Revisione dei campionati, introduzione del fair-play finanziario interno e sdoganamento delle multiproprietà (oltre all’introduzione di requisiti “qualitativi” per il tesseramento degli extracomunitari, di cui si era già parlato negli scorsi giorni). Sono queste le riforme principali che la nuova Figc di Carlo Tavecchio si propone di varare nell’arco del prossimo triennio. E se i primi due punti erano abbondantemente stati annunciati e trovano d’accordo la gran parte del mondo del calcio, il terzo appare come una specifica vittoria del “super consigliere” Claudio Lotito, da sempre suo convinto sostenitore.

Non a caso, Lotito è anche a capo della commissione riforme, ed è stato mattatore indiscusso della conferenza stampa in Federazione al termine della riunione che ha sancito anche la nomina di Michele Uva a nuovo direttore generale: l’ex dg della Coni Servizi è profilo molto gradito a Giovanni Malagò, e sarà il “garante” del Comitato olimpico all’interno della Federcalcio. Per le riforme ci vorrà tempo, su tanti aspetti bisognerà trovare l’intesa fra le varie componenti (da sempre litigiosissime) e dare il tempo al sistema di adeguarsi.

Il quadro del programma, però, comincia ad essere definito. E al suo interno spicca la “multiproprietà delle società professionistiche”. Non che si tratti di una sorpresa in assoluto: la proposta era già presente nel manifesto con cui Tavecchio aveva presentato la sua candidatura. Ma colpisce la volontà della Federazione di accelerare sul tema. Il perché lo ha spiegato proprio Claudio Lotito, a cui il presidente federale ha ceduto la parola “per tutti gli argomenti tecnici”. Praticamente sempre. “Si tratta dell’unica soluzione per coniugare la tutela del territorio alla valorizzazione dei vivai”. Accantonate definitivamente, dunque, l’idea delle squadre B, che “creerebbero delle sperequazioni nel Paese, alcune città sono fin troppo rappresentate, mentre ci sono tante realtà che meritano di far parte del mondo del calcio”, ha argomentato Lotito, presidente della Lazio (ma anche comproprietario della Salernitana in Lega Pro).

In materia c’era già stata un’apertura della Figc nel 2013, quando l’art. 16 bis delle Noif era stato modificato proprio per non far incorrere Lotito in sanzioni per incompatibilità. In futuro i presidenti di club di A dovrebbero poter anche acquistare società professionistiche minori (attualmente possono solo mantenerne la proprietà in caso di promozione dai dilettanti). Nessun cenno alla possibilità di conflitti d’interesse, e al rischio che le squadre satellite possano trasformarsi in una “discarica” per i giocatori indesiderati (“succederà il contrario, saranno una vetrina dove mettersi in mostra”, ha assicurato Tavecchio). Resterà comunque saldo il divieto di proprietà nella stessa categoria e l’obbligo di cessione entro 30 giorni in caso di promozione.

L’altro tema discusso è stato quello della riforma dei campionati. “La madre di tutte le battaglie, perché la riduzione delle società professionistiche è nei fatti”, ha spiegato il presidente. Per il momento, però, si sa solo che la Serie A dovrà tornare a 18 squadre: diminuzione prevista anche per la Serie B (tra 20 e 18 squadre) e per la Lega Pro (che è già passata a 60 club e potrebbe scendere ancora). Mettere d’accordo Beretta, Abodi e Macalli, i presidenti delle tre leghe, resta la sfida più complicata di Tavecchio.

Spazio, infine, anche per il fair-play finanziario e la promozione del calcio femminile. Alcuni paletti di composizione delle rose potrebbero entrare in vigore già dal prossimo campionato, ma ci sarà gradualità per consentire ai club di smaltire i giocatori in eccesso e mettersi in regola. L’obiettivo finale potrebbe essere arrivare a rose da 25 calciatori, di cui 4 della primavera e altri 4 cresciuti in vivai nazionali. E poi, ovviamente, il pareggio di bilancio. “Ci sono società che ci sono già dentro, come la mia e quella di Pozzo (l’Udinese, ndr)”, ha ricordato Lotito. Ma questo è un traguardo più a lungo termine: le sanzioni, comunque, ci saranno (quali dovrà stabilirlo la commissione). Previsto anche lo sviluppo di un nuovo campionato femminile, con squadre associate ai grandi club maschili. L’era Tavecchio, insomma, è ufficialmente cominciata. Anche se forse sarebbe meglio parlare di “era Lotito”.