Si sono dimessi tutti, sindaco e consiglieri. Ha fatto tabula rasa dell’intera amministrazione comunale l’arresto del primo cittadino di Brindisi, Cosimo Consales, finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione in concorso con Luca Screti, amministratore della Nubile srl che ha gestito fino a pochi mesi fa l’impianto di biostabilizzazione dei rifiuti e la discarica comunale di Autigno, al centro di un’altra inchiesta. L’addio dei 32 consiglieri eviterà al capoluogo pugliese un lungo commissariamento e permetterà di tornare alle urne in primavera, con ogni probabilità il 5 o 12 giugno. Ma nonostante il passo indietro anche dei rappresentanti della maggioranza, compresi i Dem, resta un problema politico interno al Partito Democratico che negli ultimi due anni ha ignorato le indagini a carico del sindaco – imputato in un processo connesso all’inchiesta che lo ha portato ai domiciliari – e le sollecitazioni che provenivano dal segretario regionale del Pd e governatore della Regione, Michele Emiliano.

Un silenzio ingombrante che non può essere spazzato via dalle prese di distanza delle ultime quarantott’ore e che coinvolge i consiglieri comunali e regionali, oltre a un pezzo di parlamentari brindisini del Pd. Perché se Consales si era autosospeso dopo la prima indagine sul suo conto, nel 2013, il Pd cittadino – e non solo – ha continuato a sostenerlo fino all’ultimo giorno. Per questo, attacca la lista civica Brindisi Bene Comune, “non può pagare solo Consales che è stato il terminale politico di questa rete di interessi che ha messo le mani sulla città, spartendosi ogni posto di potere”. Per il consigliere di BBC, Riccardo Rossi, si tratta di “una perenne lotta con le tante giunte che si sbriciolavano sotto le spinte dei vari gruppi. Decine di assessori di cui non si ricorda alcuna traccia. Adesso parte l’operazione più infame, quella in cui questi signori sono ormai espertissimi: lo scarica barile – dice l’esponente di opposizione – I giornali sono pieni di dichiarazioni sulle responsabilità personali di Consales, come se avesse in questi anni agito senza alcun sostegno politico a tutti i livelli: da parte di parlamentari, consiglieri regionali e comunali”.

Nel nulla infatti erano caduti anche i ripetuti attacchi di Emiliano, sostenuto dalla deputata Elisa Mariano. Da oltre due anni, l’attuale governatore della Regione aveva rotto ogni legame con Consales, scontrandosi in più occasioni e chiedendo la testa di due assessori. Fino ad arrivare a un punto di non ritorno negli scorsi mesi: “Quando ci siamo resi conto che nel settore del ciclo dei rifiuti, ma anche nel settore dell’urbanistica, si erano verificati gravi episodi – ha ribadito negli scorsi giorni – il Partito Democratico della Puglia ha reagito con le dimissioni del segretario cittadino del Pd e il circolo cittadino è stato commissariato”. Era ottobre, ma i consiglieri comunali hanno fatto quadrato. E nulla è cambiato anche alla vigilia di Natale, quando Emiliano ha vietato l’uso del simbolo del partito a tutti gli esponenti dem dell’assise comunale e posto come diktat le dimissioni di due assessori, Antonio Monetti e Salvatore Luperti, rispettivamente titolari di Ambiente e Urbanistica. Un appello caduto nel vuoto e non sostenuto ufficialmente dai rappresentanti brindisini del Pd in Consiglio regionale e in Senato.

Solo sabato, con il sindaco ai domiciliari, sono arrivati i distinguo e le prese di distanza. E non da parte di tutti. Non una parola da Giuseppe Romano, brindisino e consigliere regionale del Pd, che a settembre così si esprimeva sul sindaco dopo l’attacco del segretario provinciale Maurizio Bruno, sulla stessa linea di Emiliano: “Non si può scendere a gamba tesa come ha fatto Bruno: lo scioglimento del Consiglio comunale è la risposta più sbagliata che si possa dare, per cui il sindaco Mimmo Consales fa bene ad andare avanti”. Politicamente vicino all’ex primo cittadino di Brindisi è stato da più parti ritenuto anche il senatore Salvatore Tomaselli, che dopo gli arresti di sabato ha espresso “profonda tristezza” sottolineando di non intendere “ora ipocritamente e cinicamente rinnegare rapporti e scelte compiute in assoluta buona fede, per quanto alla prova dei fatti conclusesi così drammaticamente” e aggiungendo che “le responsabilità politiche devono poter trovare luoghi collettivi per comprendere cosa sia accaduto e per interrogarsi sulle conseguenze di un così duro colpo”. Ilfattoquotidiano.it ha contattato entrambi gli esponenti dem per comprendere se fosse stato possibile intervenire prima. Romano ha preferito non rispondere, Tomaselli ha invece chiarito: “Discuto nelle sedi di partito. Tre anni fa concordammo per l’autosospensione di Consales e il sostegno all’amministrazione. Ci siamo comportati come fatto in altre circostanze. Con il senno di poi sono lastricate le vie dell’inferno. Nell’ottica di non aggiungere polemiche ad altre polemiche, ho più volte consigliato al sindaco, in colloqui personali, scelte di discontinuità”.

E torna di attualità anche una mossa della Regione Puglia, all’epoca amministrata da Nichi Vendola, risalente al 2013 e avallata da Consales. Tre anni fa, l’ex assessore all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, firmò due ordinanze – a febbraio e a maggio – per conferire i rifiuti di ben 21 comuni baresi nella discarica brindisina di contrada Autigno, gestita fin dal 2012 dalla Nubile di Screti fino al sequestro imposto dalla magistratura per l’inquinamento della falda acquifera. Un’interrogazione presentata all’epoca da due consiglieri brindisini chiedeva “per quale motivo il sindaco di Brindisi non ha inteso opporsi alla decisione della Regione Puglia, quando sono ben note le criticità ambientali e sanitarie della zona”. E il centrodestra si interrogò anche sugli incassi straordinari percepiti dalla Nubile, semplice gestore di una discarica comunale. Poi Consales si lamentò con Vendola, ma – come sottolineato in un’ulteriore interrogazione dell’opposizione – Brindisi è stata a lungo “discarica di rifiuti da Bari senza alcun ritorno economico e con il dubbio che il Comune non abbia incassato somme che invece sono state incassate interamente dal gestore privato”. Lo stesso che, secondo la procura, avrebbe pagato i debiti del sindaco.

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