L’ufficio e la residenza del premier belga Charles Michel erano tra i potenziali obiettivi degli attentati a Bruxelles, che martedì 22 marzo hanno poi colpito l’aeroporto Zaventem e la metropolitana. È quanto è emerso dall’analisi delle informazioni contenute nel computer trovato vicino all’appartamento dei jihadisti che hanno condotto gli attacchi allo scalo, nel distretto di Schaerbeek. A riferirlo sono i media, tra cui L’Echo, de Tijd e De Morgen, che citano “fonti affidabili” e annunciano che le misure di sicurezza saranno rinforzate attorno ai due luoghi, così come nei pressi delle sedi di Senato e Camera. Piantine e fotografie dell’ufficio di Michel, situato in Rue de la loi nel centro della capitale, sono stati trovati nel computer. Inoltre, altri file contenevano informazioni precise sul palazzo di Lambermont, residenza del premier belga nelle immediate vicinanze dell’ambasciata degli Stati Uniti. L’Fbi prevede di analizzare queste informazioni e collaborare con le autorità del Belgio per decodificare il materiale sequestrato.

Spunta il nome dell’ottavo ricercato – Per gli attentati di Bruxelles e Parigi, secondo quanto pubblicato da Le Soir, spunta il nome di un nuovo ricercato: si tratta di un belga di origine maliana, Yoni Patrick Mayne, 25 anni, di cui l’Isis aveva annunciato la morte con un messaggio Twitter che sarebbe risultato falso. Una strategia, scrivono i media, per consentirgli di agire più facilmente. Sarebbe andato in Siria una prima volta nell’aprile 2013. Rientrato in Belgio a giugno, sarebbe stato arrestato e rilasciato. Nel gennaio 2014 avrebbe poi fatto ritorno in Siria, stavolta con Abaaoud ed il fratello Younes. In tutto sono quindi otto le persone ricercate nel quadro delle inchieste in Francia e Belgio. Tre di esse avrebbero legami diretti con Olanda, Svezia e Germania. Secondo la Cnn, oltre a Yoni, anche Naim al Hamed, un siriano di 28 anni, avrebbe avuto legami con Abelhamid Abaaoud, il jihadista ucciso a Saint Denis, e con Salah Abdeslam che li avrebbe incontrati a Ulm a settembre scorso. Naim sarebbe legato all’attentato del 22 marzo e starebbe usando documenti falsi, ma il suo nome era già noto agli inquirenti. E’ stata prolungata di un mese la detenzione in Belgio di Aboubakar A., nato il 25 febbraio 1986 e di nazionalità belga, in cella perché sospettato di avere avuto un ruolo negli attentati di Bruxelles. E’ stato fermato il 24 marzo e accusato di partecipazione a un gruppo terroristico. La procura ha precisato che Aboubakar può presentare ricorso in appello. Fayçal Cheffou, anch’egli accusato per gli attentati del 22 marzo, è stato liberato il 28 marzo per mancanza di prove, ma resta incriminato.

Intanto continua la tensione a Bruxelles. Nel primo pomeriggio è stata evacuata la stazione ferroviaria di Charleroi-Sud, che serve l’aeroporto da cui operano le low cost tra cui Ryanair, dopo la scoperta di un pacco sospetto. La stazione è poi stata riaperta qualche ora dopo, quando l’intervento degli artificieri ha confermato che si trattava di un falso allarme bomba. Il timore di nuovi attentati “non è mai stato così elevato” neanche in Francia, ha detto il presidente francese Francois Hollande, che ha annunciato il ritiro della riforma che prevedeva la revoca della nazionalità ai terroristi. E oltre alle falle nella sicurezza e alle ombre che si allungano sulle indagini belghe, a Bruxelles rimbalza una nuova polemica sui social, stavolta contro la società dei trasporti Stib. La scritta ‘Boom’ – postata su Twitter da @josephsansak – è comparsa su un display di un vagone della metro, dove solitamente c’è scritto il capolinea. “Si tratta di un problema informatico, si vede che non è una scritta normale, le lettere non sono disegnate come al solito”, ha detto la Stib.

