“In questi giorni la macchina del fango contro il Movimento 5 Stelle si è messa in azione, attivata dalla stampa e cavalcata dal Pd, guarda caso a ridosso di elezioni amministrative in cui il M5s corre per vincere e fa paura”. Si legge sul blog di Beppe Grillo, a proposito della vicenda del cambio di server a seguito del quale la Casaleggio Associati, secondo una ricostruzione del Foglio, avrebbe avuto accesso a tutte le mail e ai documenti del gruppo dei Cinque Stelle alla Camera. Un caso di presunto spionaggio, insomma. Sulla vicenda sono state annunciate interrogazioni (del Pd) e approfondimenti, come ha spiegato la presidente della Camera Laura Boldrini. Ma per i Cinquestelle “l’obiettivo di questa sistematica opera di discredito non si gioca sui contenuti, ma è volta a delegittimare il Movimento 5 Stelle recuperando notizie vecchie e accompagnandole con commenti, illazioni e supposizioni di parlamentari che non appartengono più al M5s e che oggi militano in altri partiti”.

“Quella del server ‘parallelo’ attivato da un ex parlamentare M5s – prosegue la nota sul blog – è una storia su cui siamo i primi a volere che si faccia luce e chiarezza, perché in ballo ci sono la sicurezza di dati e messaggi privati di esponenti del M5s”. “Il rischio che questi contenuti fossero sistematicamente violati era concreto – aggiunge la nota – ma appare evidente che la violazione non fosse di certo ad opera della Casaleggio Associati, che altrimenti avrebbe avuto interesse a mantenere in piedi quel sistema. Ora però, giornali e partiti in cerca di visibilità, ribaltano la vicenda e vogliono fa credere che a spiare fosse Casaleggio in persona! Un’accusa ridicola e inverosimile“.

Nel comunicato pubblicato sul blog si legge che il server ‘parallelo’ “era pagato con i soldi del gruppo, si appoggiavano non solo indirizzi di posta elettronica e documenti di alcuni parlamentari M5S, ma contenuti e siti terzi non riconducibili ai 5 Stelle, alcuni dei quali erano stati diffidati dall’uso del logo del M5S”. Per i Cinquestelle, dunque, “era noto che alla piattaforma avevano accesso persone terze la cui identità era però sconosciuta al gruppo parlamentare. Proprio per motivi di sicurezza, i parlamentari decisero di rivolgersi ad un consulente informatico di una società torinese che non ha nessun legame diretto con la Casaleggio associati, affinché verificasse l’effettiva presenza di queste anomalie”.

Secondo la ricostruzione del blog di Grillo, dopo “il consulente, dopo le dovute ricerche, riferì al gruppo e allo staff della comunicazione la situazione rilevando che il server non garantiva la sicurezza necessaria e che erano necessarie contromisure”. Lo staff di Grillo inviò allora una mail a tutto il gruppo parlamentare comunicando che il server non era più sicuro e che sarebbe stato disattivato, invitandolo quindi a salvare i contenuti che fino ad allora erano su quella piattaforma e ad usare un sistema che potesse essere gestito direttamente dai parlamentari. L’operazione non avrebbe comportato eccessivi disagi considerando che il server in questione era utilizzato da una piccola parte del gruppo, non più di 30 parlamentari”. La mail fu inviata a tutti i parlamentari “perché lo staff di Beppe Grillo ignorava chi fossero i 30 che si appoggiavano al server creato, a conferma del fatto che non era in possesso di nessuna informazione su quella piattaforma e che non ci fu nessuna azione di controllo” e anzi ci fu anche una comunicazione sul blog.