È stato scelto per “competenza, professionalità” e, soprattutto, parola di Laura Boldrini, perché ieri durante il colloquio ha spiegato che Montecitorio deve continuare ad essere “la casa della democrazia”. Proprio così. Stefano Menichini è il nuovo capo ufficio stampa della Camera. E proprio grazie alla sponsorizzazione della presidente. È stata lei che questo pomeriggio ha comunicato ai membri dell’Ufficio di presidenza la bontà della scelta. Una nomina quasi scontata, per la verità, visto che lo scorso 22 gennaio proprio ilfattoquotidiano.it aveva raccontato di come la corsa per l’ambita poltrona lasciata libera da Anna Masera (tornata a La Stampa) fosse ridotta ad un derby fra l’ex direttore di Europa, attuale consulente del ministero dei Trasporti, e l’ex direttrice de l’Espresso e D di Repubblica, Daniela Hamaui. La quale pare non abbia convinto gli illustri membri dell’ufficio di presidenza soprattutto su uno dei requisiti principali richiesti per conquistare la carica: la conoscenza del Parlamento e dei suoi meccanismi. Menichini ha così battuto la concorrenza dei 270 colleghi – tanti sono stati quelli che hanno inviato il curriculum per partecipare alla selezione – poi ridotti a 12 in vista della decisione finale. Ma cos’è accaduto durante la riunione odierna? Se è vero che la proposta della Boldrini è stata accolta a larga maggioranza, non sono mancate le critiche da parte di chi non ha per nulla condiviso il metodo con il quale si è giunti alla nomina. Ecco comunque il “verbale” dell’ufficio di presidenza così come è stato raccontato a ilfattoquotidiano.it.

CASA STREGATA – La seduta si è aperta con la presidente che ha ringraziato il comitato ristretto, costituito su sua indicazione all’interno dell’Ufficio di presidenza, spiegando che per l’occasione sono state audite persone di “elevata professionalità”. Una in particolare ha però raccolto i suoi favori: Stefano Menichini. Il quale, ha spiegato la Boldrini, era da scegliere per “competenza, professionalità” e perché, durante il colloquio, particolare che pare l’abbia letteralmente stregata (e vai a capire perché), ha dichiarato che Montecitorio deve continuare ad essere “la casa della democrazia”.

MI MANDA MATTEO – Subito dopo la ‘dichiarazione di voto’ della presidente è intervenuta Claudia Mannino (Movimento 5 Stelle), uno dei segretari dell’ufficio di presidenza, che ha anzitutto criticato il metodo con il quale è stato scelto il nuovo capo ufficio stampa. Non a caso, ieri, proprio lei aveva chiesto alla numero uno di Montecitorio di presentarsi all’ufficio di presidenza di oggi con una rosa di 3/4 nomi e condividere con i presenti la decisione finale. La Boldrini però aveva respinto l’invito ricordando che le regole della selezione erano già state decise in precedenti incontri. A quel punto fra le due si è aperto uno scontro. La Boldrini ha sostenuto che, oltre ai motivi esposti nel suo intervento, è stata anche colpita da ciò che ha detto Menichini alla fine del suo colloquio. E cioè che l’ex direttore di Europa ha spiegato di essere cosciente del fatto che l’aver diretto un giornale politicamente schierato (il quotidiano della Margherita e poi del Pd, ndr) poteva essere un ostacolo per una sua eventuale nomina. Ma che, nel caso in cui fosse stato scelto, avrebbe gestito la macchina parlamentare con la massima professionalità e terzietà. E qui, visti i sospetti di “lottizzazione politica” di matrice renziana sulla carica da assegnare che circolano da tempo anche tra i membri dell’ufficio di presidenza, la Mannino non si è trattenuta. Neanche con l’ironia: “Presidente, l’eccesso di onestà non mi pare fosse fra le motivazioni che l’hanno condotta alla scelta”. Battuta velenosa, nessuna replica della Boldrini.

FONTANA DI ACCUSE – A quel punto la parola è passata a Stefano Dambruoso. Il questore dell’ufficio di presidenza in quota Scelta civica ha spiegato che al posto di Menichini avrebbe preferito la nomina di un altro dei candidati. E cioè Maddalena Loy (ex Foglio, Rai e Unità, ndr). Perciò ha chiesto alla presidente che quest’ultima venga presa in considerazione per entrare a far parte del gruppo di lavoro che curerà la comunicazione di Montecitorio. Insomma, un premio di consolazione. Ma le critiche alla Boldrini non si sono fermate. Dopo Dambruoso, contro di lei ha iniziato a cannoneggiare l’altro deputato questore, Gregorio Fontana (Forza Italia): “Tutta questa storia della selezione pubblica si poteva evitare – ha detto piccato – anche perché si sapeva da tempo che alla fine la scelta sarebbe ricaduta su Menichini”. La Boldrini non l’ha presa bene: “Che si sappia, ho deciso senza aver ricevuto alcuna pressione politica”.

MOLTO DI PERSONALE – La riunione volge al termine. Interviene Roberto Capelli (Democrazia Solidale): “Condivido la scelta di Menichini, era nella mia top three insieme a Maddalena Loy e Claudio Giua (ex direttore dello sviluppo e innovazione del Gruppo Espresso). Altra dichiarazione di voto, arriva da Ferdinando Adornato (Area popolare). “Conosco Stefano (Menichini, ndr) personalmente, può garantire professionalità e terzietà”, dice. Non c’è da stupirsi visto che proprio lui nei giorni scorsi, come riferito dall’agenzia di stampa Dire, aveva inserito l’ex direttore di Europa in una short list formata da 4 “giornalisti di chiara fama”. Fine degli interventi. La Boldrini mette ai voti la proposta. Menichini viene scelto a larga maggioranza: solo Mannino e Fontana si astengono. Triplice fischio: la seduta è tolta.

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