Una nuova proprietà asiatica dopo appena tre anni, l’uscita di scena – definitiva e senz’appello – di Massimo Moratti dopo 21 anni. La giornata storica dell’Inter inizia di buon mattino con il brindisi tra Erick Thohir e Zhang Jindong. Dal magnate indonesiano, il club nerazzurro passa ufficialmente nelle mani del gruppo Suning, colosso dell’elettronica e dell’e-commerce in Cina. Tra video celebrativi e interpreti che traducono con poca precisione, i nerazzurri cambiano pelle. Il 68.55 per cento della società diventa di Jindong, che ha acquistato una parte delle quote di Thohir e tutto il pacchetto rimasto in mano a Moratti dopo il primo passaggio di proprietà. “Acquisire l’Inter fa parte della strategia di crescita del gruppo Suning nel calcio – ha detto il numero uno del gigante commerciale – Stiamo lavorando per espanderci anche in questa area. Il calcio e l’Inter rappresenteranno una porta di comunicazione verso il mondo per Suning. L’obiettivo è riportare l’Inter ai vertici del calcio mondiale”.

A Thohir resterà – temporaneamente – il 31% delle azioni e manterrà la carica di presidente fino al passaggio completo del pacchetto a Jindong, operazione che dovrebbe avvenire nel giro di qualche mese. È giunta alla fine, invece, l’avventura di Moratti che ha venduto la sua quota e da oggi non compare più tra gli azionisti dell’Inter, dopo 16 anni di presidenza e la conquista dello storico triplete nel 2010. Una gestione tanto passionale quanto economicamente sanguinosa. Fu quella la ragione che spinse il petroliere milanese a passare la mano nel novembre di tre anni fa, senza però che Thohir sia riuscito a cambiare il trend. Il tycoon indonesiano non ha avuto la forza economica per rilanciare l’Inter, schiacciata dalla ristrutturazione del debito con Unicredit e Goldman Sachs e dalla mancanza di nuovi introiti commerciali a causa degli scarsi risultati sportivi. Tanto che le passività attuali ammontano a 417 milioni tra banche, prestiti fruttiferi elargiti dallo stesso Thohir, fornitori e altri club. Tanto che l’ormai vecchia proprietà era arrivata a ‘vendere’ a una finanziaria gli introiti della prossima campagna abbonamenti per ‘esigenze di cassa. Un gatto che si morde la coda, ‘inseguito’ oltretutto dall’Uefa che vigila sui conti nerazzurri e ora tornerà a bussare alla porta per controllare i miglioramenti. Nyon si aspetta che la società riesca a chiudere il prossimo bilancio con una perdita massima di 30 milioni e una bilancia acquisti-cessioni almeno in pareggio.

Sarà questo il primo scoglio da superare per la proprietà cinese, che proverà comunque a negoziare con l’Uefa una nuova spalmatura dei parametri essendo appena subentrata alla guida del club. Ma è già attiva sotto il profilo sportivo, con la caccia a un direttore delle operazioni che sia esperto conoscitore delle dinamiche italiane ed europee: il nome più caldo è quello di Leonardo. I cinesi puntano anche a un’espansione nello sterminato mercato asiatico: “Nei prossimi cinque anni cercheremo di portare l’Inter in Asia e soprattutto in Cina”, ha confessato Thohir per il quale la cessione è stata un vero affare. Sulla stessa lunghezza d’onda Jindong: “Questo è un accordo storico che per l’Inter vuol dire un’occasione di crescita senza precedenti. Il nostro Paese sarà la seconda patria del club. Gli investimenti e le risorse di Suning faranno dell’Inter un’attrazione per le stelle del calcio mondiale – ha detto da Nanchino – Questa partnership consentirà la crescita del Jiangsu Suning Football Club sotto il profilo tecnico e aiuterà il Suning Group a svilupparsi in chiave internazionale, rendendo il brand conosciuto in Europa”. Poi si brinda. L’Inter sopravviveva tra i debiti. Ora può respirare. C’è di che festeggiare.