A Gaza anche gli assorbenti sono introvabili. La guerra passa dal corpo delle donne
di Claire San Filippo*
Alcuni problemi delle donne di Gaza restano nascosti, sotto i vestiti. Lontani dagli occhi, lontani dal racconto. Il ciclo, il parto, l’igiene. Eppure, tra le donne, se ne parla in continuazione. Perché a Gaza oggi anche qualcosa di elementare come un assorbente è difficile da comprare.
Secondo Medici Senza Frontiere (MSF), le restrizioni imposte dalle autorità israeliane agli aiuti umanitari e ai camion privati rendono l’accesso agli assorbenti igienici incerto, intermittente, spesso impossibile. Si trovano nei mercati locali – ma a prezzi fuori portata. Gli aiuti umanitari arrivano, ma non bastano. E allora si improvvisa. Alla fine del 2025, molte donne hanno raccontato a MSF di aver usato e riusato qualsiasi pezzo di stoffa fosse disponibile. Senza acqua a sufficienza, senza condizioni igieniche adeguate, il corpo diventa un luogo fragile: infezioni, irritazioni, dolore. Alcune, non avendo alternativa, hanno provato a curarsi con acqua e sale.
Rachel, una rappresentante delle donne nel suo campo, l’ha detto senza girarci intorno: senza assorbenti e senza docce a sufficienza, «l’odore diventa così forte che le persone intorno non riescono a sopportarlo».
Anche dopo il parto, il ritorno non è quello che ci si aspetta. Una collega di MSF ha raccontato di donne che si rifiutavano di lasciare l’ospedale: nelle tende non avevano la possibilità di fare una doccia o di avere uno spazio riservato per allattare. Fuori, non c’è intimità. Non c’è tregua.
E non riguarda solo il parto: Bisan, 22 anni, racconta a MSF che nell’insediamento di tende dove vive «le donne si sentono a disagio nell’usare le docce improvvisate», perché i teli di plastica non riescono a coprire del tutto i loro corpi. In un altro campo, un uomo lo dice in modo ancora più diretto: «Non è sicuro per le donne vivere così. Non c’è uno spazio separato dagli uomini, non c’è un posto dove potersi spogliare, non c’è privacy. E il bagno non è dignitoso».
I pazienti di MSF raccontano di dover aspettare più di un’ora per usare un bagno condiviso in un rifugio collettivo. Di dover entrare in latrine improvvisate, condivise con estranei. Di provare stress quando si formano code davanti ai servizi e le persone iniziano ad agitarsi.
Quello che oggi le donne di Gaza sono costrette a gestire, fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile.
E invece succede. Succede ogni giorno. È anche dal loro corpo che passa la guerra.
*responsabile delle emergenze di MSF