Cè anche il prefetto Francesco Paolo Tronca che, secondo Isabella Votino, la storica portavoce di Roberto Maroni, si sarebbe raccomandato a lei e al potere leghista. Ma non è il solo. L’indagine Breakfast della Procura di Reggio Calabria contiene intercettazioni telefoniche e ambientali condotte dal Centro operativo della Dia di Reggio Calabria sotto il coordinamento del pm Giuseppe Lombardo e del procuratore capo Federico Cafiero De Raho. L’indagine va avanti in gran segreto da tempo. Tanto segreto. Troppo tempo. Probabilmente le intercettazioni nei confronti dell’avvocato della Lega Nord Domenico Aiello (attivate nel 2012 per appurare i suoi rapporti con il consulente legale Bruno Mafrici, che era indagato) e sulla portavoce Votino non porteranno a nulla. A prescindere dalla rilevanza penale, quelle conversazioni devono essere pubblicate perché i fatti che svelano sono di rilievo pubblico. La sensazione anzi è che qualcuno abbia messo un coperchio su un pentolone pieno di storie imbarazzanti per i poteri dello Stato. Il Fatto ha deciso di far conoscere all’opinione pubblica come funziona dietro le quinte il potere sull’asse Roma-Milano. Dentro ci sono da Silvio Berlusconi al ministro Guidi, da Malagò all’imprenditore Salini.

C’erano le minacce di Berlusconi di usare i giornali del centrodestra contro la Lega dietro le trattative dell’accordo che ha deciso le sorti del Paese negli ultimi anni. Se oggi abbiamo Renzi a Palazzo Chigi e Mattarella al Quirinale. Se è esistito un governo Letta ed esiste il Nuovo Centro Destra di Alfano, se insomma ci troviamo a questo punto, tutto dipende da quell’accordo politico tra Lega Nord di Maroni e Pdl di Berlusconi annunciato il 7 gennaio 2013. Senza l’accordo e i relativi premi di maggioranza regionali alla destra, Bersani avrebbe avuto la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, con l’appoggio di Monti al Senato. Sarebbe stato lui il premier e Renzi sarebbe ancora il sindaco di Firenze.

Maroni pensava inizialmente di andare da solo alla sfida per la Regione Lombardia e alle nazionali. Berlusconi sarebbe stato fatto fuori dai giochi. Niente Napolitano bis, niente patto del Nazareno, niente di niente.

A gestire la partita decisiva troviamo Isabella Votino. Le intercettazioni dell’indagine “Breakfast” della Dia di Reggio Calabria svelano il suo ruolo. La persona giusta al posto giusto, visto che i due leader la apprezzano entrambi come professionista e come donna. Votino non era allora solo la storica portavoce di Roberto Maroni, ma era anche ben retribuita dal Milan di Berlusconi.

Isabella: niente lista, grazie
Per esempio è Maroni, il 30 ottobre 2012, a riferirle che Berlusconi vorrebbe candidarla in una lista di giovani per le elezioni del 2013. Lei richiama il presidente del Milan: “Bobo mi ha detto poi, magari, quando vuoi ci vediamo… quella storia lì, della lista… mah, non lo so, al momento non mi sembra propizio. No, adesso io vorrei capire cosa succede qui in Regione Lombardia. Io ti dico la verità, vorrei che lui (Maroni, ndr) facesse il presidente della Regione. Quindi io spingerò in tal senso, secondo me lui deve osare e, dopodiché, fatto questo, fate l’accordo anche per le Politiche”. Il suo disegno si realizzerà. Quattro giorni prima Berlusconi era stato condannato a 4 anni per la frode fiscale sui diritti Mediaset. All’orizzonte si addensavano minacciosi i processi Ruby; intercettazione Fassino sul caso Unipol e corruzione dei senatori a Napoli. Berlusconi è terrorizzato. Maroni lo sa e il 5 novembre 2012, dice testualmente cosa può offrire in cambio della Regione: “Se si fa l’operazione in Lombardia noi gli diamo una mano anche sulle sue questioni personali… ci siamo intesi!”.

