In questi giorni sale alla ribalta delle cronache un provvedimento della Commissione paritetica dei Dodici in merito alla liberalizzazione della caccia in Trentino Alto Adige. La Commissione dei Dodici è derivata dall’articolo 107 dello Statuto di autonomia che contiene disposizioni che stabiliscono la procedura da seguire. Per questo motivo le norme di attuazione sono emanate con decreti del Presidente della Repubblica, sentita una commissione paritetica e dopo la relativa deliberazione del Consiglio dei ministri. Detta commissione si compone di dodici elementi, di cui sei in rappresentanza dello Stato, due in rappresentanza del Consiglio regionale, due del Consiglio della Provincia autonoma di Trento e due del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano. Tre componenti devono appartenere al gruppo linguistico tedesco. All’interno di questa Commissione dei Dodici, che è competente per tutte le questioni concernenti le due Province di Bolzano e Trento oppure la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, vi è una commissione speciale per le norme di attuazione riferite alle materie di competenza della Provincia di Bolzano.

Quindi questa commissione ha il compito di dare parere, non vincolante, ma molto determinante, su varie tematiche che coinvolgono i rapporti con lo Stato e le due Province Autonome di Trento e Bolzano. Detto ciò, in questi giorni fa scalpore un provvedimento che ha dell’incredibile: la Commissione ha dato via libera alla liberalizzazione della caccia, su tutto il territorio del Trentino Alto Adige, parchi inclusi. Dapprima lo smembramento di uno dei parchi più belli d’Italia, il parco dello Stelvio; esso è stato smembrato e sciolto come ente unico, per essere accaparrato da ogni territorio di competenza; quindi, ora che è smembrato, ogni provincia potrà decidere come regolamentarne la caccia in loco!

orso bruno

E così accade in  Trentino Alto Adige. Dato il parere favorevole alla liberalizzazione della caccia, ora al governo non tocca altro che dare il via confermando tale parere e commutarlo in legge. Dopodiché, ogni provincia potrà, nel suo orticello, decidere quali specie si potranno cacciare, comprese anche quelle che fuori dai propri confini sono magari protette da leggi nazionali. Ne citiamo una a caso: le marmotte. Questa specie a detta di molti, cacciatori ovviamente, è in sovrannumero e, quindi potrà essere cacciata; altra specie, ad esempio, il merlo, splendido volatile che, pare sia causa di fastidi vari per alcuni coltivatori. Ma, nel futuro, si potranno anche cacciare stambecchi, faine, tassi e, udite udite, anche l’orso se sarà ritenuto in sovrannumero. Ecco, sull’orso ci riflettiamo un pochino. Mesi or sono una mamma orsa fu uccisa, nel tentativo di cattura in Trentino. Vi furono moltissime polemiche e, con questo provvedimento, la caccia all’orso potrebbe anche essere aperta in futuro. Il tutto potrà essere deliberato da ogni singola provincia, per il proprio territorio. Fortissime le proteste del mondo ambientalista in questi giorni, in Trentino Alto Adige, poiché tale provvedimento ha il sapore di un grande scambio di voti tra politici e cacciatori, che sono in migliaia in queste Province.

I partiti della coalizione di centro-sinistra-autonomista che governa la provincia di Trento tacciono, anche perché il partito del Presidente Rossi (PATT) è formato in gran parte da cacciatori o perlomeno i cacciatori trovano negli esponenti del PATT molti favori. Spiace che in tale coalizione ci sia pure un partito (Verdi), o ciò che ne resta, che si professa contro la caccia, ma non prende posizione su tale nuovo provvedimento (ad oggi silenzio tombale). Altra occasione per far apparire l’autonomia asservita ad interessi di lobbies (cacciatori), invece che a tutela del bene comune. Peccato, non lamentiamoci troppo se fuori dal Trentino Alto Adige ci vedono con grande sospetto e rabbia. Se questi sono gli esempi che diamo, ce lo meritiamo!