La Corea del Nord ha annunciato di aver effettuato con successo il 6 gennaio un test con una bomba nucleare all’idrogeno. Le autorità sudcoreane, quelle giapponesi e il Servizio geologico americano poco prima della notizia, trasmessa dalla tv ufficiale, hanno rilevato un sisma di magnitudo 5.1 della scala Richter a 49 chilometri a nord di Kilju, l’area dei test nucleari nordcoreani e non lontano dal confine con la Cina. Gli 007 di Seul hanno detto che non si è trattato di un ordigno “H”, ma secondo gli esperti ci vorranno settimane per verificare la veridicità delle affermazioni. “Abbiamo effettuato con successo l’esperimento”, si legge in una nota ufficiale, “per difenderci dagli Stati Uniti. Il via libera al test è stato dato dal leader Kim Jong-un il 3 gennaio. Se gli Usa non violeranno la sovranità della Corea del Nord non useremo l’arma nucleare”. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu condanna il nuovo test, che rappresenta una “chiara violazione delle sue risoluzioni”.

L’annuncio ha aperto una nuova crisi inter-coreana e rotto l’equilibrio del governo di Pyongyang con Pechino. Dura la condanna delle potenze internazionali, dagli Usa al Giappone: “Sono state violate le risoluzioni Onu. E’ una grave provocazione”. Anche la Cina e la Russia hanno detto di essere fortemente contrarie all’iniziativa. E’ stato inoltre convocato una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite alle 11 locali (le 17 italiane): “Valuteremo l’introduzione di nuove sanzioni”.

Da almeno due anni la Corea del Nord aveva annunciato al mondo di essere pronta ad attacchi nucleari. Ma le dichiarazioni erano sempre state accolte con scetticismo. E anche l’ostilità mostrata costantemente, e anche recentemente, nei confronti degli Stati Uniti, sembrava potesse far parte della propaganda del regime di Kim Jong-un. Era stato proprio lui lo scorso 10 dicembre a dichiarare nuovamente, dopo averlo fatto lo scorso settembre, che Pyongyang possedeva una bomba all’idrogeno e che “era pronta a usarla per difendere l’indipendenza e la dignità della nostra patria”. Nel caso la notizia di oggi fosse confermata, significherebbe che il regime del giovane leader possiede un’arma nucleare ben più potente rispetto a quelle testate in precedenza nel 2006, 2009 e 2013.

Dubbi sulla bomba. La Corea del Sud: “Non era all’idrogeno”
Secondo Seul, contro cui è stato dichiarato lo stato di guerra il 21 agosto scorso, il sisma registrato in concomitanza con la presunta esplosione era di origine artificiale e per i servizi segreti la bomba testata “potrebbe essere atomica e non all’idrogeno”. Dal Giappone arriva un’altra notizia ovvero che nessuna radiazione sarebbe stata rilevata ai posti di controllo. Secondo gli esperti del Trattato di bando complessivo dei test nucleari (CTBTO) l’evento sismico ha avuto la stessa intensità e le stesse caratteristiche di quello causato dal test nel 2013. “Le caratteristiche dei segnali che abbiamo osservato questa volta sono molto congruenti con quel precedente”, ha detto il direttore Randy Bell.

Le autorità sudcoreane dubitano invece della veridicità dell’affermazione e hanno sottolineato che la detonazione registrata alle 10 locali (le 2,30 della notte in Italia) al Centro di ricerche nucleari di Punggye-ri sarebbe stata meno potente di quella causata dalla bomba atomica testata nello stesso luogo nel 2013. Tuttavia, alcuni esperti sottolineano che ci vorranno diversi giorni per trarre delle conclusioni. “E’ necessario fare una buona analisi e ci vorrà tempo. Per concludere se ci sia stata una esplosione termonucleare o meno, ci vorranno almeno un paio di giorni, forse fino a una settimana”, ha dichiarato all’emittente giapponese Nhk il responsabile del Centro d’indagine per l’abolizione delle armi nucleari dell’Università di Nagasaki, Tatsujiro Suzuki.

Onu: “Grave minaccia alla pace e alla sicurezza”
Immediate le reazioni in tutto il mondo. La prima è stata la convocazione immediata di una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu che, oltre a condannare la “grave violazione” annuncia, che inizierà a lavorare immediatamente su ulteriori misure restrittive con una nuova risoluzione. La Cina – unico paese vicino a Pyongyang – ha fatto sapere che si “oppone con fermezza” al test. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha detto che l’esperimento è una minaccia alla sicurezza del proprio Paese: “Non possiamo assolutamente permettere questo, e lo condanniamo fermamente”. Il test a suo avviso rappresenta una violazione degli accordi presi presso il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Abe ha annunciato una “forte azione” insieme a Usa, Corea del Sud, Cina e Russia e attraverso l’Onu.

La Corea del Sud ha detto che si consulterà con gli alleati e le potenze regionali per mettere Kim Jong-un di fronte alle conseguenze del test nucleare e per ulteriori sanzioni Onu. Il funzionario presidenziale della sicurezza Cho Tae-yong ha detto “condanniamo fortemente il quarto test nucleare”. Ha poi aggiunto che il Nord deve conformarsi alle risoluzioni dell’Onu che richiedono a Pyongyang di smantellare completamente e in modo irreversibile i propri programmi nucleari e per missili balistici. Il ministro della Difesa del Sud ha anche detto che sta rafforzando la sicurezza e monitorando il confine.

Gli Usa: “Non possiamo confermare il test”
La Casa Bianca ha detto di non poter confermare il test nucleare della Corea del Nord, ma ha precisato che, se fosse confermato, lo condannerebbe come una violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti hanno chiesto a Kim Jong Un di conformarsi ai suoi obblighi e impegni internazionali e hanno aggiunto che non accetteranno di considerare il Paese come uno stato nucleare e continueranno a difendere i loro alleati nella regione. Il Pentagono parla di “provocazione inaccettabile e irresponsabile”, dopo un colloquio tra il segretario alla difesa Usa Ash Carter e il suo collega sudcoreano Han Min-koo. I due “hanno concordato che le provocazioni della Corea del Nord avranno conseguenze”, secondo il portavoce del Pentagono Cook.

Contemporaneamente il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato uno studio completo degli indicatori da tutte le stazioni di misurazione, comprese quelle sismologiche, e un’analisi della situazione se il test dovesse essere confermato. “Mosca”, ha commentato, “è estremamente preoccupata e ha chiesto alle parti coinvolte di mostrare moderazione e non fare nessuna mossa che possa aumentare la tensione nella regione”. Il portavoce del ministro degli Esteri ha inoltre chiesto che le divergenze nella penisola coreana vadano “affrontate per via diplomatica” nel quadro del “processo negoziale”.

Dura presa di posizione anche da parte della Gran Bretagna. “Se le notizie su un test effettuato dalla Corea del Nord con una bomba all’idrogeno sono vere allora si tratta di una grave violazione delle risoluzioni dell’Onu e una provocazione che condanniamo senza riserve”, così il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond su Twitter. Una condanna condivisa anche dalla Francia. Il presidente francese François Hollande ha chiesto “una reazione forte della comunità internazionale”.

Nato: “Minata la sicurezza internazionale”
Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha sottolineato che l’esperimento “mina la sicurezza regionale e internazionale”. “Condanno la continuazione da parte della Corea del Nord del programma di armi nucleari”, ha detto, “e la sua retorica piena di minacce. La Corea del Nord deve abbandonare le armi nucleari e l’esistente programma missilistico in un modo pieno, verificabile ed irreversibile ed impegnarsi in colloqui credibili ed autentici per la denuclearizzazione”.