Dopo mesi di annunci sulla riforma della prescrizione, rimasti regolarmente lettera morta, il ministro della Giustizia Pd Andrea Orlando getta la spugna e accusa esplicitamente gli alleati di governo: “I processi di riforma avrebbero bisogno di coalizioni politiche che le sostengono”, ha chiarito a margine della presentazione del Rapporto annuale sull’avvocatura. “Se ci sono forze politiche che hanno visioni diverse, non si ottiene una totale uniformità”. Poi è arrivato al punto: “La riforma della prescrizione è inchiodata da un anno e mezzo, e non un caso. Nel civile, invece, siamo andati avanti”.

La riforma della prescrizione è un eterno punto dolente nei rapporti tra Pd e Ncd. Il ddl del governo è stato presentatato un anno e mezzo fa ed è fermo in commissione al Senato, come ha ricordato lo stesso ministro Orlando pochi giorni fa, il 4 marzo, in un’intervista a Radio Anch’io. Prevede di fatto un allungamento dei termini di estinzione del reato, che si interrompono per due anni dopo una condanna di primo grado e per un anno dopo una condanna in appello. Un meccanismo che resta più farraginoso rispetto alle norme in vigore nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, ma un passo avanti rispetto alla legge ex Cirielli di berlusconiana memoria, una mannaia in grado di troncare processi a un passo dalla fine indipendentemente dal fatto che l’imputato sia stato giudicato, fino a quel punto, colpevole o innocente.

Ma, appunto, neppure questo è andato giù ai centristi. Che hanno votato contro alla Camera, un anno fa, allo stesso provvedimento (che aveva imboccato un iter separato), con Angelino Alfano che prometteva “battaglia al Senato”. Battaglia che finora non ha avuto alcun bisogno di affrontare, perché nessun testo ha preso ancora la strada – ben più stretta rispetto alla Camera sul fronte dei numeri della maggioranza  – dell’aula di Palazzo Madama. Era il 30 giugno 2014 quando Matteo Renzi annunciava in una scenografica conferenza stampa i 12 punti della riforma della giustizia, e la nuova prescrizione occupava la posizione numero nove. Quasi due anni dopo, ci ricorda il ministro Orlando, la questione resta in alto mare mentre ogni anno decine di migliaia di processi vanno al macero a spese del contribuente.

Non è solo la riforma della prescrizione a restare vittima delle divisioni in maggioranza. Un’altra conseguenza, spesso oggetto di critica, è la sfilza di riforme spot su singoli aspetti, che rischiano di fare perdere il quadro d’insieme. “Questa era l’unica strada nelle condizioni politiche date”, ha replicato il ministro a questa osservazione. “Se avessimo messo tutto insieme, avremmo bloccato l’intervento riformatore. Quindi rivendico questa strada. Oggi all’interno degli stessi partiti ci sono posizioni differenti e così all’interno delle commissioni. Quindi la ricerca della mediazione è costante”.