Alla fine è toccato al sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto, in carica da appena tre mesi, metterci la faccia. La settimana scorsa, l’ultimo arrivato al ministero guidato fino a poco fa dalla dimissionaria Federica Guidi ed ora retto ad interim dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha firmato la risposta ad un’interrogazione della deputata di Scelta civica (Sc) Adriana Galgano sul caso Hacking Team (HT) e i suoi rapporti con l’Egitto dove, solo qualche mese fa, è stato rapito e ucciso il giovane ricercatore friulano Giulio Regeni. Ma la versione fornita da Scalfarotto è smentita, in uno dei suoi passaggi fondamentali, da un documento esclusivo che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare.

RISPOSTA NEGATA – L’azienda milanese di cybersecurity, come rivelato dal nostro giornale in un articolo del 6 aprile, si è vista revocare il 31 marzo scorso l’autorizzazione globale all’export del Remote control system (Rcs) ‘Galileo’, il sistema che consente di spiare a distanza dati e informazioni che transitano su computer e smartphone. Sulla vicenda, la parlamentare di Sc chiedeva conto, in particolare, dei rapporti tra la società guidata da David Vincenzetti e l’Egitto (uno dei 46 Paesi inclusi nell’elenco dei destinatari del Rcs prodotto da HT). E in particolare se il ministero dello Sviluppo economico (Mise) “abbia approfondito a quale organizzazione governativa egiziana fosse destinato il software e se esistano elementi per escludere che esso sia stato usato, in qualche modo, contro Regeni”. Un quesito che, nella risposta scritta a sua firma, Scalfarotto ha spiegato di non poter soddisfare. “Essendo l’autorizzazione rilasciata di tipo globale individuale – ha messo nero su bianco il sottosegretario – quest’ultima non prevede un approfondimento preventivo sull’end user (l’utilizzatore finale, ndr) da parte dell’Autorità che emette il provvedimento autorizzativo”. L’autorizzazione sarebbe stata rilasciata, in altre parole, senza sapere a chi materialmente il software fosse destinato in Egitto (governo, polizia, esercito, servizi segreti, eccetera). Un’affermazione, però, smentita da un documento datato 30 giugno 2015 e aggiornato il successivo 24 dicembre, a firma dell’amministratore delegato di Hacking Team Vincenzetti e consegnato al Mise (protocollato il 30 dicembre 2015), nel quale è riportata chiaramente l’indicazione del destinatario del software spia Rcs ‘Galileo’.

UTILIZZATORE FINALE – Si tratta del “National Defense Council”, il Consiglio nazionale di difesa egiziano, istituito per decreto nel 2012 all’indomani della “primavera araba” che portò alla destituzione dell’ex presidente Hosni Mubarak, dall’allora capo del Consiglio militare, il generale Hussein Tantawi. E’ questa l’autorità alla quale HT ha “consegnato brevi manu” il sistema Rcs il 26 giugno 2015, emettendo fattura (013/2015) per 550 mila euro in esecuzione del contratto (numero 20140812.070-10.ES) con essa stipulato. Ma perché il governo italiano ha taciuto queste informazioni al Parlamento? Perché il sottosegretario Scalfarotto non ne era stato informato? Quel che è certo è che, dando uno sguardo alla composizione dell’utilizzatore finale, si scopre che il Consiglio nazionale di difesa egiziano è un organismo costituito prevalentemente da militari. Oltre a tutti i comandanti delle varie forze armate egiziane, vi  siedono anche il direttore dell’intelligence generale egiziana e il direttore dell’intelligence militare e del riconoscimento (altra branca degli apparati di sicurezza). Se, come in tanti sospettano, i servizi segreti del Cairo hanno avuto un ruolo nella sparizione e nell’uccisione di Giulio Regeni, di fatto il governo italiano avrebbe autorizzato la vendita del software all’autorità cui potrebbero fare capo i presunti aguzzini del ricercatore friulano. Che lo avrebbero poi utilizzato – come l’interrogazione della Galgano chiedeva al Mise di chiarire – per controllarne movimenti e attività. Sentito da ilfattoquotidiano.it, lo staff del sottosegretario Scalfarotto si limita a ribadire che “tutto quello che il Mise aveva da dire è stato detto ufficialmente nella risposta” all’interrogazione della deputata di Scelta civica.

