Davvero singolare il comportamento del governo italiano. In una storia che inizia ad avere contorni inquietanti. Che riguarda una tecnologia sofisticata di spionaggio che potrebbe addirittura essere stata utilizzata per monitorare il nostro povero Giulio Regeni, il giovane catturato e torturato alla fine dello scorso gennaio. Si tratta del famoso Remote control system (Rcs) ‘Galileo’, il software che consente di spiare a distanza dati e informazioni che transitano su computer e smartphone. Una tecnologia ricercatissima di cui è produttrice e leader mondiale l’azienda milanese Hacking Team (HT). Un software venduto in tutto il mondo e, come rivelato da Antonio Pitoni su ilfattoquotidiano.it, anche allo stesso Egitto.

E’ da mesi che, insieme a ormai tantissime organizzazioni umanitarie e governi stranieri, l’Italia, tramite forze di polizia, servizi di sicurezza, magistrati, ministero degli Esteri e la stessa presidenza del Consiglio, chiede al dittatore al-Sisi di fornire tutti gli elementi utili per fare luce sul tragico destino di Regeni. Di raccontare la verità, insomma, invocando correttezza e trasparenza.

Ebbene, mentre chiediamo tutto questo all’Egitto, ecco cosa capita di vedere nel nostro Parlamento. Capita di vedere un sottosegretario del Partito democratico come Ivan Scalfarotto, chiamato a dare una risposta ad una interrogazione della deputata di Scelta civica (Sc) Adriana Galgano, fornire al Parlamento informazioni singolari proprio sulla stessa vicenda Hacking Team-Regeni. Capita di vedere un governo campione di democrazia come il nostro e pronto a fare le pulci alle carenze altrui, comportarsi più o meno allo stesso modo di quei governanti che rimproveriamo proprio per mancanza di chiarezza e trasparenza.

Chiedeva la deputata Galgano nella sua interrogazione se il ministero dello Sviluppo economico (Mise) “abbia approfondito a quale organizzazione governativa egiziana fosse destinato il software e se esistano elementi per escludere che esso sia stato usato, in qualche modo, contro Regeni”. Una domanda secca, semplice. Alla quale il sottosegretario Scalfarotto ha risposto più o meno spiegando che il governo nulla sa in proposito. Visto che, essendo l’autorizzazione di commercializzazione e vendita rilasciata all’azienda milanese “di tipo globale individuale, quest’ultima non prevede un approfondimento preventivo sull’end user (l’utilizzatore finale, ndr) da parte dell’Autorità che emette il provvedimento autorizzativo”.

Peccato che queste affermazioni di Scalfarotto siano smentite dalla documentazione ulteriore visionata da ilfattoquotidiano.it. Una documentazione della stessa Hacking Team, consegnata allo stesso ministero di Scalfarotto, e che dimostra l’esatto contrario. Cioè che il governo italiano era perfettamente a conoscenza del fatto che quel software spia avesse avuto come destinatario finale il famoso “National Defense Council”, il Consiglio nazionale di difesa egiziano cui fanno praticamente capo tutte le forze di polizia e spionaggio del paese, compresi alcuni apparati già tirati in ballo per la sparizione di Regeni.

Questi i fatti. Gravi, per la verità. Molto gravi. Vista la risonanza e la mobilitazione mondiale intorno al caso Regeni. Perchè Scalfarotto ha fornito quella versione in Parlamento? Chi gli ha dato le informazioni riferite alla Camera? O meglio, chi gli ha negato tutta la verità e le notizie intorno alla destinazione finale del famoso software-spia di cui il Mise era a perfetta conoscenza?

Domande che attendono una risposta. E soprattutto una iniziativa adeguata del Parlamento. Affinché ottenga spiegazioni sulle informazioni in possesso del governo e taciute alla Camera. E soprattutto faccia chiarezza su una vicenda che rischia di farci ridere dietro il mondo intero. E già, perché mentre il nostro esecutivo pretende trasparenza dall’Egitto non riesce a fare di meglio che negarla addirittura proprio al suo Parlamento.

In Italia, la patria del diritto. Il Paese più bello del mondo, Matteo Renzi dixit.

@primodinicola