Il Mondiale di Brasile 2014, in cui le proteste di piazza hanno messo in ombra il calcio giocato, rischia di essere un enorme boomerang per la Fifa, con gli sponsor che cominciano a rendere pubblici i primi distinguo e attraverso durissimi comunicati minacciano di lasciare. Enorme multinazionale che dietro lo statuto no profit a bilancio del 2013 ha iscritto un saldo positivo di 1,4 miliardi, e altrettanto ha dichiarato come fondo di riserva, la Fifa dovrebbe ottenere dai principali sponsor mondiali circa 850 milioni, cifra che per la prima volta supera quella delle entrate televisive. Ma tra le proteste contro Brasile 2014, dove i soldi per costruire gli stadi sono stati sottratti ai servizi di base per la popolazione, e le accuse di corruzione per Qatar 2022, che hanno svelato il lato oscuro della Fifa, gli sponsor fuggono.

La Coca Cola ha già detto che ridurrà al minimo le sue campagne pubblicitarie. E insieme alla nota bevanda, anche Adidas (il cui comunicato recita: “Il tenore negativo del dibattito pubblico sulla Fifa non fa bene al calcio, alla stessa Fifa e ai suoi sponsor”), Sony, McDonalds, Emirates, Hyundai-Kia e Visa, che compongono il pacchetto principale dei Global Partners Fifa, hanno attaccato duramente la Fifa, non volendo essere associati a sfruttamento o a corruzione. Ovviamente, spiegano gli esperti, queste sono strategie di washing del marchio: non c’è alcuna motivazione etica profonda se non quella di urtare la sensibilità del consumatore creando un legame tra il brand e la disperazione della popolazione brasiliana o il traffico di mazzette e tangenti.

Pagando alla Fifa una cifra che arriva a un massimo di 120 milioni di dollari a testa per la categoria Global Partners di cui sopra, e a un minimo di 8 milioni, gli sponsor possono contare su un audience televisiva che solo per la finale raggiunge oltre la metà degli abitanti del globo, per un guadagno complessivo che per Sudafrica 2010 è stato calcolato in oltre 4 miliardi, di cui quasi uno per la sola finale mondiale. E quest’anno dovrebbe aumentare di molto. Ma come il guadagno deriva dall’immagine positiva che rimane impressa nella memoria del brand associato con i grandi campioni, così il problema è essere associati ai murales con disegni di bambini brasiliani che masticano palloni perché gli è stato tolto il cibo, o agli scontri di piazza, o alla corruzione.

Il numero di sponsor complessivi, per l’evento o per le singole squadre, è di 421, per Brasile 2014. Nike (10 squadre), Puma (9) e Adidas (8) la fanno da padrone per quanto riguarda il materiale tecnico. Mentre per il resto vincono le compagnie di telecomunicazione (25 in totale), davanti a automobili e banche (24), birre (19) compagnie aeree (15). E siccome il guadagno è il motore principale sia del carrozzone Fifa che di quello degli sponsor, il solo fatto di averli fatti per la prima volta costretti a campagne sottotono e a prendere le distanze è già una grandissima vittoria del movimento Nao Va Ter Copa. Per il resto, oltre alle compagnie già citate, anche BP, Budweiser e Visa hanno dichiarato in maniera molto decisa che si aspettano risultati dal Comitato Etico della Fifa nell’indagine sulla corruzione che ha portato all’assegnazione dei Mondiali in Qatar 2022. Mai come oggi la Fifa è sotto assedio, essendoci in ballo oltre la metà dei guadagni, e l’ipotesi di un ripensamento generale dei grandi eventi sportivi può diventare una realtà.

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