La difesa aveva sostenuto la sua innocenza, ma per i giudici di Milano Alexander Boettcher merita 23 anni di carcere. Il collegio dell’XI sezione penale hanno condannato il broker delle aggressioni con l’acido per aver sfigurato Stefano Savi, colpito per uno scambio di persona. Martina Levato, che aveva scelto il rito abbreviato, invece era stata condannata a 16 anni. 

L’imputato, per cui l’accusa aveva chiesto 26 anni definendo un “sadico psicopatico”, era già stato condannato lo scorso giugno a 14 anni per l’assalto a Pietro Barbini. In aula c’erano anche le vittime Stefano Savi, accompagnato dal papà Alberto, e Antonio Margarito, che sedeva accanto alla sorella maggiore. Presente anche il papà di Barbini, Gherardo e la sorella.

Ad ascoltare il verdetto anche il procuratore aggiunto Alberto Nobili, che ha coordinato le indagini insieme al pm Marcello Musso, e Maria Josè Falcicchia, a capo dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Milano che ha svolto le indagini.

La difesa aveva cercato di smontare il ritratto a tinte scure della procura definendo Boettcher soltanto “uno sciocco” con “una personalità disturbata”. Gli avvocati Michele Andreano e Giovanni Maria Flora hanno sostenuto che non ci fosse “in nessun caso la prova incontrovertibile della partecipazione dell’imputato ad un’associazione a delinquere”. I legali avevano sottolineano, poi, “l’atteggiamento profondamente inquisitorio, teatrale e suggestivo” del pm e la “campagna di stampa smaniosa” per rendere Alex un “personaggio freddo, malvagio e manipolatore, con la conseguenza pratica di rendere l’aspetto mediatico di tale vicenda per certi versi sopravanzato rispetto a quello giudiziario”. Ma per i giudici invece la prova è stata raggiunta.

“Spero che non esca più di cella” dice Savi che aggiunge di essere “risollevato. L’importante è che abbiano stabilito chi è il colpevole. Se l’è cercata lui”.  Per lui i giudici hanno stabilito una provvisionale di risarcimento di 1,2 milioni. “In due ore di camera di consiglio cosa ti aspettavi? È una sentenza già scritta, ma io sono innocente e lotterò anche in appello” ha invece detto l’imputato al suo avvocato.