Qualcuno zittisca i leghisti
Il mercanteggiamento prosegue tra alti e bassi. Il 30 dicembre 2012, Berlusconi chiama Votino. È infuriato per le continue dichiarazioni scettiche sul suo ruolo di leader del centrodestra da parte di Salvini e mette sul piatto la vera posta: la sua elezione al Quirinale. “Andiamo malissimo, eh! Chiedere a me di non essere presidente del Consiglio… lo sanno bene che non lo sarò mai perché, se perdiamo è inutile dirlo, il presidente del Consiglio sarà uno di sinistra. Se vinciamo, io ho sempre detto che non faccio il presidente del Consiglio ma non lo posso dire alla gente. E, se vinciamo, io pretendo che mi nominino a presidente della Repubblica. Dove non starò sette anni. Starò tre mesi, non ne ho nessuna voglia ma, almeno concludiamo una carriera per quel che mi riguarda”. Oggi sembra assurdo pensare Berlusconi sul Colle. Eppure sarebbe bastato che un partitino come il Cd di Tabacci fosse passato nel 2013 con il suo 0,5 per cento da sinistra a destra per far vincere il premio di maggioranza alla Camera al centrodestra. In quel caso Berlusconi sarebbe stato eletto davvero presidente.

Nelle telefonate di tre anni fa Berlusconi insultava l’esuberante Matteo Salvini che oggi deve digerire come suo leader.

Salvini sguaiato, come avesse bevuto
“Poi, Isabella, scusa eh! Ma noi abbiamo contro di noi le dichiarazioni di questo eee… ubriaco di Salvini. le dichiarazioni sgradevoli continuative di questo Tosi che tutta la sua città sa che (….). Questa è una cosa che dirò (…) un certo momento non è che possiamo sempre stare lì a prenderle, no? (…) Cioè, tieni presente che, se non si fa l’accordo lui (Maroni) è finito perchè è chiaro che noi scaricheremo, contro di lui e contro i due (Salvini e Tosi, Ndr) questo trio di sciagurati, tutta la nostra forza critica, con i nostri giornali”. Poi Berlusconi cambia tono: “Ma io sono disperato, non penso di fare queste cose”.

Isabella Votino cerca di farlo ragionare: “Sono intervenute delle novità, nel frattempo, come la discesa, di fatto, in campo di Monti. Ma a te, poiché lo sai benissimo che non vinci le elezioni, no, che cazzo te ne frega, pure a te, di fare il premier? Quello che dico io, tanto non lo farai comunque, allora, manda avanti Angelino Alfano, come ti aveva chiesto lui”.

E Berlusconi: “Scusami, se la gente non pensa che il Premier sarò io, perdo più dei voti che mi porta la Lega. Perchè siamo andati su di 10 punti in 15 giorni senza mai avere avuto un ‘prime time’ (…) il Premier non lo farò mai perchè, se vinciamo, pretendo di essere io Presidente della Repubblica per tre mesi . Per tre mesi!”. E Isabella Votino: “Okay, okay (…) sì, però non ho capito come si fa a realizzare questa condizione, scusami”. E lui: “Come, come si fa a realizzare? Io dico che sono il capo della coalizione, punto. (…) nessuno è candidato Premier!! Se si vince, io vado a fare il Presidente della Repubblica e quindi il Premier sarà un altro, no?”. Quando Votino gli riferisce la tentazione di Maroni – “se vado da solo, è vero che posso perdere però, per lo meno, ho fatto la battaglia e perderò con onore!” – , Berlusconi risfodera il bastone mediatico: “Gli ho già fatto vedere come so scatenare i nostri due giornali (uno è certamente Il Giornale e l’altro potrebbe essere o Panorama o Libero, del senatore del Pdl Tonino Angelucci, Ndr) contro Albertini. Albertini è un uomo fragilissimo. Se sa di avere perso a un certo momento possiamo anche pensare che si ritiri in corso di campagna e io ho parlato durissimo con Albertini il quale ad un certo momento si è messo a piangere e mi ha detto ‘ma come faccio, non posso tradire tutti quelli che adesso mi… mi han dato soldi…’ … di qui e di là ma ha già capito: CL (Comunione e Liberazione, Ndr) si è messa contro di lui e lui al massimo può farci perdere la Lombardia se si prende troppi voti. Adesso noi abbiamo incaricato la signora (Alessandra Ghisleri, probabilmente, Ndr) lì di vedere cosa succede con Albertini in campo, senza sostegno nostro, e con Albertini che diventa un nostro avversario su cui spariamo quotidianamente. I primi risultati che sono venuti fuori: la Lombardia è vostra. Cioè, vince Maroni”.

