Una norma ad fidanzatum. Come rivela l’intercettazione che ha inguaiato l’ormai ex ministra dello Sviluppo economico Federica Guidi costringendola a rassegnare le dimissioni. Tutta colpa di un’incauta telefonata al compagno Gianluca Gemelli proprio alla vigilia del via libera all’emendamento del governo, saltato qualche mese prima a Montecitorio, riproposto con successo al Senato nella legge di Stabilità 2015 e finito nelle carte dell’inchiesta sugli appalti Eni in Basilicata. “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche “Mariaelena” (il ministro Maria Elena Boschi, ndr) la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte..! Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa… ehm… dall’altra parte si muove tutto!”, annunciava l’ex ministra al fidanzato, indagato per traffico di influenze dalla Procura di Potenza. Eppure, per capire quali sarebbero stati gli effetti di quella norma tanto discussa quanto controversa non c’era bisogno di aspettare le indagini della magistratura. Era tutto chiaro sin dall’inizio. Come le proteste e le denunce dei parlamentari dell’opposizione dimostrano. Anche attraverso gli interventi registrati negli atti parlamentari del Senato. E come dimostrano i documenti ufficiali della Camera dei deputati. 

Il testo di legge finito al centro dello scandalo non viene infatti catapultato in assemblea all’insaputa del governo e dei parlamentari all’ultimo momento. Viene invece portato in commissione Bilancio a Palazzo Madama e messo in discussione incontrando subito la fiera opposizione degli esponenti grillini e dei rappresentanti di Sel. Il  denuncia a chiare lettere che si sta per approvare un vero e proprio regalo alla lobby del petrolio. E lo fa proprio durante l’accesa seduta pomeridiana della commissione del 17 dicembre 2014 durante la quale, come risulta dal resoconto stenografico, l’emendamento presentato dal governo attraverso il ministro Maria Elena Boschi (numero 2.9818), oggetto dell’intercettazione tra la Guidi e Gemelli, ottiene il via libera nella versione definitiva modificata dal subemendamento del relatore Giorgio Santini del Pd (il 2.9818/4).

Non prima però di incontrare le obiezioni del senatore Andrea Cioffi del M5S. Che prova a bloccare la norma voluta da governo e Partito democratico con un altro subemendamento (2.9818/3) “finalizzato – come mette agli atti – ad evitare un indebito vantaggio per una specifica compagnia petrolifera”. Una denuncia chiara e netta. E una profezia che si avvererà poco più di un anno dopo con l’inchiesta della magistratura lucana. Solo che la proposta di modifica di Cioffi viene respinta dopo aver incassato la bocciatura del governo e del relatore. Il cui subemendamento, invece, previo parere favorevole dell’esecutivo viene approvato  con i voti della sola maggioranza (vota contro anche Forza Italia con il senatore Antonio D’Alì). 

Un via libera arrivato dunque nonostante la chiara denuncia di quanto sarebbe potuto accadere, come poi è davvero successo, per effetto della modifica. In commissione Bilancio tutti sapevano cosa si stava votando e quali fossero i possibili rischi della norma. “Tutti ne erano al corrente: sul punto la discussione c’è stata eccome”, racconta a ilfattoquotidiano.it il senatore Luciano Uras (Sel), che ha partecipato alla seduta votando contro l’emendamento del governo, orgogliosamente rivendicato ieri dal premier in persona Matteo Renzi. Ed è così che la norma, nella versione definitiva modificata dal subemendamento del dem Santini, irrompe nella Legge di Stabilità estendendo il regime di autorizzazione unica alle opere e alle infrastrutture necessarie e indispensabili per assicurare lo sfruttamento di titoli concessori relativi agli idrocarburi. Con l’effetto di assimilare alle opere “strategiche” – relativamente al procedimento di autorizzazione – quelle “necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali”. Quello che stava a cuore a ministra e fidanzato. E se gli enti locali interessati dovessero opporsi? Nessun problema: in quanto strategiche, l’ultima parola spetta comunque al governo. Dalla commissione il testo è poi arrivato in Aula. Dove l’esecutivo ha presentato un maxiemendamento (che includeva anche la norma Tempa Rossa approvata dalla commissione) ponendo la questione di fiducia.

Ma non è tutto. Dopo il via libera definitivo al provvedimento, il 23 gennaio 2015 il Servizio Studi della Camera dei deputati ha predisposto un dossier di commento e spiegazione sulla Legge di Stabilità appena approvata. E nel quale non si lesinano dubbi circa la portata della controversa norma inserita nel testo con il blitz del governo in commissione Bilancio del Senato il 17 dicembre 2014. A pagina 754 del dossier si legge chiaramente: “Da notizie di stampa, pare che la norma sia tesa in particolare a sbloccare la costruzione della base logistica del giacimento petrolifero della Basilicata (progetto “Tempa Rossa” dell’Eni). Prevedendo l’estensione dell’autorizzazione unica per le infrastrutture a valle del progetto, in modo da agevolare il processo autorizzativo. Nel caso specifico, si tratta delle opere che a Taranto, all’interno della raffineria Eni, serviranno a raccogliere il petrolio in arrivo, via oleodotto, dalla Basilicata, stoccarlo e poi caricarlo sulle petroliere. Tali opere, tuttavia, vedono il netto dissenso del Comune di Taranto, che si è espresso con una delibera del Consiglio comunale che ha approvato il piano regolatore del porto escludendo però l’ampliamento del pontile, temendo che Tempa Rossa possa portare ad un aumento dell’inquinamento provocato dai composti volatili del greggio”. Anche i tecnici della Camera, sebbene con toni e formule prudenti e distaccate e proteggendosi dietro la formula “da notizie di stampa”, hanno messo in evidenza rischi ed insidie del provvedimento.

Insomma, la cronaca di uno scandalo da più parti annunciato. “Il problema – aggiunge Uras – riguarda la confusione che regna sovrana ogni qualvolta si va ad approvare un provvedimento fondamentale qual è la legge di stabilità”. Un appuntamento al quale, puntualmente, le lobby fanno sentire tutta la loro pressione. L’emendamento incriminato “è perfettamente in linea con l’orientamento tenuto in questi anni dal governo in materia energetica”, conclude: “L’interesse diretto di persone legate all’ormai ex ministro Guidi è evidente, bene ha fatto a rassegnare le dimissioni”. E non basta. Con quell’emendamento, ricorda il senatore Gianni Girotto (M5S), “si è chiuso il cerchio dei favori alle lobby del fossile: una politica di così corto respiro non può giovare a nessuno se non a chi effettivamente fa l’estrazione”.

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