Non solo le banche e le imprese. Le nuove misure di stimolo all’economia decise giovedì da Mario Draghi sono destinate ad avere impatto anche sui portafogli dei cittadini. In linea teorica gli effetti saranno per lo più positivi, ma nella pratica le cose rischiano di essere un po’ meno lineari. I mutui a tasso variabile saranno lievemente più convenienti, ma ci sono diversi aspetti da tenere d’occhio, a partire dalle commissioni. I soldi parcheggiati nei conti deposito frutteranno di meno, così come quelli investiti in titoli di Stato. E per ottenere rendimenti occorrerà orientarsi su azioni o obbligazioni, a patto però di essere disposti a sopportare i relativi rischi.

Mutui (poco) più convenienti, ma attenzione allo spread – Uno dei provvedimenti più innovativi consiste nel concedere nuovi finanziamenti alle banche, vincolati all’erogazione di credito a famiglie e imprese (tecnicamente si chiamano Targeted longer term refinancing operations), a un tasso negativo che può arrivare fino allo 0,4%. Significa che di fatto gli istituti vengono pagati per concedere prestiti. Al contempo viene alzato dallo 0,3 allo 0,4% l’interesse che sborsano per lasciare i soldi depositati presso la banca centrale. Insomma, per cercare di far passare i soldi dalle banche all’economia da una parte si tira, dall’altra si spinge. Anche se non è così semplice perché non sempre gli istituti che hanno esigenze di deposito e di finanziamento sono gli stessi. Infine il tasso ufficiale è stato totalmente azzerato. Tutti interventi che a prima vista favoriscono la concessione di prestiti e mutui a condizioni convenienti.

Ma i tassi sono già da tempo sui minimi storici e l’ulteriore ritocco di giovedì consentirà a chi ha scelto il tasso variabile di risparmiare solo pochi euro su rate già basse. Nell’ultimo anno l’Euribor a tre mesi è infatti già sceso da circa 0,03 a -0,2. A questo valore le banche applicano poi una maggiorazione (spread) che varia da istituto a istituto. Attualmente su un finanziamento ventennale si riescono a strappare rate con tassi intorno all’1%. Per evitare trappole, però, “chi ha acceso un mutuo in passato dovrebbe verificare che il computo avvenga correttamente considerando l’euribor sotto zero, a meno che il contratto non preveda altrimenti”, spiega Marcello Rubiu, partner della società di consulenza finanziaria Norisk.

In prospettiva è positivo il fatto che Draghi abbia sottolineato che i tassi rimarranno sui livelli attuali o inferiori per un “prolungato periodo di tempo”. Una posizione che per almeno 3-4 anni dovrebbe mettere al riparo da brutte sorprese chi paga rate variabili e che può fungere da bussola per chi deve accedere oggi un nuovo mutuo e scegliere tra tasso fisso o variabile. Invece i finanziamenti Tltro non dovrebbero avere effetti particolari visto che i finanziamenti per gli acquisti di case vengono esclusi da queste operazioni, per scongiurare il formarsi di bolle dei prezzi immobiliari.

Occhio all’aumento delle commissioni – Il rovescio della medaglia è che tassi di questo tipo rendono praticamente impossibile per le banche fare utili lucrando tra la differenza tra quando pagano per ottenere i soldi e quanto fanno pagare per prestarli. Paradossalmente questo potrebbe rendere gli istituti di credito particolarmente guardinghi nella scelta delle erogazioni. Non è da escludere che la banche cerchino di rifarsi ritoccando ad esempio le commissioni che vengono fate pagare per i vari servizi. Come sottolineano alcuni esperti il costo del finanziamento è però solo una delle considerazioni che la banca effettua per la valutazione di un prestito. Fondamentale è anche il contesto economico e quindi le possibilità che il finanziamento venga poi interamente ripagato.