“La polizia mi aveva detto che El Bakraoui era morto” – Evoluzioni anche per quanto riguarda la vicenda di Ibrahim Maaroufi. Il calciatore era andato dalla polizia di Bruxelles per denunciare che Khalid El Bakraoui, il terrorista che si è fatto esplodere in metropolitana, aveva usato il suo nome per affittare – per un anno a partire dal 3 settembre 2015 – un appartamento in Rue de Fort a Charleroi, divenuto covo dei terroristi per le stragi di Parigi. Ma gli agenti belgi lo avevano rassicurato, dicendogli che il kamikaze, che avrebbe colpito la capitale due mesi dopo, era morto il 13 novembre. Sul Corriere della Sera emergono nuovi particolari sul furto di identità subito dall’ex calciatore dell’Inter, originario di Molenbeek e che gioca oggi nello Schaerbeek, il quartiere dove in rue Max Roos si nascondeva la cellula jihadista.

Maaroufi non sa come sia stato possibile che il kamikaze gli abbia rubato l’identità anche perché, sottolinea, “non ho mai perso un documento. Ho cambiato la carta d’identità qualche anno fa, ma ho consegnato la vecchia, quindi non è possibile che mi abbiano rubato i documenti“. E non immagina nemmeno perché abbia usato il suo nome. “Vivo in un quartiere di mille persone – spiega – preferisco però non dire il nome del posto per ragioni di sicurezza – con certa gente non si sa mai – e qui tutti i marocchini mi conoscono. Sanno che ho giocato in serie A, nell’Inter. Credo lo sapesse anche El Bakraoui che, ho letto, era passato per l’Italia“.

Ue, riunione per nuove misure di sicurezza in aeroporto – L’aeroporto di Zaventem rimane chiuso anche oggi “per i voli passeggeri verso e da Bruxelles”. E domani si riunirà il comitato Ue per la sicurezza aerea per discutere di eventuali nuove misure di sicurezza all’ingresso degli aeroporti dopo l’attentato a Bruxelles. L’opzione sul tavolo dell’incontro degli esperti, secondo quanto riferito da fonti Ue, è l’introduzione di un ‘modello stile Tel Aviv‘ con metal detector all’entrata per bagagli e persone. Ne verranno dibattuti i pro e i contro, dai costi all’effettiva efficacia, e probabilmente si andrà solo verso raccomandazioni facoltative.

Annullata manifestazione gruppi di destra a Molenbeek – Comune e polizia hanno deciso di vietare una manifestazione del gruppo francese di estrema destra anti-Islam Génération identitaire convocata per domenica pomeriggio sulla piazza comunale di Molenbeek. Lo ha annunciato il sindaco Francoise Schepmans che, insieme alle forze dell’ordine e ai colleghi degli altri comuni che formano l’agglomerazione urbana di Bruxelles, sta lavorando a misure per impedire agli estremisti di raggiungere la città a partire da stazioni ferroviarie e metro. “Saranno prese le disposizioni necessarie per impedire ai gruppi estremisti di venire nella regione di Bruxelles e di spostarsi per arrivare a Molenbeek“, ha spiegato Schepmans, sottolineando che “non c’è posto per loro a Molenbeek, viviamo un periodo in cui bisogna testimoniare con raccoglimento e riserbo”. Il divieto arriva dopo i disordini creati da un gruppo di hooligans alla piazza della Bourse, dove i cittadini hanno dato vita al memoriale delle vittime degli attentati del 22 marzo. Il movimento Génération identitaire è nato nel 2012 e ha sede a Lione, in Francia, e aveva lanciato sui social network un appello a radunarsi a Molenbeek il 2 aprile alle 15 con la parola d’ordine “A Molenbeek come altrove, Islamici fuori dall’Europa”