Meno quattro. Ancora pochi giorni e la Lega Pro tornerà ad avere un presidente, dopo un anno di ingovernabilità, sei mesi di commissariamento e la pesante relazione sulla gestione economica stesa dal sub commissario Belardino Feliziani dalla quale è nata un’indagine della Procura di Roma. Ma il clima alla vigilia del voto è tutt’altro che sereno: contatti incrociati, promesse elettorali, voci di “schede” segnate per contarsi nell’urna. Gli sfidanti sono il consigliere federale Gabriele Gravina, l’ex sub-commissario Paolo Marcheschi e Raffaele Pagnozzi, ex segretario del Coni. E poi c’è Claudio Lotito, il “convitato di pietra” che non vuole perdersi l’appuntamento per controllare di persona le sorti della Lega a cui di recente ha dedicato tante attenzioni. Al punto che Gravina – storico oppositore di Macalli, di recente tacciato persino di accordi sottobanco con gli ex nemici – è pronto a chiedere l’intervento delle istituzioni: voto riservato solo agli aventi diritto (niente Lotito, dunque) e controllato dagli ispettori della Procura federale.

Prima dell’assemblea elettiva, martedì mattina la Lega Pro si riunirà per approvare il bilancio 2014/2015. Ed è questo il “cavallo di troia” che Lotito vuole sfruttare per essere presente: è invitato in qualità di presidente della Salernitana (che l’anno scorso è stata promossa in Serie B). La mattina. Questione diversa per il pomeriggio. Ma chi avrà il coraggio di metterlo alla porta nella pausa pranzo? “Sono pronto a scommettere che sarà l’unico presente, o che comunque ci saranno altri consiglierei a lui vicini”, afferma un presidente lontano dalla sua area. Diretto anche il messaggio di Marcheschi, candidato da una parte delle società che osteggiavano Macalli e da Francesco Ghirelli: “Non mi stupisce che chi non ha interessi diretti in Lega Pro – dice a ilfattoquotidiano.it – faccia di tutto per essere in assemblea”. Del resto l’esito della votazione riguarda tutto il calcio italiano, e non solo la “piccola” Lega Pro: il ballo c’è l’equilibrio in Consiglio Federale, dove l’ex numero uno Macalli è stato sempre stampella decisiva della maggioranza. Se la Lega dovesse cambiare orientamento, il governo di Carlo Tavecchio potrebbe non essere più così solido. E soprattutto potrebbe faticare ad essere rieletto. Nel 2016 si tornerà alle urne prima per le leghe, poi per la Federcalcio. Il presidente scelto martedì, se amministrerà bene, avrà buone possibilità di conferma, e quindi potrà pesare con il suo 17% sull’elezione del prossimo numero uno della Figc.

Questa la posta in palio a lungo termine. Nel breve, la poltrona della Lega Pro, con tre candidati molto diversi tra loro. C’è Gravina (uomo fedele al “redivivo” Giancarlo Abete) che ha fatto opposizione per anni e ora vuole raccogliere i frutti del suo lavoro. C’è Marcheschi, il nuovo che avanza. E Pagnozzi, il grande sconfitto delle elezioni che hanno segnato l’ascesa al Coni di Giovanni Malagò. I giorni che precedono il voto sono segnati da contatti continui fra i candidati e le varie società. Lotito, che sembrava ormai fuori dai giochi dopo il tracollo della gestione Macalli, è tornato in corsa con la candidatura d’alto profilo di Pagnozzi e la spaccatura fra Gravina e Ghirelli. E sono proprio i due candidati di “opposizione” a definire “preoccupante” l’attivismo del presidente della Lazio: “Siamo in piena campagna elettorale. Gente che non ha nulla a che fare con la Lega va in giro a promettere sponsor e finanziamenti. Perché nessuno interviene dalla Federazione?”, si domanda Gabriele Gravina.

Che non ha intenzione di accettare ingerenze sulla procedura di voto: “Lotito la mattina ha il diritto di esserci, il pomeriggio no. Domani chiederò formalmente al commissario Miele di riservare l’assemblea elettiva ai soli aventi diritto. Se c’è lui, io esco dall’aula. E chiederò la presenza della Procura Federale, per garantire la massima trasparenza e libertà per le società”. Sale la tensione, il giorno del voto si avvicina.

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