C’erano altri obiettivi nella lista di attacchi pianificati da Abdelhamid Abaaoud. La mente dietro gli attentati di Parigi, ucciso il 18 novembre scorso nel blitz della polizia nel quartiere di Saint-Denis, voleva colpire “un asilo nido, un centro commerciale e un commissariato”. A rivelarlo è Sonia, la donna grazie alla quale gli agenti hanno potuto identificare il coordinatore degli attentati del 13 novembre e il luogo in cui si nascondeva. Amica di lunga data di Hasna Aït Boulahcen, cugina del terrorista, la giovane, la cui vera identità non è stata diffusa per motivi di sicurezza, ora teme “rappresaglie” e si sente minacciata. Nella testimonianza resa ai microfoni dell’emittente francese RMC-BFM-TV, Sonia racconta che pochi giorni dopo gli attacchi di Parigi Abaaoud disse chiaramente alla cugina quali sarebbero stati i suoi prossimi tre obiettivi: un asilo nido, un centro commerciale e un commissariato. “Mi disse che sarebbero stati giovedì. Mi sono detta, glielo impedirò” ha dichiarato la donna. E così ha fatto: appena possibile Sonia chiamò il 197, il numero d’urgenza attivato dalle autorità francesi per segnalare i terroristi e raccontò tutto, appena conclusa la telefonata, la polizia invase Saint-Denis.

La testimonianza della donna però non si ferma qui. Agli agenti ha raccontato di aver accompagnato Hasna “a prendere una persona che aveva bisogno di alloggio”. Quella persona era Abaaoud, al quale Sonia chiese come fosse arrivato in Francia. “Siamo entrati senza documenti ufficiali“, insieme a “siriani, iracheni, francesi, tedeschi ed inglesi” raccontò il terrorista. “Mi ha detto che sono in novanta e che sono un po’ ovunque in Ile-de-France”, dirà poi alla polizia. Secondo la ricostruzione di Sonia, qualche giorno dopo gli attentati Hasna trovò l’appartamento al numero 8 di rue Corbillon, a Saint-Denis, che divenne il rifugio dei terroristi in fuga. Fu in quel momento che la donna cercò di far ragionare l’amica, provando a convincerla a chiamare la polizia. Il rifiuto di Hasna convinse Sonia a fare lei quella telefonata. Una decisione che ha permesso alla polizia di trovare il covo dei terroristi e salvare delle vite ma che ha anche cambiato drasticamente quella di Sonia: da quel giorno infatti la donna è stata messa sotto protezione dallo Stato francese, ha dovuto cambiare identità, casa, città e interrompere ogni contatto con parenti e amici.