A Tripoli un gruppo armato ha attaccato l’abitazione di un componente del Consiglio presidenziale libico, Ahmed Maetig. Nell’assalto sono morte due guardie e, secondo quanto riferiscono i media locali, sono stati rapiti quattro tecnici. Lo stesso Maetig, invece, non risulta coinvolto nel blitz: il vicepremier del governo sostenuto dall’Onu e guidato dal premier Fayez Al Sarraj alloggia infatti nella base Abu Sitta e dunque non si trovava nell’edificio.

Nella notte c’erano stati scontri in vari punti di Tripoli, si erano sentiti colpi di arma da fuoco e diverse esplosioni. In relazione alla coincidenza dei due eventi, i miliziani della Brigata dei rivoluzionari di Tripoli hanno fatto sapere tramite il sito Al Wasat che, contrariamente a quanto trapelato in un primo momento, la paternità dell’attacco non appartiene a loro, dal momento che, per la Brigata, “gli scontri non avevano niente a che vedere con i disaccordi politici”. Nel testo riportato dal sito la Brigata sostiene di aver voluto “aiutare” il gruppo Prima squadra di sicurezza a “risolvere il problema” creatosi con la Forza mobile, la quale “si era impadronita di vetture” e “armi” della squadra stessa. “Non siamo pervenuti a una soluzione” e “abbiamo dovuto trattarli alla stessi maniera”, scrive la Brigata riferendosi agli avversari. Anche “una fonte vicina al vicepresidente Maetig” ha smentito che l’incidente “avvenuto nella zona “Suq Al-Tahlat abbia preso di mira la sua abitazione”, riferisce Al Wasat.

Poco dopo l’assalto, riferiscono i siti di informazione locali, “mezzi blindati” hanno formato “un cordone attorno all’edificio”, che si trova nell’area residenziale di Al Andalus, a nord della capitale, a pochi chilometri dalla sede del governo. Libya Observer, vicino alle fazioni avversarie di Sarraj, riferisce anche di un imprecisato numero di “altri” feriti nei “pesanti scontri” che avrebbero impegnato un gruppo (definito “prima squadra di sicurezza”) della milizia Haitem Tajouri e la Forza mobile nazionale a difesa della casa.