“In Italia prima sei troppo giovane, poi troppo vecchio. In Kosovo ho trovato la serenità e un piatto di pasta costa 3 euro”: la storia di Davide Borsellini
“In Italia mi sono scontrato con una mentalità difficile: prima sei troppo giovane, poi improvvisamente diventi troppo vecchio. Avevo 24 anni, ma dopo quell’infortunio sembrava che non avessi più mercato”. Comincia così la storia unica di Davide Borsellini, portiere romano oggi 27enne. È cresciuto calcisticamente nell’Udinese, poi tanta esperienza in Serie, da Foggia a Rende e Paganese. Poi la rottura del setto nasale lo ha tenuto fermo un anno e mezzo. Da lì gli si è chiusa ogni opportunità: nessuna squadra lo voleva. E allora ha scelto la strada meno convenzionale: ha scelto di ripartire dalla Raiffeisen Superliga, la Serie A del Kosovo. Un’avventura bizzarra, controtendenza, che invece si è trasformata nella sua oasi di serenità e di successo.
Borsellini ha raccontato la sua storia in un’intervista a Fanpage.it: “A 24 anni sembravo finito, poi un procuratore con cui collaboro ancora oggi mi parlò di questa possibilità in Kosovo. Mi disse: Qui non guardano l’età, guardano se sai giocare“. Il portiere decise di provare, non aveva nulla da perdere: “Mi fecero firmare subito il contratto, dicendomi: Sappiamo del tuo infortunio, ma vogliamo vedere come stai. Quell’umanità mi colpì tantissimo”. È un concetto che torna spesso nel suo racconto: “Qui vai allo stadio tranquillo, parcheggi la macchina e nessuno te la tocca… In Italia spesso vivi con pressione e tensioni continue. In Kosovo ho trovato un ambiente molto più umano. Gli italiani sono amatissimi e io mi sono sentito accolto da subito bene”.
Certo, il primo impatto è stato complicato: “Io non parlavo inglese. Per tre mesi e mezzo ho vissuto con il traduttore h24 e con Google Traduttore in mano”. “Però non ho mai avuto paura. Mi dicevo: al massimo torno indietro”, sottolinea Borsellini. Ne è valsa la pena, anche da un punto di vista economico: “Qui con uno stipendio normale o più che normale, diciamo così, vivi benissimo. Un filone di pane costa 40 centesimi, un litro di latte non arriva a un euro, gli affitti sono bassissimi. In Serie C in Italia magari prendi 1500-1800 euro al mese e fai fatica”. Un altro esempio? “Un primo piatto di pasta al ristorante qui costa meno di tre euro“.
Tanto che il portiere sta pensando di non andarsene più, anche una volta terminata la carriera calcistica. E consiglia anche ai suoi colleghi di non avere paura a scegliere la stessa strada: “In Italia tanti restano fermi per comodità, per non allontanarsi da casa o perché pensano che andare all’estero significhi fallire. Non è così. Qui magari giochi una Serie A meno conosciuta, ma fai esperienza, cresci e puoi rilanciarti davvero“. Qualcuno lo ha anche ascoltato: “Mi dicevano: Vai in Kosovo? Ma dove vai… Poi però alcuni ragazzi hanno capito che all’estero ci sono opportunità vere“. Di sicuro, Borsellini ringrazia di non aver avuto paura di lasciare l’Italia: “Mi ha ridato il piacere di giocare a calcio e anche la serenità come persona”.