Il Brasile, che in agosto si è scoperto di nuovo in recessione, ora incassa anche la bocciatura di Standard & Poor’s sul fronte del debito. L’agenzia di rating ha infatti declassato al livello “spazzatura” (BB+) i titoli di Stato del Paese guidato da Dilma Rousseff. Significa che il debito di Brasilia è sconsigliato ai risparmiatori e agli investitori istituzionali, mentre è considerato adatto a finire nei portafogli degli speculatori in cerca di alti rendimenti. E anche la prospettiva di lungo termine (outlook) è negativa: se la condizione delle finanze pubbliche di Brasilia dovesse deteriorarsi ulteriormente, insomma, si profila un altro taglio. “Ci aspettiamo che il deficit pubblico salga all’8% del Pil nel 2015 e 2016 prima di calare al 5,9% nel 2017, contro il 6,1% del 2014”, sottolineano gli analisti di S&P. “E ci attendiamo che il debito, al netto delle attività liquide, salga al 53% del pil quest’anno e al 59% il prossimo, a fronte del 47% dello scorso anno”. Ma il nuovo rating riflette anche “l’incertezza politica” legata alle “inchieste per accuse di corruzione nei confronti di individui di diversi partiti politici e aziende del settore pubblico e privato”.

Il Paese che fino a qualche anno fa guidava, insieme alla Cina, le economie a più alto tasso di sviluppo, i Bric, è in profonda crisi. Nel secondo trimestre 2015, secondo i dati comunicati dall’istituto statistico nazionale, il prodotto interno lordo è calato dell’1,9% dopo il -0,7% dei primi tre mesi: si tratta della peggior recessione degli ultimi 25 anni. Secondo gli analisti, l’anno si chiuderà con una contrazione del pil del 2,3%. Pesa il calo dei prezzi del petrolio e di altre materie prime, dalle cui esportazioni in passato le casse dello Stato derivavano la maggior parte delle entrate. L’inflazione, poi, è a quota 9,25% ed è prevista in ulteriore aumento.

E a complicare il quadro ci sono gli scandali politici, a partire da quello che vede protagonista il gruppo petrolifero di Stato Petrobras, che stando alle accuse ha distribuito miliardi di dollari di mazzette al Partito dei Lavoratori, la formazione dell’ex presidente Inacio Lula da Silva e della Rousseff, ex presidente del consiglio di amministrazione della società. In agosto centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere l’impeachment della Roussef. Nell’inchiesta Lava Jato (“autolavaggio”) sono coinvolti anche due importanti ministri del suo governo: Aloizio Mercadante, titolare del dicastero della Casa civile, e Edinho Silva, responsabile della Comunicazione, citati da un collaboratore di giustizia tra i beneficiari di mazzette provenienti da Petrobras.. E solo pochi giorni fa è emerso che l’indagine vede indagata non solo la Saipem (gruppo Eni) ma anche la Techint presieduta dal numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca.

In questo quadro il Paese si appresta l‘anno prossimo ad ospitare, a Rio, le Olimpiadi. Ma i lavori per i nuovi impianti sportivi sono in forte ritardo e l’evento, presentato come un volano di crescita, è adesso sotto accusa perché si profila un notevole sforamento del budget rispetto ai 14 miliardi di dollari già preventivati.