Bulgaria al voto: chi è il favorito Rumen Radev, tra euroscetticismo e lotta alla corruzione
Dopo l’Ungheria ora tocca alla Bulgaria votare. Per l’ottava volta in soli cinque anni i bulgari andranno oggi alle urne per eleggere un nuovo governo. Il grande favorito è l’ex presidente Rumen Radev, euroscettico, sostenitore di un necessario riavvicinamento alla Russia e spesso critico nei confronti degli aiuti umanitari all’Ucraina. Radev ha promesso di combattere la corruzione e di riportare stabilità politica in un Paese che l’ha perduta da tempo. La Bulgaria non solo è la nazione più povera dell’Unione europea ma di fatto dal 2021 nessuno riesce a governarla tra manifestazioni anticorruzione e governi di minoranza. Le elezioni anticipate ormai sono la regola.
Pronto a liberare il Paese dal suo “modello di governo oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo“, Radev è un ex generale dell’aeronautica. In uno dei video più di successo della sua campagna elettorale si filma mentre decolla con un caccia MiG-29. Pochi giorni prima del voto ha dichiarato che “non si deve prestare aiuto militare all’Ucraina” anche se non si definisce filorusso ma filobulgaro, ovvero “realistico”. È stato presidente della Repubblica di Bulgaria per nove anni, dal 2017 al gennaio 2026, quando si è dimesso un anno prima del termine del mandato per guidare il suo partito di centrosinistra alle elezioni.
Bulgaria Progressista secondo i sondaggi pre-elettorali si aggira intorno al 35% dei voti. L’avversario politico è il partito filo-europeo e di centrodestra Gerb, dell’ex primo ministro Boyko Borissov. Per i sondaggi dovrebbe arrivare secondo con circa il 20% dei voti, segnando così il tramonto della forza che ha dominato il Paese per un decennio. È stato infatti Borissov l’ultimo primo ministro, deposto a dicembre per le manifestazioni generate dalla legge di bilancio. Quando Radev parla di “corrotti” e “stato mafioso” si riferisce proprio a lui.
Le percentuali che emergono dai sondaggi rischiano di dare ancora una volta alla Bulgaria un parlamento frammentato e diviso. Per i 240 seggi dell’Assemblea unicamerale sono in lizza 24 partiti e coalizioni ma solo cinque, secondo i sondaggi alla vigilia del voto, dovrebbero superare lo sbarramento del 4%.
In caso di vittoria quindi a Radev si presentano tre possibilità. Nel primo caso creare un governo debole di minoranza, come in passato hanno provato fallendo altri primi ministri. Una seconda possibilità è unirsi ad altre sigle nazionaliste e filorusse, come il partito ultranazionalista Rinascita. Nel terzo caso invece cercare riparo e solidità in uno schieramento filoeuropeo dove il suo Bulgaria Progressista farebbe da contrappeso critico a Bruxelles. Alcune sue vecchie dichiarazioni però non fanno ben sperare l’Unione dal momento che Radev, oltre ad aver criticato l’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona, ha definito l’Europa “culturalmente depersonalizzata”.
Radev ha approfittato della crisi politica del Paese per accrescere la sua influenza e presentarsi come leader stabile e risolutivo per i problemi della Bulgaria. Nonostante ciò il suo programma di politica interna è ancora molto vago. Per la politica estera invece la sua storia politica parla per lui. In passato l’ex generale si era scontrato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in visita a Sofia nel 2023. Come riporta Euractiv, Radev aveva definito “conflitto” la guerra con i russi per sminuirne la portata. Quando poi il governo bulgaro aveva firmato un accordo decennale di collaborazione in materia di Difesa con l’Ucraina, l’aveva definito illegittimo. Una posizione filorussa emersa anche nella campagna elettorale nella quale ha spesso parlato di “modello romeno“. Il riferimento, come spiega Balkan Insight, è al leader filorusso Calin Georgescu che nel primo turno delle elezioni in Romania del 2025 aveva ottenuto il primato per poi veder annullata la vittoria dalla Corte costituzionale per possibili interferenze russe. Un’accusa che anche il governo bulgaro ad interim ha rivolto a Radev, a cui il candidato primo ministro non ha mancato di rispondere: “L’obiettivo è screditare le elezioni tracciando un parallelo con il modello rumeno. Esorto tutti i cittadini bulgari a non permettere questo brutale e assurdo tentativo di rubare le elezioni”.