“Scontro magistrati-politica? Non lo definirei uno scontro, ma un attacco unilaterale”. Anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano si butta nella mischia delle polemiche scaturite dalle dichiarazioni di Piercamillo Davigo, neopresidente dell’Associazione nazionale magistrati, su politica e corruzione. “Evidentemente, c’è un interesse al conflitto, ma la linea del governo è quella di andare avanti offrendo rispetto e pretendendo rispetto”, dice in un’intervista al Messaggero. Per la verità la linea del governo sulla giustizia è meno netta di quanto afferma Alfano: tutti uniti sulla riforma che limiterà la diffusione delle intercettazioni telefoniche, Ncd – il partito del ministro dell’Interno, appunto – di traverso sulla riforma della prescrizione, raccomandata da anni anche dall’Unione europea per abbassare il tasso di impunità dei colletti bianchi. Alfano se la prende con i magistrati che “hanno usato la toga per fare carriera”, che “hanno parlato e agito come leader politici”, che “hanno intentato processi venendo sconfitti in dibattimento e nessuno ha mai chiesto loro conto di ciò”. Ma dimentica di essere lo stesso Alfano che ha difeso strenuamente gli allora amici di partito Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, entrambi poi condannati definitivamente per frode fiscale l’uno e per concorso sterno in associazione mafiosa l’altro. E nessuno gli ha mai chiesto conto di ciò.

Prescrizione, Legnini (Csm): “Non rinviabile”
Le parole di Davigo hanno suscitato reazioni contrastatnti anche tra i magistrati. Ieri hanno preso posizione contro l’ex dottor Sottile di Mani pulite due toghe autorevoli come Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione, ed Edmondo Bruti Liberati, ex procuratore capo di Milano, già leader di Magistratura democratica. Oggi però molte toghe si schierano con lui e replicano a Matteo Renzi, che ha esortato tutti ad “attendere le sentenze” prima di lanciare allarmi su poltica e tangenti. Ricordando che la lotta alla corruzione non basta farla nelle aule dei tribunali se la politica non fa la sua parte. A partire, appunto, dalla riforma della prescrizione che dovrebbe mandare in soffita la famigerata “ex Cirielli” voluta nel 2005 dalla maggioranza berlusconiana e congegnata in modo da mandare al macero prima della fine soprattutto i procedimenti contro i colletti bianchi.

“La prescrizione è una priorità, lo abbiamo detto e scritto più volte” conferma a In mezz’ora su Raitre Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm ed ex sottosegretario all’Economia del governo Renzi, che pure aveva criticato l’intervento di Davigo su politica e corruzione. “Mi auguro e chiedo che la riforma venga approvata al più presto approvata. Non possiamo permetterci di rinviarla alla prossima legislatura: lo si faccia e lo si faccia presto”. Perché “gli effetti negativi della ex Cirielli, di quella riforma, chiamiamola così si stanno dispiegando e non possiamo permettere che le esigenze di giustizia siano vanificate”. Legnini ha poi aggiunto che la polemica non influirà sull’attesa nomina del nuovo procuratore capo di Milano: “La tensione dopo le parole di Davigo può mettere in crisi la nomina di Francesco Greco a Milano? Perché mai, la nomina si farà presto e bene”. Legnini ha anche sottolineato che la politica deve “rispettare di più i magistrati”.

Gratteri: “Renzi ha recepito solo il 5% delle mie proposte”
Davigo incassa oggi il sostegno di Nicola Gratteri, magistrato di punta nella lotta alla ‘ndrangheta, appena promosso procuratore capo di Catanzaro: “Quando dico che ha sbagliato a generalizzare, intendo che ha dato modo a chi vuole parlar d’altro di attaccarlo, anziché rispondere nel merito”, spiega a Il Fatto Quotidiano. Nel merito, per esempio, il presidente del Consiglio “ha recepito il 5% delle mie proposte”, denuncia Gratteri, che proprio nel nascituro governo Renzi era indicato come ministro della Giustiza, fermato all’ultimo minuto dall’allora presidente Napolitano. Successivamente, è stato incaricato di presiedere una commissione che ha steso una serie di proposte di contrasto alla criminalità, soprattutto dal punto di vista dell’accelerazione di procedure e processi, altro punto sollevato (a parole) da Renzi contro i magistrati dopo l’inchiesta sul petrolio in Basilicata. Lavoro concluso 16 mesi fa, ma rimasto lettera morta. “Le norme che ho scritto toccano centri di potere, il premier non ha la forza per approvarle”, così “vince il partito della prescrizione”.

Di Matteo: “Corrotti e padrini, spesso impuniti”
Con il neopresidente dell’Anm si schiera senza se e senza ma un altro magistrato antimafia, Nino Di Matteo, pm al processo sulla trattativa Stato-mafia e oggetto delle minacce di Totò Riina. “Mafia e corruzione sono ormai facce della stessa medaglia, ma mentre i boss sono adeguatamente puniti, i corrotti che vanno a braccetto con i padrini sono garantiti da una sostanziale impunità dalla politica”, afferma in un’intervista a Repubblica. “Nei pochi casi in cui si riesce ad acquisire la prova di quei fatti di reato, tutti gli sforzi vengono mortificati dal sistema della prescrizione, che non si riesce a riformare”. Non riesce, o meglio non vuole, perché nel Palazzo qualcuno “trova conveniente l’eventualità di continuare a utilizzare la prescrizione come un comodo rifugio”. Di Matteo ribalta la visione di Alfano e parla, per gli ultimi trent’anni, di “un’offensiva organizzata” della politica contro la magistratura. La formula magica renziana di “attendere le sentenze” si scontra, conclude Di Matteo, con le “tante assoluzioni o archiviazioni riguardanti esponenti politici” che però “fanno riferimento a rapporti accertati con mafiosi, dunque a dei fatti, che però non sono diventati reato”.

Morosini: “Lotta a corruzione non è solo giudiziaria”
Un altro autorevole pm impegnato (come gip) nel processo sulla trattativa, Piergiorgio Morosini, membro del Csm, prende posizione a favore dell’ex pm di Mani pulite. “Davigo non intendeva attaccare genericamente la classe politica”, ma “ha voluto porre l’attenzione sul tema dell’emergenza etica e sulla diffusione del malaffare”, ha spiegato al Corriere della Sera. “La lotta alla corruzione necessita non solo della risposta giudiziaria, ma richiede anche un’azione che riguarda le pubbliche amministrazioni e la legislazione. Penso alla riforma della prescrizione e alle risorse, cominciando dal nuovo personale ausiliario che non viene assunto da anni”. Mentre sulle intercettazioni c’è già “una legislazione robusta a difesa della privacy degli indagati”, altro cavallo di battaglia di Davigo contro l’imminente “riforma”.

Esposito (Pd): “Davigo? Mix di grillismo e destra”
Dal fronte della politica, un duro attacco arriva dal senatore Pd Stefano Esposito. Per il quale le parole di Davigo sono “un mix di grillismo con venature di destra“, dice al Quotidiano nazionale: “Credo che uno come Davigo all’Anm non faccia bene”. Il senatore ricorda che né l’ormai ex ministro Federica Guidi né la collega Maria Elena Boschi sono state inquisite nell’inchiesta sulla lobby del petrolio che ha portato alle dimissioni della prima. E possibili conflitti d’interesse “mica sono accertati penalmente”. A proposito, anche la riforma che dovrebbe stringere le maglie del conflitto d’interesse – superando la legge Frattini dell’era berlusconiana – langue dimenticata  in Parlamento da lungo tempo.