KAZAKI AMARI– Ma non è tutto. Nel report che HT ha consegnato al ministero dello Sviluppo economico, sono indicati altri 4 destinatari e utilizzatori finali dell’Rcs ‘Galileo’. E non sempre di specchiata democraticità. Anzi. La Internal security operations command in Tailandia (consegna brevi manu il 5 giugno 2015 per 360 mila euro); il Department of professional Technical II, General department of security, Ministry of public security in Vietnam (consegna brevi manu il 20 maggio 2015 per 590 mila dollari); il Prime minister’s department in Malaysia (consegna brevi manu il 23 dicembre 2015 per 100 mila euro). E, per finire, il Sis of Knb, ossia i servizi segreti del Kazakhstan (spedito il 5 maggio 2015 per 45 mila euro). Paese, quest’ultimo, balzato agli onori delle cronache italiane per il pasticcio dell’espulsione nel maggio 2013 della moglie del dissidente Mukhtar Ablyazov, Alma Shalabayeva e della figlia Lula. E, al pari dell’Egitto, stando al Rapporto di Amnesty International, non certo un esempio in quanto a rispetto dei diritti umani. Che pure, come aveva ricordato lo stesso Scalfarotto nella sua risposta alla Galgano, rientrano nello “spettro di valutazione molto completo e relativo ad ogni aspetto dell’operazione di esportazione medesima”. Oltre ad essere – gli stessi diritti umani – uno dei parametri di riferimento indicati dalla normativa europea in tema di commercializzazione di beni dual use, impiegabili cioè sia in ambito civile che militare. Come appunto ‘Galileo’. Un dettaglio che deve essere evidentemente sfuggito alla Direzione generale per la politica commerciale internazionale (Autorità per l’esportazione beni a duplice uso) del Mise quando il 3 aprile 2015 ha incluso Egitto e Kazakhstan nella lista dei 46 paesi compresi nell’autorizzazione globale concessa (e poi revocata) ad Hacking Team.

Twitter: @Antonio_Pitoni

Precisazione
In relazione a quanto pubblicato da Il Fatto Quotidiano online a proposito della vicenda Hacking Team, il ministero dello Sviluppo economico, per completezza d’informazione, precisa quanto segue. Il sottosegretario Ivan Scalfarotto ha risposto in modo completo ed esaustivo all’interrogazione parlamentare: dall’interrogazione infatti emergeva che l’On. Galgano volesse assicurarsi se, al momento del rilascio dell’autorizzazione, il Mise fosse a conoscenza o meno dell’identità dell’end user e se tale eventuale consapevolezza avesse influito sul rilascio dell’autorizzazione stessa. Il Sottosegretario ha correttamente risposto che il tipo di autorizzazione previsto, ovvero l’autorizzazione globale individuale, non contemplava che il Mise fosse informato dell’identità del destinatario finale del prodotto utilizzato.Il Sottosegretario Scalfarotto ha inoltre risposto al secondo quesito significando all’onorevole interrogante che, date le mutate condizioni politiche in alcuni Paesi tra i quali l’Egitto, la società Hacking Team non è più in condizione di ottenere l’autorizzazione globale individuale e che dunque, dal 31 marzo scorso, la predetta autorizzazione è stata revocata.
Ministero dello Sviluppo economico, Ufficio stampa

Il Mise non smentisce nulla di quanto riportato nell’articolo. L’interrogazione dell’onorevole Galgano era così formulato: “Se il Ministro interrogato abbia approfondito a quale organizzazione governativa egiziana fosse destinato il software e se esistano elementi per escludere che esso sia stato usato, in qualche modo, contro Regeni, nonché se sia vero e per quali motivi sia stata revocata alla società ‘Hacking Team’ l’autorizzazione globale alla commercializzazione”. Ed è stato posto il 19 aprile 2016, quando il Mise aveva già ricevuto due report dettagliati sugli utilizzatori finali del sistema Galileo. Informazioni che, quindi, se non erano già in possesso del ministero dello Sviluppo economico al momento del rilascio dell’autorizzazione globale (il 3 aprile 2015), erano certamente note quando il sottosegretario Scalfarotto ha risposto all’interrogazione. E nulla gli impediva di divulgarle.  (A.P.)