Tutto sommato, penso si debba essere grati a Francesco Starace, l’amministratore delegato dell’Enel, che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco quello che in realtà pensa la classe “dirigente” di questo Paese malandato. Starace ha esibito una prosa degna di Schwarzenegger ai tempi di Terminator, affermando quanto segue (la citazione è mediamente lunga ma vale la pena di riportarla integralmente):

“Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando ad essi una visibilità sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno dell’organizzazione dei gangli che si vuole distruggere. Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e la cosa va fatta nella maniera più plateale e manifesta possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. Questa cosa va fatta in fretta, con decisione e senza nessuna requie, e dopo pochi mesi l’organizzazione capisce perché alla gente non piace soffrire. Quando capiscono che la strada è un’altra, tutto sommato si convincono miracolosamente e vanno tutti lì. È facile”.

Colpisce l’uso di parole che evocano situazioni sgradevoli e violente, quali “distruggere”, “malessere”, “soffrire”. Tanta macelleria è poi al servizio di una strategia di “cambiamento” in realtà sprovvista, al pari del resto di quella di Renzi, di ogni contenuto concreto e positivo. Il “cambiamento” di Starace, come per l’appunto di quello di Renzi, significa in buona sostanza riaffermazione delle consuete gerarchie sociali e di un ordine basato esclusivamente sulla primazia del profitto e sul dominio del capitale finanziario. A tale fine vanno velocizzate le catene di comando e liquidate tutte le possibili opposizioni. Non è del resto casuale che fra i sostenitori più entusiasti della deformazione costituzionale promossa da Renzi si trovi la Confindustria.

Questa classe dominante, priva di ogni progetto di Paese e di futuro, è interessata a quello che, secondo loro, è il punto essenziale: affermare senza freni e vincoli il loro potere assoluto, nell’illusione che in tal modo l’Italia, come un cavallo frustato e speronato, riprenda o continui la sua corsa ventre a terra verso i vertici dell’eccellenza mondiale. Il risultato di tanta vanagloria e cecità è sotto gli occhi di tutti ed è esattamente l’opposto, anche in termini di perdita di competitività su tutti i mercati: desertificazione industriale, descolarizzazione, crisi del legame sociale, devastazioni ambientali.

Gli “homines novi” che Renzi, Starace e altri vogliono creare con i mezzi indicati sono omuncoli atomizzati e terrorizzati privi di identità, dimensione collettiva e valori sociali e morali. Per questo il governo e padronato hanno tanto insistito per la fine della tutela dai licenziamenti e l’espansione incontrollata del precariato. Per questo vogliono oggi liquidare perfino la rappresentanza parlamentare e le istituzioni di garanzia, grazie al combinato disposto della “riforma” costituzionale e della legge elettorale maggioritaria che presenta vari ed evidenti profili di incostituzionalità (e non è del resto casuale che i veri sponsor di tale “riforma” siano i poteri forti a partire dalla finanza, come dimostrato dalla famosa lettera di JP Morgan contro le costituzioni mediterranee).

La visione del mondo degli strateghi in questione è chiara: gli omuncoli terrorizzati di cui sopra potranno sempre sfogarsi, come già molti di essi fanno, prendendosela con immigrati, Rom e altri. Guai però ad ipotizzare forme di lotta e resistenza collettiva ai disegni sciagurati dei “riformatori”. In questo caso, come predica Starace, vanno colpite le persone “opposte al cambiamento”.  La Francia che lotta compatta per impedire l’instaurazione di uno Jobs Act voluto dall’Europa agonizzante delle lobbies finanziarie, analogo a quello che tanti guasti sta provocando da noi, ci dimostra che una risposta a questi teorici dello “Shock and Awe” all’amatriciana è possibile e necessaria.

Più simili a Torquemada e a Mastro Titta che a Sun Tzu a Machiavelli costoro debbono essere battuti con l’intransigente espressione democratica della maggioranza. Per questo è importante che al “No” alla riforma costituzionale si accompagni, in ottobre, un’ampia ripresa delle lotte sociali.