Gran Premio di Formula 1 a Monza, addio. “E’ stato tutto inutile, non ci sono più margini per trattare”, dice a ilfattoquotidiano.it Angelo Sticchi Damiani, il presidente dell’Aci (Automobile Club Italiano), che per sei mesi le ha provate di tutte per impedire che la Formula 1 voltasse le spalle all’autodromo lombardo a partire dall’anno prossimo. Sticchi Damiani ha negoziato intensamente con sir Bernie Ecclestone, il padrone del Gran circo automobilistico, ma non c’è stato niente da fare. Ora, bene che vada e sempre ammesso che Ecclestone non si impunti di nuovo, la corsa per il Mondiale dovrà essere disputata da un’altra parte, probabilmente a Imola, quasi sicuramente non al Mugello. “Sia l’uno che l’altro sono purtroppo un’altra cosa rispetto a Monza”, riconosce il presidente dell’Aci che però cerca di consolarsi: “Tra il poco e il niente è meglio il poco”.

Per ammorbidire Ecclestone, Sticchi Damiani ha usato molti argomenti, tra cui uno assai convincente in quegli ambienti: l’odore dei soldi. Ha promesso di sborsare al Fom, Formula One Management Limited, di cui Ecclestone è l’anima, 19 milioni di dollari. E siccome in tempo di vacche magre il governo non aveva intenzione di metterci neanche un euro, per onorare la promessa il presidente Aci aveva escogitato un marchingegno all’italiana. La somma sarebbe stata in pratica forzosamente pagata dagli automobilisti italiani attraverso il Pra, il Pubblico registro automobilistico, che dell’Aci è la colonna portante o meglio, il polmone finanziario. Il Pra è considerato da tempo un inutile doppione della Motorizzazione civile e Carlo Cottarelli nel suo rapporto sulla spending review lo aveva indicato come uno spreco da tagliare per risparmiare una sessantina di milioni di euro. In extremis Sticchi Damiani era però riuscito per l’ennesima volta a evitarne la chiusura presentandolo come lo strumento indispensabile per pagare Monza. Pigliando così i due classici piccioni con una fava: salvava il Gran Premio lombardo e nello stesso tempo salvava il suo Aci.

Il piano è uscito di pista su una variabile incontrollabile: gli umori di Ecclestone. “Hanno prevalso i personalismi”, ammette sconsolato Sticchi Damiani che su Monza ci ha messo la faccia esponendosi anche con il capo del governo Matteo Renzi. Fu proprio il 6 settembre di un anno fa, in un incontro a tre ai bordi dell’autodromo di Monza e lontano dalle orecchie dei giornalisti, che Sticchi Damiani, Renzi ed Ecclestone presero un accordo di massima: il Gran Premio sarebbe rimasto a Monza anche nel 2017, il governo italiano avrebbe fatto in modo di trovare la quadra, Sticchi Damiani ci avrebbe messo i soldi con l’Aci e avrebbe tenuto le fila della trattativa. Il governo, in realtà, ha fatto la sua parte facendo presentare un emendamento alla legge di Stabilità in cui si legavano indissolubilmente le sorti del Gran Premio monzese all’Aci. E Sticchi Damiani non ha mollato l’osso finché ha potuto.

A mandare a gambe all’aria tutto quanto è stata la profonda avversione di Ecclestone per i capi della società che gestisce Monza, la Sias che a sua volta dipende dall’Automobile Club di Milano diretto dall’ex pilota di Formula 1 Ivan Capelli. Non è chiaro da che cosa sia alimentata l’incoercibile antipatia di Ecclestone per la Sias. Secondo l’interpretazione di Sticchi Damiani il padrone della Formula 1 non avrebbe gradito la scelta dei gestori dell’autodromo, in particolare del presidente Andrea Dell’Orto, di intervenire sulle piste con lavori pensati soprattutto per le gare di moto e di superbike: “O la Formula 1 o le moto”, avrebbe intimato Ecclestone a Sticchi Damiani facendo capire che oltre ai soldi avrebbe voluto sul piatto anche la testa del dirigente dell’autodromo. Ma Dell’Orto a dimettersi non ci ha pensato neanche un secondo e a quel punto tutto il castello di carta costruito intorno al Gran Premio è caduto e a farci una magra figura ora sono in diversi.

Prima di tutto Matteo Renzi che al Gran Premio a Monza ci teneva per una questione di prestigio nazionale. E Renzi, come è noto, è uno che non è abituato a farsi sbattere le porte in faccia e di certo, vendicativo com’è, adesso pretenderà che qualcuno paghi. Sticchi Damiani si è dato molto da fare, però alla fine ogni suo tentativo si è schiantato contro le bizze di Ecclestone. Ora il presidente dell’Aci sta cercando di recuperare terreno dando carta bianca al governo per la scelta del nuovo direttore generale dell’Automobile Club rinunciando alla tradizione finora invalsa in casa Aci che il direttore veniva scelto tra i dirigenti interni più meritevoli. Così com’era successo, per esempio, con Ascanio Rozera, per un ventennio vero padrone dell’Automobile Club, dapprima amicissimo di Sticchi Damiani e poi entrato in collisione con lui e in pratica costretto a dare le dimissioni nell’estate di un anno fa.

La speranza di Sticchi Damiani è che il Gran Premio possa essere disputato in un altro impianto italiano. “Imola sembra il più adatto perché l’altro disponibile, il Mugello in Toscana, ha problemi seri”, riflette il presidente dell’Aci. L’accessibilità all’autodromo toscano lascia molto a desiderare e per di più i parcheggi sono piccoli, sufficienti quando corrono le moto, con gli spettatori che arrivano soprattutto senza auto, ma assolutamente non in grado di reggere l’assalto di migliaia di appassionati con auto al seguito.