Sono andati al Parlamento europeo per chiedere che sia fatta luce sulla morte del loro Giulio. Paola e Claudio Regeni, genitori del ricercatore friulano trovato cadavere il 3 febbraio in Egitto lungo la strada che collega il Cairo con Alessandria, hanno parlato dinanzi alla commissione Diritti Umani dell’assemblea di Bruxelles: “Chiediamo al nostro governo di essere più esplicito. Confermo la nostra richiesta al governo italiano di mantenere il richiamo del nostro ambasciatore: Cantini resti a casa. Ma l’importante è spiegare all’opinione pubblica il perché e cosa sta accadendo in Egitto”, ha detto la signora Paola.

“Noi anche oggi – ha aggiunto la madre del giovane, sul cui corpo sono stati rinvenuti inequivocabili segni di tortura – siamo genitori erranti nelle istituzioni per chiedere verità. Giulio, in qualità di cittadino europeo, doveva essere tra voi, nelle istituzioni Ue, e invece siamo noi qui a parlare di lui. Abbiamo una documentazione di 266 foto di cosa è successo a Giulio: una vera enciclopedia delle torture in Egitto. Abbiamo anche 225 pagine di relazione sull’autopsia. Non vorremmo mai arrivare a mostrare quelle foto, vorrebbe dire che avremmo toccato il fondo. Tutti mi dicono – ha detto ancora la signora Paola – ‘dove erano i governi?’ Io penso che i governi sapevano e dovevano avvisare la gente, gli studenti che ancora vanno in Egitto, un paese considerato ancora sicuro per il turismo“.

“Sentiamo un vuoto e chiediamo di fare pressioni sull’Egitto – ha proseguito Paola – l’Italia e l’Europa devono fare delle scelte perché quello che è successo a Giulio può accadere a chiunque”. Dall’Egitto, poi, non sta venendo alcuna collaborazione. “Finora abbiamo solo carta straccia, false testimonianze. Ora chiediamo una forte pressione dell’Europa nei confronti de Il Cairo. Non ho ancora capito se l’Italia è amica o no dell’Egitto ma so che gli amici non uccidono i figli degli amici”.

“Vogliamo ringraziare il Parlamento europeo – ha detto Claudio Regeni – per l’approvazione della risoluzione (il documento di condanna contro il Cairo per le torture e l’uccisione del ricercatore adottato dall’europarlamento il 10 marzo): ora è importante che l’Egitto senta una forte pressione dall’Europa e da tutti i suoi stati membri pur di ottenere una investigazione trasparente. Chiedo che gli stati membri richiamino i propri ambasciatori, dichiarino l’Egitto un Paese non sicuro, sospendano gli accordi sull’invio di armi, di interforze per lo spionaggio o la repressione interna, sospendano gli accordi economici, facciano un monitoraggio dei processi contro attivisti, militanti avvocati e giornalisti che si battono per la libertà in Egitto e offrano protezione e collaborazione, anche con l’offerta di visti, a chi può offrire notizie alla procura di Roma”.

Le parole della famiglia Regeni si riverberano fino a Palazzo Chigi: “Massima attenzione e sostegno – ha promesso Matteo Renzi al termine della riunione del Consiglio dei ministri – verificherò lo stato dell’arte e vi faremo sapere, magari io personalmente chiamerò i coniugi Regeni”. E aggiunge: “Confermiamo che stiamo seguendo la vicenda, è da qualche giorno che non parlo con loro” e quindi “non conosco gli ultimi dettagli. Confermo il massimo impegno perché sulla vicenda di Giulio sia fatta chiarezza come abbiamo detto sin dall’inizio e dimostrato”.