani hanno espresso “rammarico” per le parole di Trump, ricordando che la voce del Pontefice “rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità”. Più schietti i vescovi dell’America Latina, che chiedono a Leone XIV di “continuare ad alzare la voce contro la guerra, cercando di promuovere la pace, favorendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai conflitti bellici che generano tanta sofferenza e morte”. Reagiscono anche i cattolici Usa, a partire dal presidente dei vescovi americani, Paul Coakley, che ha ritenuto “inappropriate e irrispettose” le parole di Trump sul Papa. Anche il presule Robert Barron, membro della Religious Liberty Commission voluta da Trump, definisce “irrispettosa” l’uscita anti-Leone. “Non giova a un dialogo rispettoso”. Non era questo l’obiettivo. Fonti Usa sostengono che, con la sua offensiva, Trump puntasse a mobilitare i cattolici dalla sua parte, là dove 53 milioni di statunitensi (il 20% degli adulti) si definisce tale. Già alle elezioni 2024 il 55% di loro ha votato Trump alle ultime elezioni, secondo Pew Research Center, rappresentando il 22% dei suoi elettori. Da allora le cose sono cambiate. L’indice di approvazione di Trump è crollato al 48% tra i cattolici che lo avevano votato e solo il 23% lo sostiene con convinzione. L’altro 52% si dice nettamente contrario alle sue politiche.
Scontenti anche i leader evangelici. “Tolga questo, signor presidente”, ha scritto in caratteri cubitali David Brody, a commento dell’immagine IA che ritraeva Trump come Messia. “Lei non è Dio. Nessuno di noi lo è. È andata troppo lontano”, sostiene l’irriducibile Maga del Christian Broadcasting Network. Senza volerlo Trump ha ridato un protagonismo inedito al Papa, persino negli Usa e nell’Occidente secolarizzato, che in parte ritiene anacronistica la sua figura. Per Leone XIV sono scesi in campo anche difensori inediti: da Giorgia Meloni – che ha diviso una destra compatta a prima vista – al presidente iraniano Mazoud Pezeshkian. Dal canto suo Prevost si è improvvisamente sciolto: è passato da quel “dire senza dire” – volto a tenere uniti gli opposti – a un linguaggio più schietto e, se vogliamo, profano, perché incarnato nelle ferite del mondo.