Scuole belle” continua. E continua per dare lavoro agli ex-Lsu (lavoratori socialmente utili), più che per le reali necessità delle scuole italiane. Il governo ha deciso di mettere sul piatto altri 64 milioni per prolungare le opere, ma la proroga è arrivata al termine di un lungo tira e molla con i sindacati ed i consorzi, che minacciavano di licenziare in massa i lavoratori nel caso non fossero stati concessi altri fondi. Così si va avanti fino a fine al 2016 a pitturare aule ed effettuare lavori di piccola manutenzione negli istituti del Paese, nonostante oltre 4mila interventi di quelli già programmati siano ancora da concludere. Gli ex-Lsu respirano, i consorzi ringraziano. Gli stessi che sono stati da poco pesantemente multati dall’Antitrust per aver truccato la gara Consip degli appalti, una torta da un miliardo e mezzo di euro in totale.

PICCOLI LAVORI DA MILIONI DI EURO – Il progetto “Scuole belle” fa parte del grande piano di edilizia scolastica lanciato da Matteo Renzi sin dal giorno del discorso d’insediamento del suo governo al Senato. Si tratta del capitolo che riguarda gli interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale degli edifici: i presidi ricevono soldi direttamente dal Ministero, e possono scegliere di impiegarli in vari tipi di opere, come verniciatura delle pareti e cancellazioni di scritte, riparazioni degli infissi, rimozione e riallocazione delle strutture didattiche (montare e smontare lavagne ed armadi, praticamente), rifacimento e manutenzione del giardino. Negli ultimi due anni sono stati spesi circa 450 milioni di euro in oltre 17mila interventi. Alcuni dei quali, però, anche da decine di migliaia di euro per istituto, e la maggior parte nelle Regioni meridionali. Nell’autunno del 2014, infatti, un’inchiesta de ilfattoquotidiano.it ha svelato come l’obiettivo principale del programma, ancor prima delle scuole, fosse il sostentamento dei lavoratori socialmente utili, i cosiddetti ex-Lsu: circa 20mila persone in tutta Italia (ma concentrate al Sud), che lo Stato a inizio Anni Duemila aveva deciso di stabilizzare nei lavori di pulizia, e che sono poi stati assorbiti dai consorzi con l’esternalizzazione degli appalti. Da allora continuano a rappresentare una preoccupazione per i governi. Così è nato “Scuole belle”, i cui fondi sono stati distribuiti in base alla loro presenza sul territorio. E per lo stesso motivo il progetto proseguirà anche quest’anno.

IL “RICATTO” DEI CONSORZI – A fine marzo il ministero dell’Istruzione ha annunciato lo stanziamento di altri 64 milioni di euro, per prolungare di un anno il programma che avrebbe dovuto esaurirsi il 31 marzo. L’antefatto di questa proroga, però, è una serie di concitati incontri a Palazzo Chigi fra governo e sindacati, in agitazione per lo stato di pericolo dei loro lavoratori. “’Scuole belle’ è stato concepito per aiutare gli ex-Lsu: senza il programma non si riesce a coprire tutte le ore di lavoro per tutte le unità in forza ai Consorzi, specie dopo i ribassi delle ultime aste. Ci sarebbe stato presto un esubero di personale”, spiega a ilfattoquotidiano.it Mimma Calabrò, segretario regionale della Fisascat Cisl Sicilia, una delle Regioni più interessate dal problema con circa 1.300 lavoratori. Per nulla intenzionati a rimettere di tasca propria, i vari consorzi che si occupano di questo genere di lavori (tra cui Manutencoop, Consorzio Nazionale Servizi, Dussmann), avevano avviato in maniera preventiva una procedura di licenziamento collettivo nei confronti dei lavoratori (che da qualche anno sono a loro carico, e non più del ministero). Un ricatto? “Diciamo uno stratagemma per mettere in allerta i sindacati e costringere il governo a rifinanziare il progetto”, afferma Calabrò. Una mossa vincente, però. Ci sono state varie riunioni, l’ultima il 23 marzo che ha dato evidentemente fumata bianca. Due giorni dopo dal Consiglio dei ministri è arrivato il via libera per il decreto legge, che il 30 marzo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

PROBLEMA SOLO RINVIATO – La proroga, però, è solo un palliativo. “I lavori ordinari ormai non bastano più per sfamare questa gente, e parliamo di stipendi già ridotti all’osso”, prosegue Calabrò della Cisl. “Quella degli ex-Lsu è una vera e propria emergenza occupazionale, che ogni governo cerca di fronteggiare in maniera diversa: ‘Scuole belle’ a mio parere è stata anche una buona soluzione, perché ha innescato un meccanismo virtuoso per gli istituti, ma è evidente che non basterà per risolvere la questione”. A maggioranza femminile e avanti negli anni (la loro età media è fra i 50 e i 55 anni), gli ex-Lsu sono infatti ancora lontani dall’età pensionabile. “Questi fondi sono una boccata d’ossigeno, ma fra qualche mese ci ritroveremo seduti allo stesso tavolo e il governo dovrà inventarsi qualcos’altro: magari dopo ‘Scuole belle’ sarà la volta di ‘Scuole ancora più belle’”.

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