Oloturie. Un termine sicuramente sconosciuto ai più. Ma se dico “cetrioli di mare”, ecco che qualcuno alza la mano. Certo, non sono famosi come le vongole o le cozze, ma in realtà per la biologia marina rivestono una straordinaria importanza. Infatti, le oloturie, nutrendosi della materia organica morta che è mescolata alla sabbia, aiutano a mantenere pulite le praterie di alghe. Inoltre, le sostanze nutritive che espellono rientrano anche nella rete biologica delle alghe e, ove esistenti, anche dei coralli. Senza i cetrioli di mare non potrebbe esserci buona parte del riciclo dei nutrienti.

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Detto ciò, come noto, l’uomo di massima se ne fa un baffo dell’importanza della biocenosi marina, soprattutto se l’essere vivente costituisce un succulento piatto gastronomico, come avviene nell’estremo oriente, ed in particolare ad Hong Kong ed in Cina. Dove perciò il mercato fa il prezzo: le oloturie seccate, a seconda delle specie, vengono vendute al dettaglio tra i 10 ed i 600 dollari al Kg. Una specie particolarmente ricercata arriva addirittura a 3.000 dollari al kg. Ed ecco che, a cascata, dalla richiesta nasce la pesca indiscriminata di queste specie a qualsiasi latitudine, ed anche nella barriera corallina. Un po’ come avveniva (oggi per fortuna meno) con la pesca allo squalo finalizzata solo al taglio delle “prelibate” pinne.

Delle 377 specie conosciute di oloturie – con esemplari che variano da proporzioni microscopiche a cinque metri di lunghezza, anche se la maggior parte varia dai dieci ai trenta centimetri di lunghezza – sedici sono considerate già a rischio di estinzione secondo la Lista rossa dell’Iucn. Anche in Italia gente senza scrupoli ha fiutato l’affare, e la pesca di frodo ed indiscriminata si sta espandendo, dalla Sardegna alla Puglia, ed in particolare nel Salento. A gennaio, lungo il litorale dell’area marina protetta di Porto Cesareo, i carabinieri hanno sequestrato oltre 150 chili di cetrioli di mare, quando il limite massimo (già molto generoso) di catture consentite giornalmente, ad un singolo sub per ogni giornata di pesca, è di cinque chili. Di recente, poi, Mimmo Carrieri, giornalista ed ambientalista, ha avuto modo addirittura di fotografare, nella zona di Maruggio (Salento), alcuni pescatori di frodo e con le foto che qui vedete ha corredato una denuncia alla Procura della Repubblica di Taranto. E proprio dal Salento è partita ora una petizione per sensibilizzare al problema il Ministro dell’Ambiente, il governatore della Regione Puglia, il sindaco di Manduria. Fermiamo la razzia!