Il Consiglio Europeo a Bruxelles si apre in un clima di massima tensione. Il tema principale sarà l’accordo con la Turchia per gestire i flussi migratori ma è proprio da Ankara che arrivano notizie che contribuiscono ad irrigidire l’atmosfera nella quale i leader europei si confronteranno.

I continui attacchi alla libertà di stampa
Tra le preoccupazioni il continuo attacco alla libertà di stampa che ha portato, tra gli ultimi episodi, alle condanne a 49 anni e a 21 mesi di due giornalisti turchi con l’accusa di terrorismo e presunti insulti al presidente Erdogan. Condanne che si affiancano al commissariamento dell’agenzia di stampa Cihan, colpevole di appartenere allo stesso gruppo editoriale del quotidiano Zaman, i cui giornalisti il 5 marzo scorso hanno subito prima una perquisizione da parte delle forze dell’ordine per poi essere cacciati dalla redazione e sostituiti da amministratori filo-governativi. Di oggi poi la decisione del corrispondente dello Spiegel in Turchia, Hasnain Kazim, di lasciare il Paese, proprio a causa della pressione cui vengono sottoposti i giornalisti critici. Il corrispondente è stato accompagnato in aeroporto, a Istanbul, da un diplomatico, per evitare che vi potessero essere ostacoli alla partenza da parte delle autorità turche.

“Non ho altra scelta che lasciare questo Paese” ha spiegato il giornalista prima di rientrare in patria, “non mi è stato consentito di continuare a fare il mio lavoro”. Kazim negli ultimi tre mesi si è visto rifiutare l’accredito dopo essere stato corrispondente da Istanbul negli ultimi due anni e mezzo, senza nessuna spiegazione da parte delle autorità turche. L’inviato tedesco lavorerà ora da Vienna. In una nota, il direttore del settimanale, Florian Harms, ha definito l’atteggiamento delle autorità turche “intollerabile e una violazione della libertà di stampa“.

Allarme sicurezza: la Germania chiude le sedi diplomatiche
A preoccupare è anche il clima di massima allerta provocato dall’attacco kamikaze che domenica scorsa ha causato 37 vittime: già martedì l’ambasciata tedesca ad Ankara aveva messo in guardia i propri concittadini su possibili nuovi imminenti attentati nella capitale e oggi è arrivata la notizia che sia l’ambasciata nella capitale che il consolato tedesco a Istanbul sono stati chiusi, così come una scuola tedesca, per una possibile minaccia terroristica. A confermarlo è il ministro degli Esteri di Berlino. Frank-Walter Steinmeier ha sottolineato che la decisione è stata presa in via precauzionale a seguito di una minaccia “non verificabile in modo definitivo”. Il consolato ha inviato un’email ai cittadini tedeschi residenti a Istanbul spiegando le motivazioni dell’allerta.

Secondo indiscrezioni, le chiusure precauzionali sarebbero legate a una minaccia specifica diretta alle rappresentanze diplomatiche e agli interessi tedeschi in Turchia. Non è esclusa tuttavia la chiusura di sedi diplomatiche anche di altri Paesi, come l’Italia, la cui ambasciata ad Ankara è confinante con quella tedesca. A Istanbul, la scuola e il consolato tedeschi si trovano entrambi in una zona molto centrale, nei pressi di piazza Taksim e viale Istiklal.

L’attentato ad Ankara
L’attacco di domenica scorsa è stato rivendicato oggi dal gruppo estremista curdo Tak che lo ha definito un'”azione di vendetta” per le operazioni militari in corso da luglio contro i curdi del Paese. Secondo il governo turco l’autobomba è stata fatta esplodere dalla kamikaze 24enne Seher Cagla Demir Ozgur Unsal, 26enne residente ad Ankara dal 2008 e originario di Zonguldak, sul mar Nero. Per le autorità la donna si era unità al Pkk curdo nel 2013 ricevendo un addestramento militare in Siria dalle milizie curde legate al Pyd. Ankara aveva attribuito una responsabilità congiunta al Pkk e al Pyd anche per l’attacco del 17 febbraio vicino al quartiere generale dell’esercito nella capitale turca. I due attentati si sono svolti con modalità simili e, secondo gli investigatori, anche il tipo di esplosivo utilizzato – un mix di tritolo, ciclonite e nitrato di ammonio – è risultato molto simile.