In questo modo è finito lui, e siamo finiti tutti
Dopo la carota riecco il bastone. Stavolta sulla testa di Maroni: “È un irresponsabile se fa questo ragionamento perché: punto primo, perdiamo nazionalmente; punto secondo, perdiamo la Lombardia; punto terzo, a cascata perdiamo il Piemonte; quarto, perdiamo il Veneto; quinto, si disfanno tutte le cento amministrazioni che abbiamo insieme in Lombardia e nel Nord… è finita… è finita, lui avrà contro tutto, avrà contro all’interno anche Bossi, Castelli, Giorgetti… quindi lui è finito, l’Italia è finita, io, naturalmente, sono finito, mi metteranno in galera, mi faranno fallire e mi metteranno in galera e siamo al disastro più totale”.

Quello si è messo pure a piangere
Berlusconi sembra tornato quello che confidava i suoi incubi a Enzo Biagi e Indro Montanelli prima della discesa in campo del 1994 che poi li scacciò. Alla fine della telefonata riassume a Isabella i punti da riferire a Maroni: “Punto primo, io ho accettato di dire che sono (solo, Ndr) il capo della coalizione come Monti e Bersani. Non si parla, perciò, di candidatura alla Presidenza del Consiglio; secondo, per quanto riguarda Albertini, ci impegniamo a fargli una lotta contro, totale, con i due giornali in campo e con Formigoni e Cl in campo. Albertini è molto fragile e quindi (…) dalla parte della soluzione del divorzio c’è il disastro totale dall’altra parte non diamo l’Italia ai comunisti e Maroni diventa presidente della Lombardia, è indubitabile! Va bene, dai, Isabella, metticela tutta, per favore”.

Lei chiama Maroni il 30 dicembre del 2012 e lo lavora ai fianchi:

V (Isabella Votino): “Bobo, tu c’hai le idee un po’ confuse e te l’ho già detto, qui bisogna… cioè, io non ho ancora capito qual è la tua strategia e soprattutto qual è, diciamo, l’obiettivo… ovviamente mi ha chiamato Berlusconi stamattina, avvilito, mi ha tenuto un’ora al telefono…”

M (Roberto Maroni): “Ma, scusa, due condizioni, nessuna delle due si è realizzata e allora vaffanculo! Gli ho detto, fai ritirare Albertini e tu non ti candidi Premier… non ha fatto ritirare Albertini, vuole candidarsi Premier, come faccio a sostenerlo?”

I: “Va boh, io ti dico quello che mi ha detto… ‘ovviamente – ha detto – lui sa benissimo che non farò il Premier e questo lo sa lui, lo sai tu, lo sappiamo tutti, e anche vero’ – ha detto – ‘che i sondaggi te li ha fatti vedere e comunque ce li hai pure tu, che se si candida Alfano il Partito piglia il 10 per cento e se lui ha qualche possibilità è perchè la gente vota lui’”.

M: “Ho capito, io non posso reggere questa cosa! (…) Perchè lui non dice chi è il candidato premier? Chi è? Non lo dice perchè? Perchè dirà, ‘si, per adesso non lo diciamo, tanto sarò io!’. No, e quindi anche questa cosa qui io non riesco a sopportarla. Quando si decide si decide e poi ognuno subirà le conseguenze della sua decisione”.