Giù i tassi sui conti deposito. “Chi offre il 2% lo fa per attirare clienti a cui offrire altri prodotti” – Non si dovrebbe arrivare a tassi negativi applicati sui conti corrente, sebbene in questo momento custodire la liquidità dei risparmiatori per le banche sia in pratica diventato un costo. Qualche effetto più significativo potrebbe farsi sentire sui conti deposito in cui i risparmiatori parcheggiano i soldi vincolandoli per un certo periodo di tempo ed ottenendo di conseguenza interessi maggiori. Oggi in alcuni casi si riesce a strappare un rendimento attorno all’1%, non pochissimo se confrontato con le cedole dei titoli di Stato e per un investimento a rischio molto basso, soprattutto se inferiore ai 100mila euro e dunque in ogni caso protetto anche in caso di bail in dell’istituto presso cui sono depositati i soldi. Una limatura a questi rendimenti è verosimile. Come fa notare Rubiu “le banche possono finanziarsi dalla Bce a costo zero, perché dovrebbero offrire il 2% ai risparmiatori? Di fronte a proposte di questo tipo ci sarebbe da preoccuparsi o comunque da prestare attenzione. In altri casi certi istituti attirano la clientela con la remunerazione della liquidità per poi assillarli con la sottoscrizione di prodotti ad elevato margine (fondi, polizze, ecc.) e quindi si tratta, per loro, di un costo di acquisizione per espandersi commercialmente”.

Titoli di Stato: le cedole di quelli già in portafoglio non cambiano – L’incremento degli acquisti da parte della Bce dovrebbe avere l’effetto di deprimere ulteriormente i rendimenti che già oggi sono a zero o addirittura negativi per una buona parte delle emissioni di titoli di Stato della zona euro. In particolare in Italia i rendimenti sono sotto zero per scadenze dei Btp fino a 3 anni. Questo non è un male per chi ha già in portafoglio titoli acquistati in anni in cui gli interessi erano più elevati. Anzi, le cedole non cambiano e se volessi rivenderli prima delle scadenza il loro valore risulterebbe accresciuto. Diverso il discorso per chi pensa di investire del denaro in nuovi Bot o Btp. Per investitori attenti, e con un’inflazione inesistente, le occasioni di guadagno si possono trovare anche in queste condizioni. Ad esempio se compro un titolo con rendimento di -0,1% e l’emissione successiva dello stesso tipo ha un tasso ancora più basso, il valore del mio titolo nel caso andassi a rivenderlo aumenta.

Sempre più difficile ottenere rendimenti accettabili senza rischiare perdite – Per un risparmiatore abituato comprare un Btp tenendolo in portafoglio fino a scadenza e contando su un interesse annuo di qualche punto percentuale le cose sono però diverse. Se si vuole continuare a incassare qualche rendimento diventa inevitabile spostarsi su investimenti di altro tipo, necessariamente un po’ più rischiosi. In generale lo spostamento verso investimenti a rischio maggiore (azioni o obbligazioni a basso rating) è uno dei grandi smottamenti, non privi di pericolo, causati da questi interventi delle banche centrali. “Per i piccoli risparmiatori – avverte ancora Rubiu – aumentano le difficoltà a ottenere una remunerazione accettabile senza rischiare di perdite sul proprio capitale. Un problema soprattutto per i tanti pensionati abituati ad arrotondare l’assegno previdenziale con i coupon dei titoli di Stato. In questo scenario potrebbe avere senso investire nel BtpItalia 2023 confidando che le iniziative possano riportare l’inflazione verso livelli meno patologici”.

L’investimento in Borsa ha sempre un rischio. Solo per chi ha nervi saldi – Come dimostrano i rialzi seguiti agli annunci di Draghi l’azionario trae, o dovrebbe trarre, beneficio da questi interventi. Banalmente una spinta all’economia, finanziamenti più semplici e più soldi in tasca ai consumatori non possono che far bene ai profitti delle aziende quotate. Per chi deve fare scelte di investimento è importante ricordare che le Borse comportano sempre una dose di rischio. Inoltre, nelle condizioni attuali, è probabile che la fase di ampia volatilità (quindi forti rialzi alternati a forti ribassi) che ha caratterizzato gli ultimi mesi possa diventare quasi la norma. Dunque è un tipo di investimento per chi ha nervi saldi, ora più che mai.