Settimana lavorativa di soli due giorni per i dipendenti del settore pubblico in Venezuela. Una decisione che denuncia un forte segnale di crisi: la misura, che riguarderà circa 2,8 milioni di lavoratori, è stata decisa dal governo per far fronte alla grave crisi energetica che ha colpito il Paese a causa della siccità. Questo mentre Caracas è già alle strette, con le entrate contingentate in seguito al calo del prezzo del petrolio di cui è grande esportatore.

“Non ci sarà più lavoro per il settore pubblico nei giorni di mercoledì, giovedì e venerdì, eccetto in caso di compiti fondamentali e necessari”, ha dichiarato il vicepresidente  Aristobulo Isturiz sulla rete tv nazionale durante una visita al complesso idroelettrico di El Guri, nello stato di Bolivar, che genera il 70% dell’energia del Venezuela e il cui serbatoio è a livelli critici a causa della siccità provocata da El Nino. “Stiamo chiedendo aiuti internazionali – ha detto il presidente Nicolas Maduro – e stiamo gestendo la situazione nel miglior modo possibile, mentre aspettiamo che tornino le piogge”, previste tra fine maggio e inizio giugno.

El Niño ha colpito gran parte dei Paesi del Sud America. Per affrontare lo stato di emergenza, il governo ha già adottato una serie di misure: nel mese di febbraio era stato ridotto l’orario di apertura dei centri commerciali e all’inizio di questa settimana il governo ha deciso di spostare in avanti di mezz’ora le lancette degli orologi per ridurre la domanda di energia elettrica in prima serata. Da lunedì inoltre, sono stati introdotti per un periodo di 40 giorni dei blackout elettrici quotidiani di quattro ore in tutto il Paese, il primo dei quali – martedì a Maracaibo – ha suscitato malcontento e proteste da parte dei cittadini. Già lo scorso 6 aprile, inoltre, il presidente Maduro aveva già annunciato che negli uffici e nelle aziende pubbliche del paese non si sarebbe lavorato il venerdì nei mesi di aprile e maggio, per ridurre il consumo di elettricità. Anche le scuole, di tutti i gradi, rimarranno chiuse il venerdì.

Le carenze energetiche hanno aggravato la già complicata situazione economica del Paese. L’opposizione accusa il governo di una cattiva gestione delle risorse idriche, oltre che petrolifere e, per questa ed altre ragioni, promuove un referendum per revocare il mandato di Maduro. E proprio oggi il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) venezuelano ha consegnato al Tavolo di Unità Democratica, ovvero la coalizione antichavista, i moduli necessari per avviare l’iter referendario.