Un’esplosione fa ripiombare la Turchia nel terrore. Il cuore di Ankara, a poche decine di metri dal Parlamento e dal quartier generale dell’esercito, viene squassato da un’esplosione provocata da un’autobomba intorno alle 18 provocando 28 i morti e 61 i feriti.

Le vittime sono soprattutto militari perché l’obiettivo dell’attentato era un autobus che trasportava soldati. Ma, secondo il vicepremier Numan Kurtulmus, “probabilmente ci sono anche civili. È chiaro che l’attacco è stato ben pianificato. L’autobomba – sottolinea – è stata fatta saltare proprio mentre autobus con a bordo personale militare era fermo al semaforo nel quartiere che ospita la sede del Parlamento e il quartiere generale dell’esercito”. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato l’attentato: “Oltrepassa i limiti dell’umanità e della morale”. In precedenza il presidente aveva annunciato di essere intenzionato a proseguire i raid contro i curdi in Siria. “Siamo determinati – ha aggiunto – a combattere gli autori dell’attacco e le forze”.

Il premier Ahmet Davutoglu ha subito annullato la sua partenza prevista per Bruxelles, dove era atteso a un vertice europeo sulla crisi migratoria. Erdogan, a sua volta, ha cancellato il suo viaggio in Azerbaigian.

Come da tempo accade ad ogni azione terroristica in Turchia, mentre sono in corso le indagini il Consiglio Supremo della Radio e della Tv (Rtuk), autorità turca per le telecomunicazioni, ha imposto ai media del paese un divieto temporaneo sulla copertura dell’attentato. Non possono essere trasmesse immagini, comprese quelle di morti e feriti.

Al momento non è giunta alcuna rivendicazione. Il governo ha annunciato la formazione di una task force di sette magistrati per l’indagine a confermare il salto di qualità avvenuto con questo attentato. “Pianificato” come dice il vice premier e messo in atto nel cuore istituzionale della capitale, a pochi metri dai palazzi del potere. Chi indaga non si sbilancia sulla matrice e parla solo di “organizzazione terroristica”.

L’obiettivo delle forze di sicurezza è anche quello privilegiato da sigle di estrema sinistra responsabili di recenti attentati in Turchia, come il Dhkp-c. Una instabilità resa ancora più allarmante dalle tensioni internazionali che coinvolgono il Paese, specie in Siria. Alla Turchia è arrivata subito la solidarietà della comunità internazionale. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, atteso lunedì proprio ad Ankara, ha espresso le proprie condoglianze al governo turco. Il presidente francese, François Hollande, parla di  “odioso attentato” ed esprime quindi “il suo sostegno e la sua totale solidarietà alle autorità e al popolo turco confrontati oggi a questa nuova prova”. Anche gli Usa “condannano fortemente” l’attacco terroristico e riaffermano la loro “forte partnership con il nostro alleato Nato, la Turchia, nel combattere la comune minaccia terroristica”.

L’attacco però solleva ancora una volta forti interrogativi sull’efficacia delle misure di sicurezza e di intelligence. Lo scoppio è avvenuto a circa 300 metri dal Parlamento turco e dal quartier generale dell’esercito. E non lontano da alcuni ministeri.

L’attentato arriva dopo altri tre stragi. Il 12 gennaio scorso a essere colpiti erano stati i turisti presenti a Sultanahmet a Istanbul. Era stata colpita l’area in cui sorgono la Moschea Blu e il Topkapi Palace, frequentate ogni giorno da migliaia di stranieri. In quell’occasione il presidente Erdogan aveva dichiarato che l’esplosione era stata causata da un “terrorista suicida di origine siriana“. Il 10 ottobre, durante una manifestazione per la pace ad Ankara, in un attacco sferrato da due kamikaze, morirono 97 persone e 245 rimasero ferite. Tre mesi prima, il 20 luglio, un attentatore suicida si è fatto saltare in aria a Suruc, cittadina turca sul confine con la Siria, uccidendo almeno 30 giovani attivisti che volevano superare il confine per contribuire alla ricostruzione di Kobane, cittadina a maggioranza curda sottratta all’Is dalle milizie curde e dai Peshmerga di Erbil.