Cinema

Sergio Castellitto: “Quando sei papà a 30 anni giochi a palla con tuo figlio, a 40 ti fai male al menisco e a 60 gli dici ‘vedo la partita in tv, allo stadio non vengo”

L'attore presenta a FqMagazine la nuova serie “In Utero” su HBO Max con otto episodi

di Andrea Conti
Sergio Castellitto: “Quando sei papà a 30 anni giochi a palla con tuo figlio, a 40 ti fai male al menisco e a 60 gli dici ‘vedo la partita in tv, allo stadio non vengo”

Persone di diverso orientamento sessuale, sia in coppia che single, che tramite il loro desiderio di genitorialità, offrono nuove prospettive e portano alla luce conflitti profondi finora inesplorati. Sono le storie raccontate nella nuova serie “In Utero” su HBO Max con otto episodi, in uscita ogni venerdì. Protagonisti sono: Ruggero (Sergio Castellitto), ginecologo fondatore della clinica di fecondazione assistita ‘Creatividad’, e Angelo (Alessio Fiorenza), uomo trans biologo. Ci sono anche l’amministratrice e fondatrice insieme al marito della clinica Teresa (Maria Pia Calzone) e la patient assistant Dora (Thony). Tutti insieme ogni giorno si confrontano con le complesse vicende umane che i pazienti portano con sé insieme alla loro storia clinica.

“Non sei un padre solo nella vita. – ha dichiarato Castellitto a FqMagazine -Sei un padre a 30 anni, sei un padre a 40, sei un padre a 50… A 30 anni riesci a giocare a pallone con tuo figlio, a 40 ti fa male il menisco. a 50 dice gioca con suo fratello a 60 ti dice ‘non ci vengo alla partita allo stadio la vedo in televisione’. Questa è la genitorialità”.

E ancora: “Perché la strada in Italia ancora così difficile su certi temi? I diritti arrivano sempre in ritardo, basti pensare all’evoluzione e all’emancipazione, giusta sacrosanta, dell’universo femminile negli anni e così via. Dobbiamo immaginare sempre però che certe conquiste siano assolutamente legittime e da conquistare. In alcune realtà i diritti non così lontane da noi, non solo non vengono rispettate, ma vengono negate”.

“Il tema dell’adozione è complicato. – ha aggiunto l’attore – Spesso diciamo dei nostri figli ‘non lo riconosco, non riesco a capire come ragiona’ figuriamoci quando adotti un bambino, che magari viene da un dolore lontano. Questo bambino ti cresce al fianco e tu cresci insieme a lui, come genitore adottivo in qualche modo improvvisamente senti che quel bambino ha un’origine e anche un DNA che ti appartiene completamente”.

Creata da Margaret Mazzantini, “In Utero” vede Maria Sole Tognazzi (che firma anche la direzione artistica) alla regia delle prime quattro puntate, le ultime quattro sono state, invece, dirette da Nicola Sorcinelli.

“Il punto di forza della nostra serie è la tematica, – ha detto Maria Sole Tognazzi a FqMagazine – perché è la prima serie medica sul tema della fecondazione assistita e affronta il tema della genitorialità e del concetto di famiglia. Sappiamo che ‘fare famiglia’ può significare tantissime cose indubbiamente però anche costruire delle relazioni che non hanno necessariamente a che fare con la genitorialità. È una storia che si interroga sulla nostra identità sul desiderio di cambiamento. Altro punto di forza della serie sicuramente è la coralità del racconto che ci ha permesso di lavorare con degli attori stupendi e di raccontare tanti tanti personaggi fragili che si trovano appunto ad affrontare la possibilità di diventare genitori attraverso l’aiuto di questa clinica”.

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