Ogni partito deve fare “grande attenzione” nella composizione delle liste dei candidati, ma poi sono gli elettori a “scegliere chi vogliono”. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd Matteo Renzi parla per la prima volta delle amministrative del 5 giugno che – ribadisce – seguono dinamiche locali e non c’entrano con il governo. Ma dopo il secondo caso controverso legato a un candidato di Ala a Napoli – dove il Pd è sostenuto dai verdiniani – Renzi deve tornare per l’ennesima volta su questione morale e dintorni. “Il premier che sta per partire per il G7 – puntualizza – non si mette a discutere di questo. E’ evidente che ciascuno fa le sue scelte, ciascun partito fa le proprie valutazioni. Io faccio uno sforzo pazzesco nel Pd per candidare persone presentabili, ce ne è scappato uno che hanno trovato con la droga. Può succedere a tutti. Il consigliere ad Alessandria trovato a rubare in un armadietto in palestra non è responsabilità dei Cinquestelle. Poi ciascuno dovrebbe avere gli elementi di informazione per decidere chi votare”. Il ragionamento del capo del governo è questo: ogni partito deve fare attenzione e deve mettere grande attenzione quando compone le liste dei candidati, ma da Palazzo Chigi non si può controllare le parentele sospette e non dei candidati al consiglio comunale, specie di partiti che non sono il Pd, ma sono alleati. Una linea che il Pd aveva tenuto, in Campania, anche alle Regionali dello scorso anno quando fu eletto presidente Vincenzo De Luca. Lo stesso candidato governatore, allora, fece un appello agli elettori: “Non votate i miei candidati impresentabili. Resta che quando si stringono alleanze in certi territori, dove la questione delle candidatura diventa più delicata, si dovrebbe chiedere un’attenzione aggiuntiva e preliminare. D’altra parte il capo del governo sottolinea che “diseducativa è la camorra, non Gomorra. Il fatto che si raccontino le esperienze letterarie come ha fatto Roberto Saviano è un fatto per cui tutta la comunità gli dovrebbe essere grata. Gomorra non è il problema del sud, è la camorra il problema del sud“.

Sulla sinergia con Ala la questione si allarga al rapporto in Parlamento: “Non svelo un segreto se dico che io sono presidente del Consiglio perché il Pd non ha vinto le elezioni e non sono stato nemmeno la prima scelta del presidente della Repubblica. Il modo infallibile di non fare accordi con altri è vincere le elezioni e siccome ci sono alcuni che si sono svegliati all’improvviso criticando gli accordi con Verdini come se ora fosse il mostro di Lochness quando lui era quello che parlava con la prima linea di Bersani”. E “se il Pd non ha vinto le elezioni è perché non ha convinto gli italiani. Letta è stato un anno al governo e le riforme non si sono fatte, il presidente della Repubblica chiama me e le riforme si iniziano a fare anche con i voti di Ala“. Necessari, ha aggiunto il capo del governo, anche per l’approvazione della legge sulle unioni civili: “Sono grato a Verdini e ad Ala per aver votato la fiducia alle unioni civili perché se aspettavo i Cinquestelle la legge non c’era. La politica è anche concretezza altrimenti perdi la faccia”.

Da Napoli a Roma e qui Renzi spende parole in sostegno del candidato democratico al Campidoglio, Roberto Giachetti“Con Giachetti – dice – c’è una squadra molto competente, è l’esatto opposto di chi apre la casella, trova la mail e firma un co.co.pro della Casaleggio associati. Fossi un cittadino non sceglierei un candidato cocopro di un’azienda privata milanese”. Aggiunge il leader del Pd che “ieri Giachetti ha presentato la lista degli assessori. Io l’ho scoperta su Facebook. Non gliel’ho mandata io perché sono segretario del partito o glielo ha mandata ‘lo staff di Matteo Renzi’. Con Giachetti queste cose finivano subito nel cestino. Giachetti ha scelto persone molto valide, molto competenti che formano la sua squadra”. A Renzi risponde il vicepresidente della Camera e membro del direttorio M5s, Luigi Di Maio: “Quello di Virginia Raggi è un codice etico, non è un contratto a progetto con il direttorio per Roma. Renzi faccia poco lo spiritoso, perché i contratti li firmano quelli del Pd: lui ha firmato un contratto, e a tempo indeterminato, con le lobby di questo Paese. Quello che si è legato mani e piedi con i poteri forti del Paese è lui”. 

Poi la partita del referendum costituzionale: “Ci saranno 10mila presidenti – annuncia il segretario-presidente – perché avremo 10mila comitati. Ora hanno firmato il manifesto 186 professori di diritto arriveremo a mille e il portavoce sarà il responsabile della comunicazione scientifica”. Quindi il comitato nazionale per il sì non avrà un presidente. Su questo Renzi prova a chiudere – per l’ennesima volta – la polemica sulla posizione dell’Anpi. “Credo che non sia interesse di nessuno continuare questa polemica, incomprensibile ai più, rispetto all’Anpi. Io voglio bene ai partigiani” e ” credo ai valori dell’Anpi. Possiamo chiuderla qui dicendo: viva tutti partigiani, ci sono quelli che votano sì e quelli votano no e mettiamo un punto a questa polemica”. Certo, aggiunge Renzi, “se si dice che questa riforma è campata in aria non ci sto. Io ho citato Dossetti, Calamandrei, Terracini perché nessuno può utilizzarli, ma tutti loro hanno preso, su singoli punti della discussione, delle posizioni che restano agli atti. Non è vero che abbiamo inventato questa riforma dal niente”. Quanto ai partiti dell’opposizione parlamentare “i parlamentari dei Cinquestelle e della Lega li capisco. Sanno che se passa il referendum uno su tre resta a casa. Sono terrorizzati di perdere la poltrona e vivere l’esperienza mistica di tornare a lavorare”. Quindi “l’elettore Lega o M5s, che non mi sopporta, potrà dire ‘Non voterò Renzi, ma non voglio un sistema bloccato e voto sì’. I dirigenti politici invece sanno che se passa il sì gli spazi per i politici si riducono in modo impressionante”. Un’occasione per ribadire l’efficacia, secondo il presidente del Consiglio, dell’Italicum, la legge elettorale che entrerà in vigore nel luglio 2016. “Il ballottaggio ha salvato Hollande in Francia e i Verdi in Austria, con la nuova legge elettorale in Italia chi vince governa per cinque anni”, in questo modo ha “salvato l’Europa per due volte”.

Uno dei problemi che restano aperti èperò  quello dei conflitti interni al Pd: la tregua nel Pd non sta funzionando, “è evidente che c’è una parte del Pd che alimenta ogni giorno discussioni incomprensibili, ogni giorno c’è un dirigente della minoranza che trova le argomentazioni più incredibili, l’ultima quella del referendum come un congresso…”. Non aiuta a fare la pace ricordare il 2013, la “non vittoria”. “All’improvviso – dice Renzi – si è svegliato chi votava la fiducia con Verdini e faceva accordi con Verdini. Oggi sembra che Verdini sia il mostro di Loch Ness, ma era l’uomo che per Forza Italia trattava con la prima linea del Pd di Bersani“. Ma Pierluigi Bersani, presidente incaricato che poi fallì la composizione di una maggioranza, rimette a posto i tasselli: “Vorrei ricordare a Renzi che io non ho voluto fare il governo con Berlusconi e Verdini. Avrei potuto farlo il giorno dopo. Se lo ricordassero”.