Lontani, lontanissimi i tempi in cui, nel 2002, gli Oscar per migliori attori furono assegnati Denzel Washington e Halle Berry. Era il 2002 e l’Academy sembrava aver infranto un tabù, aver spezzato un incantesimo malvagio. Quattordici anni dopo invece soffia un vento di ribellione, una volontà di boicottaggio. E alla presa di posizione del regista Spike Lee e del cantante e attore Will Smith l’Academy ha deciso di rispondere approvando una serie di riforme. Troppo forti e infamanti le accuse di giorni scorsi da parte di alcuni attori che lamentavano “nomination troppo bianche”.  Senza dimenticare che l’hashtag #OscarsSoWhite di Lee è diventato tra i più popolari di Twitter.

“Entro il 2020 raddoppieremo la presenza di donne e delle minoranze tra i nostri membri, e immediatamente diversificheremo la leadership aggiungendo tre nuovi posti nel board dei governatori” si legge in un comunicato diffuso dalla stessa Academy. La decisione è stata presa all’unanimità dal consiglio di amministrazione in una votazione che ha avuto luogo ieri sera. L’obiettivo, spiega l’organizzazione, è condurre una serie di “modifiche sostanziali” per portare il cambiamento nell’Academy. Non aspetteremo che sia il settore a reagire”, ha dichiarato il presidente dell’organizzazione, Cheryl Boone Isaacs che ha aggiunto: “Queste nuove misure avranno un impatto immediato e avvieranno il processo di un cambiamento significativo nella composizione dell’Academy”. Secondo i dati dal Los Angeles Times, nel 2012 il 93 percento dei membri dell’Accademia erano bianchi, il 76 percento erano uomini e l’età media era di 63 anni.Vedremo se il regista di Malcom X cambierà idea e presenzierà alla serata. Su 20 candidature per la recitazione nessuna è andata a un attore di colore.