Ci sono voluti oltre sei mesi di battaglie politiche e legali e resistenze vane. Alla fine la Lega Pro è stata commissariata. Per evitare l’onta del decadimento, Mario Macalli, padre padrone della terza serie da 18 anni, si era dimesso venerdì. Oggi il consiglio della Figc ha scelto il suo successore pro tempore: Tommaso Miele, magistrato della Corte dei Conti, tecnico che dovrà traghettare i 60 club (ammessi che siano tanti, visti i tanti fallimenti incombenti) alle prossime elezioni.

Per chiudere l’era Macalli sono serviti non uno, ma ben due bilanci non approvati. Il primo lo scorso dicembre ha portato a mesi di lotte intestine in cui è rimasto coinvolto anche Claudio Lotito (con la famosa telefonata con Iodice, e le “trattative” con altri presidenti della Lega, per cui adesso il numero uno della Lazio e consigliere federale rischia il deferimento). La seconda bocciatura, quella definitiva, si è consumata il 30 giugno, in contumacia di Macalli che intanto era stato anche squalificato per il caso Pergocrema. Fine di un’epoca. A guidare la rivolta è stata la fronda, diventata maggioranza, guidata da Gabriele Gravina e l’ex direttore generale Francesco Ghirelli. Sarà la stessa lotta che si riproporrà nei prossimi mesi per scegliere il nuovo presidente.

Il commissariamento, infatti, dovrebbe essere breve e con un mandato specifico, quello di traghettare la Lega a nuove elezioni. Presto per dire chi saranno i candidati. Potrebbe presentarsi lo stesso Gravina, sicuramente Lotito proporrà un suo uomo per continuare a mantenere la propria influenza sulla Lega, bacino importante di voti anche in Figc. La campagna elettorale durerà tutta l’estate, visto il termine ultimo per l’assemblea elettiva è fissato al 31 ottobre.

Il consiglio federale ha preso anche altre due decisioni. Nel giorno della richiesta di rinvio a giudizio del ct della nazionale Antonio Conte (e di altri 103 indagati da parte della procura di Cremona), sono state innalzate le sanzioni per il divieto di scommesse e l’obbligo di denuncia (proprio l’illecito per cui fu squalificato Conte), che passano rispettivamente da 3 a 4 anni e da 6 mesi a un anno. E poi è stato prorogato a 180 giorni (erano 90, si arriverà anche in questo caso in autunno) il termine per le nuove elezioni presidenziali della Lega Nazionale Dilettanti. Non c’è solo la Lega Pro, infatti. Sono due su quattro le leghe del calcio italiano senza una guida propria. Oltre alla terza serie, anche la Lnd non ha un presidente dopo le dimissioni di Felice Belloli in seguito alle frasi sessiste sulle “calciatrici lesbiche”. C’è chi vorrebbe completare l’opera con il commissariamento della Figc. “Non ci sono gli estremi”, conferma anche il numero degli allenatori, Renzo Ulivieri. Almeno per il momento. Ma la governance del calcio italiano continua a perdere pezzi.

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