Rio de Janeiro si appresta a ospitare la prossima edizione dei Giochi olimpici e delle Paralimpiadi, al culmine di quasi un decennio che ha visto la metropoli brasiliana protagonista di una lunga serie di eventi sportivi e culturali di rilevanza mondiale. Ai Giochi Pan-Americani del 2007 sono infatti seguiti tra il 2011 e il 2013 i Giochi Mondiali Militari, Rio+20 (la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile), la Confederations Cup, la Giornata Mondiale della Gioventù. Il 2014 è stato invece l’anno della Coppa del Mondo di calcio. Le Olimpiadi del 2016 rappresentano dunque per Rio il punto più alto di una politica territoriale partita nel primo decennio del 2000, quando il Paese sperimentava un crescita economica senza precedenti, che mirava a utilizzare i mega eventi per far sfoggio di prosperità e sviluppo e promuovere il Brasile nella comunità internazionale.

Ma ora sui giochi incombe il virus Zika, che spaventa a tal punto da far decidere al Comitato olimpico statunitense che gli atleti preoccupati per la propria salute potranno restare a casa. E il Brasile, la settima economia del mondo, si trova alle prese con la peggiore recessione dagli anni ’30. Il real ha perso metà del suo valore contro il dollaro nell’ultimo anno e l’inflazione avanza in doppia cifra. Le ultime stime degli analisti parlano di un 2015 chiuso con un Pil negativo del 3,7%, mentre la Banca Centrale, nel suo bollettino settimanale, continua ad aggiustare in negativo le proprie previsioni. Gli esperti consultati indicano una contrazione del prodotto interno lordo del 2,99% nel corso del 2016: si tratta della quattordicesima proiezione negativa consecutiva.

Dopo Standard & Poor’s, anche l’agenzia di rating Fitch lo scorso dicembre ha portato il rating del Brasile a livelli “junk” e due giorni a seguire Joaquim Levy, il ministro delle Finanze pro austerity in sella da meno di anno, è stato sollevato dall’incarico a favore del più allineato Nelson Barbosa. Tutto ciò si accompagna a una difficile crisi politica, che vede una richiesta parlamentare di impeachment per il presidente Dilma Rousseff e lo scandalo corruzione di Petrobras, che si trascina da oltre un anno. La stessa compagnia petrolifera ha appena annunciato un taglio degli investimenti del 24,6% rispetto a quanto programmato fino al 2019 e la conseguente riduzione della produzione per adeguarsi al calo costante del prezzo del petrolio. E secondo il quotidiano brasiliano O Globo i tagli non sono ancora finiti.

Dal 2009, quando i Giochi vennero assegnati a Rio, i costi previsti sono esplosi. Il comitato organizzatore, che è finanziato privatamente attraverso sponsorizzazioni e vendita di biglietti, ha portato il suo budget da 4,2 miliardi di real a 7,4 miliardi (1,8 miliardi di dollari). Al momento è stata venduta circa la metà dei 4,5 milioni di biglietti domestici a disposizione, e gli organizzatori hanno deciso di tagliare circa 500 milioni di dollari rispetto all’ultima proiezione. “Stiamo guardando in ogni voce di bilancio”, ha dichiarato ad Ap Christophe Dubi, direttore esecutivo dei Giochi Olimpici. “Credo che stiamo fissando un nuovo benchmark, stiamo andando nella giusta direzione, e gli organizzatori hanno trovato delle efficienze, non le chiamerei tagli”.

Gli interventi riguardano le cerimonie di apertura e di chiusura, che saranno più sobrie rispetto a quelle di Londra e Pechino, ma anche la produzione interna dei video promozionali, la riduzione da 70mila a 60mila dei volontari (per i quali erano previsti dei corsi di inglese) e una stretta sulle stanze degli atleti, che avranno a disposizione l’aria condizionata ma non le televisioni. I tagli prevedono anche un maggiore utilizzo di tende e alcune strutture, in particolare posti a sedere per il pubblico, non saranno più realizzate. Anche il Maracanà ha tagliato il 75% dei propri lavoratori. Gli organizzatori sostengono che il 95% del Parco Olimpico sia stato completato e che siano già stati effettuati test per almeno una dozzina di sport, dal tennis alla mountain bike. Suscita invece qualche preoccupazione lo stato di avanzamento di un prolungamento della metropolitana di 16 chilometri che collegherà il Parco Olimpico al centro di Rio. La chiusura dei lavori è prevista per il primo luglio, a poco più di un mese dall’inizio della manifestazione, e i test sono a rischio.

Lo scorso anno i costi delle infrastrutture per i Giochi, finanziati prevalentemente con soldi pubblici, sono cresciuti a oltre 24 miliardi di real (5,9 miliardi di dollari), il 25% in più di quanto originariamente preventivato. “Non siamo la Cina o l’Inghilterra”, ha dichiarato il sindaco di Rio Eduardo Paes. “Non siamo un Paese ricco. Ogni volta che potrò tagliare qualcosa dal budget per le Olimpiadi, lo farò. Queste non saranno le Olimpiadi dello sperpero di denaro”. Paes, che sembrerebbe intenzionato a correre per le elezioni presidenziali nel 2018, deve fronteggiare una tensione sociale in città giunta alle stelle, che inizia a trasformare in violente le proteste della popolazione, già arrivate in mondovisione nel corso della Confederations Cup e dei Mondiali di Calcio.

Le proteste riguardano gli incrementi delle tariffe dei trasporti pubblici, i tagli al welfare e alla sanità e infine gli espropri e le demolizioni coatte di favelas per fare spazio a nuove costruzioni nei pressi del Villaggio Olimpico. Che proseguono, nonostante le denunce da parte del Comitato popolare di Rio de Janeiro per la Coppa del Mondo e le Olimpiadi, che ha appena pubblicato il suo quarto rapporto sugli abusi dei diritti umani da parte della polizia (già criticata lo scorso anno da Amnesty International), e un mercato immobiliare asfittico, che a novembre vedeva venduti solo 230 dei 3.604 appartamenti all’interno del Villaggio Olimpico. “Immaginavamo che la crisi sarebbe arrivata solo dopo le Olimpiadi”, ha detto al New York Times Leonardo Schneider, vice presidente di Secovi, la principale associazione che riunisce i costruttori del paese. “Invece sta accadendo adesso, mettendo in discussione le previsioni aggressive fatte sui progetti legati ai Giochi”.

Per mantenere l’ordine pubblico, Rio utilizzerà 85mila soldati e poliziotti per i Giochi, il contingente più grande della storia del Brasile, quasi doppio rispetto a Londra 2012. Probabilmente non è lo spot che i brasiliani si aspettavano nel 2009.