Era la “loro” centrale degli appalti, una rete di contatti in grado di decidere chi entrava e chi restava fuori. Con ai vertici un gruppo di imprenditori vicini alla cooperativa Cpl Concordia (non coinvolta), in grado di aprire le porte dei ricchi – e spesso segreti – lavori nelle basi militari. Un classico italiano, una storia di mazzette, che questa volta tocca ufficiali e dipendenti civili dell’Aeronautica militare. Con una regola, spiegata da Giovanni Santilli (che non risulta indagato) – ex segretario di Marco Minniti e tra i fondatori della fondazione ICSA, il think tank sulla sicurezza già emerso durante le indagini sulla metanizzazione di Cpl Concordia – in una intercettazione ambientale: “Ci devi dare il quindici per cento certi ambienti e poi quando tu sei entrato e fai un’attività ti affidano a cascata tutta una serie di cose collaterali che non li mandano a gara (…) Nel momento in cui entri lì… Poi passi da Ciampino a Fiumicino che è il giro loro, capito? E’ il mondo loro. Puoi andare anche all’estero ….. loro fanno le basi anche all’estero …fanno le missioni, il giro è grosso”.

Il “mondo loro” è finito sulle cronache questa mattina. Otto arresti e diciassette indagati, a conclusione di un’inchiesta della Procura di Velletri che sta contestando ad imprenditori, dipendenti civili della Difesa e ufficiali dell’Aeronautica l’accusa di associazione per delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Almeno una decina le società coinvolte, con sedi tra Roma e Latina, responsabili di lavori milionari tra gli hangar dei Tornado, le casematte delle piste di atterraggio e le mense per i dipendenti.

Nove milioni di euro è la cifra d’affari contestata dal procuratore di Velletri Francesco Prete, per almeno nove appalti. Il sistema ricostruito dai carabinieri del comando tutela ambiente – gli stessi investigatori guidati da “Ultimo”, il colonnello Sergio De Caprio, che hanno indagato su Cpl Concordia – seguiva gli schemi ormai noti della tangentopoli all’italiana. Ai vertici del gruppo c’era l’anello di congiunzione con gli ambienti giusti, Giovanni Sabetti, che per i magistrati di Velletri era il trait d’union tra gli imprenditori e gli ambienti militari. Definito dal Gip uomo di fiducia di Giovanni Santilli e arrestato questa mattina nel corso dell’operazione, era in stretto contatto con i dipendenti civili del secondo reparto Genio dell’aeronautica, con sede a Ciampino. Questi (Fabrizio Ciferri, finito agli arresti in carcere e Stefano Pasqualini, in servizio a Pratica di Mare, agli arresti domiciliari) avevano il compito, secondo la Procura, di manipolare le gare. Insieme a loro agiva il tenente colonnello Gianpiero Malzone, in servizio nella base di Ciampino.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini il controllo della procedura di affidamento dei lavori avveniva manipolando le offerte, depositate in una cassaforte. I carabinieri del Noe hanno filmato diverse incursioni notturne all’interno della base di Ciampino, realizzate grazie alla complicità di altri militari indagati. Quasi una ventina di accessi abusivi, tra la fine del 2014 e il 2015, tutti finalizzati, secondo l’accusa, ad accedere alla documentazione per le gare, che sarebbero poi state alterate.

Il contatto con il mondo politico era l’altro elemento indispensabile per far funzionare la macchina degli appalti. C’è un caso analizzato dagli investigatori che racconta il mondo di mezzo dei lavori pubblici, quella zona grigia dove imprenditori e politici si sfiorano e si corteggiano. Tra gli arrestati c’è Roberto Bacaloni (finito ai domiciliari), amministratore unico della De.Sca. Srl di Latina, una delle società coinvolte nel giro degli appalti contestati dalla Procura di Velletri. E’ accusato di aver pagato una mazzetta da 30 mila euro al dipendente civile della Difesa Fabrizio Ciferri, “per la successiva spartizione con pubblici ufficiali da identificare”.

Nell’ordinanza il Gip riporta una serie di intercettazioni tra Bacaloni e un altro imprenditore di Nettuno, Massimiliano Ciceroni, finito agli arresti in carcere, dove “i due parlano della necessità di fare da sponsor a varie correnti politiche”. “Questi vogliono lo sponsor”, commentava al telefono Ciceroni, per poi aggiungere, riferendosi all’area della provincia di Latina: “Allora io gli ho detto: se lavoro ti faccio lo sponsor, ma se non lavoro … va be’, ma 3 mila euro, 5 mila euro che cazzo te fanno per te? non è niente! … allora io ho detto 5 a te 2 a un altro 3 a un altro e so so passati 10 mila euro e che cazzo famo? … fammi entrare su delle attività, (se) mettemo seduti e ragionamo, capito qual è a cosa?”.

Gli investigatori annotano come i due imprenditori decidono di andare a parlare con “il Maglietta”, mentre Bacaloni commenta: “Dentro quel giro ci devono stare tutti, lui è della corrente opposta di quelli che mi stanno dando una mano …. perché quelli che mi stanno dando una mano è Forza Italia … invece so’ Fratelli d’Italia, si so’ messi dall’altra parte”. L’importante, aggiungono i due imprenditori arrestati, è “mascherarsi”, non schierarsi mai: “Io aiuto tutti – aggiunge Bacaloni – nella campagna elettorale ci sono 30 mila euro a disposizione e sono 5 per questi, 10 per quelli e 20 per quell’altro”. Un sistema ormai collaudato.