I toni pacati con cui Kim Jong Un aveva parlato di pacificazione con la Corea del Sud nel suo discorso di Capodanno sono evaporati in poco meno di una settimana. Al contrario, l’annuncio del avvenuto test di una bomba all’idrogeno sembra concretizzare il passaggio del messaggio del Brillante compagno sullo sviluppo di nuove armi. L’ipotesi che la Corea del Nord si sia veramente dotata di armi termonucleari è in attesa di conferme indipendenti, anche se al momento sembra montare lo scetticismo. E nubi si addensano anche sul futuro prossimo delle relazioni inter-coreane.

“Perseguiamo attivamente il dialogo e il miglioramento delle relazioni tra Nord e Sud”, aveva detto il giovane Kim, “Ci siederemo a discutere, anche sulla riunificazione, con chiunque voglia veramente la pace e la solidarietà nazionale”. Parole che non si conciliano con il passaggio con cui l’agenzia ufficiale Kcna celebra il test atomico e descrive la penisola coreana e i Paesi limitrofi come il centro di un una possibile “guerra nucleare”, le cui responsabilità però ricadrebbero sull’aggressore statunitense.

L’eventualità che il regime di Pyongyang violasse le risoluzione delle Nazioni Unite e conducesse il suo quarto esperimento nucleare, dopo quelli del 2006, del 2009 e del 2013, era più una questione di “quando” che non di “se”. Negli ultimi due anni si erano osservati i movimenti attorno al reattore Yongbyon, il cui ritorno all’operatività è stata confermata lo scorso settembre. Appena un mese fa, invece, è stato lo stesso Kim Jong Un a sventolare per primo la nuova minaccia: “Abbiamo la bomba H”.

Dichiarazione anche allora presa con una buona dose di scetticismo, ma sganciata mentre erano in corso colloqui di alto livello tra le due Coree nell’ambito del documento firmato tra Seul e Pyongyang lo scorso 25 agosto, che mise tregua alla più grave crisi tra i due Paesi dal febbraio 2013, quando fu condotto il precedente esperimento nucleare aprendo una crisi che si protrasse per mesi.

Nel discorso di Capodanno, notava Stephan Haggard, analista del Peterson Institute of International Economics, all’accordo della scorsa estate si faceva appena un accenno. La nuova crisi inter-coreana è ora aperta. Seul ha messo i propri militari in allerta. Pyongyang si trova invece senza l’uomo che ha tessuto da tempo i rapporti con i vicini. Kim Yang Gon, figura di spicco nelle relazioni tra Nord e Sud è morto il 29 dicembre in un incidente stradale. La scomparsa dell’alto funzionario nordcoreano “è una sfida”, sottolinea Haggard nel ricordare quanto nel sistema e nella diplomazia tra i due Paesi contino relazioni personali, fiducia e lealtà. Con molta probabilità il vuoto di potere nella diplomazia con Seul non sarà colmato prima del congresso del Partito coreano dei lavoratori convocato per maggio. L’assise sarà la prima in 36 anni per il partito unico al potere in Corea del Nord. I contenuti della riunione sono al momento tenuti segreti.

L’opinione più diffusa tra gli esperti è che il congresso servirà a sancire un ricambio generazionale, consolidando il potere di Kim Jong Un, e potrebbe concentrarsi sulle riforme economiche. Già da tempo nel Paese è in corso un’apertura dell’economia verso forme che si possono definire di mercato, che ora potrebbe ricevere l’ok ufficiale del massimo organismo del Partito, le cui riunioni in passato sono sempre servite per sancire una linea politica.

Pyongyang non abbraccerà riforme sullo stile di Deng Xiaoping, ma comunque i cambiamenti avranno bisogno di un segnale dall’alto, anche perché andranno a toccare quei settori dell’establishment che Kim Jong Il si è trovato in eredità alla morte del padre Kim Jong Un. Una cerchia di potere che aveva tra l’altro in mano i rapporti con la Cina. Tra il giovane tiranno e Pechino c’è freddezza. Settori della dirigenza e dell’accademia cinese mal sopportano l’atteggiamento nordcoreano, che considerano una minaccia ai propri interessi, e la refrattarietà di Pyongyang ad accogliere i consigli che arrivano da potente alleato. Ad allargare il divario ha contribuito due anni fa l’esecuzione e l’epurazione di Jang Song Thaek, zio di Kim Jong Un e uomo di collegamento con i cinesi.

Nell’ultimo periodo la situazione stava comunque trovando un nuovo equilibrio, rappresentato dalla partecipazione di Liu Yunshan, membro del comitato permanente del Pcc, alla parata per l’anniversario del Partito dei lavoratori. Mentre sul versante degli scambi commerciali i rapporti tra i due Paesi sono continuati.

Di questi giorni è invece la notizia del possibile missione in Corea di Song Tao, capo del dipartimento per le relazioni internazionali del Partito comunista. Secondo indiscrezioni, difficili da confermare, la visita potrebbe essere il preludio a una futura missione di Kim in Cina. Il test nucleare rischia però di scompigliare le carte. Il ministero degli Esteri cinese oltre a confermare di opporsi con fermezza al test nucleare condotto dai nordcoreani ha rimarcato di essere stato tenuto all’oscuro di tutto prima che Pyongyang desse l’annuncio attraverso la propria stampa ufficiale.

Andrea Pira