Voleva tutelare il paesaggio. Parola d’ordine: consumo zero del suolo. Per questa ragione aveva trasformato un terreno edificabile in terreno agricolo. Con questa scelta, però, si è messa contro un architetto che da dieci anni voleva costruire quaranta villette su una di quelle aree e per questo lui l’ha denunciata. Alla fine oggi i giudici del Tribunale di Torino le hanno creduto e alla fine Matilde Casa, sindaco del Comune di Lauriano (Torino), paese di quasi mille e cinquecento abitanti, è stata assolta dall’accusa di abuso di ufficio.

“Sono stata eletta nel 2008 con un programma elettorale incentrato sul consumo zero del suolo perché Lauriano ha 750 immobili di cui quasi duecento vuoti”, aveva raccontato a Radio Radicale. Con una delibera approvata dal consiglio comunale nel 2013, Matilde Casa ha trasformato in terreni agricoli alcune zone edificabili, compresa quella su cui l’architetto Pietro Lapenna voleva costruire le villette. Anziché fare il classico ricorso al Tribunale amministrativo, il professionista ha fatto un esposto alla procura di Torino e il sostituto procuratore Enrica Gabetta ha avviato un’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati il primo cittadino, il segretario comunale Carlo Consolandi e il tecnico Roberto Casorzo. Ipotesi di reato: abuso d’ufficio, perché insieme avrebbero “intenzionalmente provocato un danno ingiusto” preparando la delibera della variante al piano regolatore.

L’architetto Lapenna ha raccontato ai giudici che più volte l’amministrazione di Lauriano gli ha messo dei paletti con modifiche ai piani. Non solo, ha affermato che qualcuno gli ha suggerito di scegliere professionisti visti di buon occhio dai politici. Alla fine, nonostante i cambiamenti, il suo progetto è saltato per la variante e lui ha sostiene di avere subito un danno economico.

“Nel corso del processo abbiamo visto la costruzione delle prove dell’innocenza del sindaco, documento dopo documento, perito dopo perito, della sua innocenza”, spiega a ilfattoquotidiano.it Mauro Carena, avvocato difensore di Casa. In tribunale sono stati depositati i pareri di alcuni geologi, quelli dell’Arpa e quelli della Regione Piemonte che dimostrano come su quella collina ci sia un rischio di frane e come la viabilità sia completamente assente. “Non solo ha rispettato i suoi principi politici, ma lo ha fatto senza penalizzare qualcuno e compiere abusi”, aggiunge il legale.

La pm aveva comunque chiesto per i tre imputati la condanna a un anno e mezzo, ma alla fine i giudici della Terza sezione penale hanno stabilito che il fatto non sussiste. “Nessuna formula dubitativa e di compromesso”, sottolinea l’avvocato Carena. Soddisfazione è stata espressa dall’associazione radicale Adelaide Aglietta e da Legambiente: “Giustizia è fatta”, ha affermato il coordinatore radicale Igor Boni, secondo il quale Matilde Casa ha preso una decisione controcorrente rinunciando agli oneri di urbanizzazione per tutelare il paesaggio. “La sentenza restituisce serenità a tutti gli amministratori locali che si spendono concretamente per lo stop al consumo di territorio e ci auguriamo che sempre più sindaci vogliano seguirne l’esempio”, aggiunge Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.

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