Torna in libertà Fausta Bonino, l’infermiera dell’ospedale di Piombino arrestata con l’accusa di aver ucciso 13 pazienti ricoverati in rianimazione. A deciderlo è stato il tribunale del Riesame di Firenze che ha annullato l’ordinanza di arresto che era stata firmata dal giudice per le indagini preliminari di Livorno. La dipendente dell’Asl è rimasta in carcere, a Pisa, per 21 giorni. Resta da capire se sono stati disposte misure alternative o se la dipendente Asl è completamente libera e quali sono le motivazioni che hanno portato i giudici del Riesame a revocare la misura cautelare in carcere. Secondo l’avvocato dell’infermiera, Cesarina Barghini, quello che i giudici “hanno fatto era la cosa giusta da fare”, spiega all’AdnKronos. La Procura di Livorno, che ha coordinato le indagini del Nas, accusa la Bonino dell’omicidio di 13 persone ricoverate nel reparto di rianimazione e anestesia dell’ospedale Villamarina di Piombino: i 13 pazienti sono morti tra il gennaio 2014 e il settembre del 2015, con iniezioni letali di eparina. Secondo la legale la ragione della scarcerazione è “il semplice fatto che non c’erano i presupposti per l’arresto stesso. La signora Fausta è innocente“. “Ora qualcuno dovrà pagare per questa ingiusta detenzione, per l’arresto che non aveva motivo di essere” conclude la Barghini. E’ stata direttamente la Bonino a chiamare il marito, Renato Di Biagio, dicendogli “vieni a prendermi”. Fuori dal penitenziario l’ha aspettata, tra gli altri, anche uno dei figli. “Sono soddisfatta – aggiunge l’avvocato Barghini – soprattutto perché in questo modo sarà più facile per lei affrontare tutto ciò che abbiamo davanti”. Al Riesame l’avvocato si era rivolta dopo che il gip di Livorno Antonio Pirato, il 4 aprile, aveva respinto la richiesta di scarcerazione e di domiciliari.

Proprio ieri la relazione della commissione regionale d’indagine aveva concluso che, anche se l’evento di un comportamento deliberato come questo è imprevedibile, il reparto di terapia intensiva dell’ospedale Villamarina di Piombino aveva un’organizzazione inadeguata e che anche per questo era stato sottovalutato il rischio. “Il reparto doveva rendersi conto che 6 morti in cento giorni era qualcosa di anomalo” hanno spiegato i commissari tra le altre cose.