Poi di fronte alle insistenze di Isabella, Maroni cede: “Voglio fare un ultimo tentativo ad incontrare Berlusconi, però io e lui senza le telecamere”.

Sempre il 30 dicembre Votino chiama Berlusconi: “Se sarà un matrimonio o una separazione questo io non lo so, però, quello che posso fare nell’interesse di tutti… voi vi incontrate tu e lui da soli, cioè, nel senso senza nessuno, in un posto dove nessuno lo può sapere, vi dite tutto quello che vi dovete dire e dopo di che eeee… decidete che cosa fare… io (…) al più tardi il 2 mattina, voi vi vedete (…) tu lo sai io sono sempre stata fuori dai vostri incontri proprio perchè non voglio nè essere tirata dentro, nè voglio che poi utilizzano me per mettere in difficoltà lui, quindi, questa volta lo faccio proprio perchè è fondamentale, anche perchè, voglio dire, siamo … voglio dire, dobbiamo comunque chiudere perchè se no è ridicolo, quindi lo sappiamo in tre”.

No, Giannino no: non dire sciocchezze
Tutto rischia di saltare quando dalla Lega sparano su Berlusconi leader della coalizione e lui chiama la Votino.
B: “Io volevo fare una telefonata a Roberto (Maroni, Ndr) per dirgli, “Roberto, adesso però basta, i tuoi di qui, i tuoi di là… cazzo, sei un leader… per il leader, ad un certo momento, decide lui e gli altri lo seguono!” (…) lui deve fare il leader anche… si interrompe brevemente la linea … e con i Tosi… si fa così… (…) Hai mandato via Bossi? Sei tu il leader? E fai il leader”.

Il 4 gennaio riemerge il Berlusconi minaccioso. Quando Isabella Votino gli dice “è venuto Oscar Giannino da noi, che tu sai bene che lui adesso è rimasto fuori da tutto, li hai visti anche tu i sondaggi, che lui è dato tra il 3 e il 4, tu considera che noi siamo al 26 contro Ambrosoli che è al 28. Se Giannino, che ovviamente dice che lui viene con noi se non c’è il Pdl, tu considera che, come opzione c’è anche questa per cui noi, alla fine, rischiamo di vincere anche senza il Pdl in Lombardia!!”. Berlusconi, quando si sente paragonato a Giannino come possibile partner nel valzer delle alleanze leghiste, sbotta: “Ma non dire sciocchezze, scusami Isabella!”. Isabella Votino si fa piccola piccola e balbetta: “Ma tu considera … tu considera… tu considera”. Il leader del Pdl è un fiume in piena: “Ma ti facciamo un attacco alla Lega che li mettiamo nudi. Facciamo Forza Nord… alla Lega … con coso la Lega svanisce e ti do la mia parola… la Lega non fa il 4 per cento con il mio attacco. eh! Perchè siamo stufi di essere presi… ”

Subito Votino riferisce a Maroni: “Si è innervosito un po’ quando gli ho detto il fatto di Giannino, ha fatto, ‘Ah, basta! Non mi devi … pure tu non mi prendere in giro, non è così, perchè se non si fa l’accordo io scateno tutti contro la Lega, altro che 26 per cento’. Maroni risponde un “Siiii?” sarcastico. Però anche lui vuole chiudere. Chiede solo una dichiarazione: “Lui non vuole dirlo che lui non è il candidato Premier perchè è una cosa sua personale, psicologica, no, non c’entra un cazzo i sondaggi e queste cose qua. A me, infatti, mi ha detto, “ah, tu vuoi mettermi in soffitta come Bossi!”, ma vaffanculo, gli ho detto!!! Sei il capo della coalizione, miiiinchia!!”. Il sette gennaio alle 8 di mattina Isabella Votino scrive alla sua amica, avvocato di Berlusconi, Cristina Rossello, un sms: “Ce l’abbiamo fatta!!! Ce l’abbiamo fatta!!!”. E la professionista replica: “Evviva Brava”. Isabella se lo merita.