“L’aria nel mondo del calcio italiano sta cambiando”. L’elezione di Gabriele Gravina in Lega Pro non ha soltanto restituito un presidente alla terza serie, ha anche mutato gli equilibri in Figc: nasce una nuova opposizione sull’asse Gravina-Abete. È stata la prima vera sconfitta politica di Claudio Lotito, che fino all’ultimo ha provato a spingere il suo candidato Pagnozzi. E per qualcuno potrebbe essere addirittura l’inizio della fine dell’era Tavecchio. Gravina e Abete si scherniscono ma non si nascondono: “Io voglio collaborare, ma se qualcuno vuole la guerra sono prontissimo”, dice il primo. “Non sono mai stato contro nessuno, è presto per dire quello che succederà”, spiega il secondo. “Di certo la vittoria di Gravina è un segnale importante, che apre una fase nuova e di cui tutti devono tenere conto”.

Abete e Gravina sono legati politicamente e personalmente. Non a caso, una delle prime telefonate che il nuovo numero uno della Lega Pro ha fatto dopo l’elezione è stata al suo vecchio amico Giancarlo, che ricambia: “Sono contento del successo di Gabriele”. Un’amicizia che viene da lontano: si sono conosciuti nel 1990, quando il primo fu eletto presidente della vecchia Serie C (proprio la carica che oggi occupa Gravina) e il secondo era patron del Castel di Sangro dei miracoli. Sodalizio proseguito poi in Figc, dove Gravina è stato capo delegazione Under 21 sotto Abete. E proprio in Federazione adesso si ritroveranno. Negli ultimi mesi, Abete era stata la principale voce di protesta contro il governo. Adesso non sarà solo: avrà dalla sua i numeri di Gravina, tre consiglieri federali e il 17% in assemblea elettiva.

“Da oggi la Lega Pro non è più in maggioranza”, dice lui. Un bel problema per Tavecchio, che nella vecchia gestione di Mario Macalli aveva sempre avuto una stampella decisiva, anche ai fini della stessa elezione. “Ma noi appoggi in bianco non ne diamo”. Anche perché dietro Tavecchio c’è Lotito, persona con cui Gravina non ha buoni rapporti: “Con lui non parlo, non ci sono i presupposti. Abbiamo culture troppo diverse: lui è abituato a sottomettere, a me non piace essere sottomesso”. La convivenza in consiglio federale, insomma, si annuncia difficile. Per arrivare a fine mandato senza problemi bisognerà trovare un accordo sui contenuti. Ma il programma di Gravina prevede il ritorno del torneo a 60 squadre (mentre la Figc ha fatto di tutto per bloccare i ripescaggi). Nonché un’importante apertura alle seconde squadre, idea che piace tanto alla Juventus, ma non a Lotito che ha spinto e ottenuto le multiproprietà. “Non credo che nell’immediato ci saranno sconvolgimenti – la previsione di Abete –, certo ci sarà un confronto vero da cui dipenderà quello che succederà fra un anno”.

Fra dodici mesi, infatti, si vota per la presidenza della Figc. E senza il sostegno della Lega Pro la rielezione di Tavecchio è tutt’altro che scontata. Gravina e Abete potrebbero essere decisivi. “È un discorso prematuro – frena l’ex numero uno della Federcalcio – Ho detto che avrei partecipato attivamente alla scelta del prossimo presidente e lo confermo”. Tanto più adesso che dalla sua ha anche il 17% della Lega Pro. “Ma è presto per pensare a nomi e alleanze: prima devono votare le leghe, dove ci sono altre situazioni delicate e le maggioranze non sono così granitiche”. Parole significative: sul nuovo asse potrebbero convergere anche pezzi dell’attuale governo (della Serie A come dei Dilettanti) che sono minoranza nella propria Lega. “Le maggioranze e le minoranze formate dopo l’11 agosto 2014 forse non esistono più“, conclude Abete. “Oggi si apre una nuova fase di confronto vero”. E i frutti – la presidenza della Federcalcio – si raccolgono a fine 2016.

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