Un bel dilemma: siete disposti a sacrificare diritti e libertà in nome della sicurezza? Un dilemma che gli italiani più attempati conoscono benissimo. E che richiama i momenti più bui e angoscianti degli anni di piombo. Quelli della seconda metà del secolo scorso segnati dalle stragi e dalle esecuzioni delle organizzazioni terroristiche rosse e nere che per quasi un ventennio insanguinarono l’Italia.

Un dilemma che adesso si ripropone dopo l’ennesimo attacco del terrorismo di matrice islamica che ha colpito Parigi e la Francia. Mettendo a dura prova gli apparati militari e la tranquillità dei cittadini. Con qualche differenza, però.

Allora, “l’attacco al cuore dello Stato”, per quanto inaccettabile per il comune cittadino, delimitava in qualche modo l’area del rischio. Restringendo la gamma degli obiettivi ai politici più in vista, i vertici militari, gli intellettuali più esposti, eccetera. A parte lo stragismo più brutale ed equivoco, quello delle bombe dal colore perennemente ambiguo, le organizzazioni terroristiche italiane colpivano bersagli in qualche modo selezionati, scelti con cura, non mettendo di norma in discussione sicurezza e vita di normali cittadini.

Adesso la situazione è del tutto diversa. Inedita persino per gli studiosi del terrore di ogni epoca e latitudine. Fatta qualche eccezione, mai si erano visti terroristi così disposti a colpire a caso, nel mucchio, nella folla indistinta, allo stadio come in una sala di concerti. E tutto questo, naturalmente, aumentando la paura, la coscienza del rischio, la sensazione del pericolo perenne e incontrollabile.

Si tratta di una sfida inedita. Certo, il nemico ha un volto preciso. Quello dell’Isis. Ma la strategia terroristica che questa organizzazione sta mettendo in campo si rivela un osso durissimo per apparati di intelligence e polizie di tutto il mondo. La determinazione dei suoi affiliati, la loro vocazione all’azione suicida, ci fa immaginare le loro pistole, i loro fucili, pronti a sparare ad ogni angolo di strada, ad ogni fermata di metro, dietro la porta di ogni bar e ristorante, allo stadio, al cinema, in chiesa come in spiaggia. Questo è il rischio, ma anche la paura, con le quali i cittadini italiani e non solo stanno imparando a misurarsi ogni giorno.

Che fare?  Anzi, che fate per garantire la nostra sicurezza? Ecco cosa cominciano a chiedere i cittadini alla politica. Con lo spettro di dover perdere fette importanti di diritti e libertà personali nel nome della lotta al terrore. Più controlli nei movimenti, nelle comunicazioni, nella corrispondenza, nelle transazioni finanziarie. Misure inevitabili se davvero si vuole battere i malintenzionati dell’Isis e prevenire le loro mosse. Ma fino a che punto si possono accettare delimitazioni così pesanti in nome della sicurezza? I politici che ilfattoquotidiano.it ha iniziato ad interpellare forniscono risposte. Quanto esse possono essere considerate soddisfacenti ed efficaci tocca a ciascuno giudicare. Nella consapevolezza che proprio dalla classe politica devono venire le ricette efficaci (almeno si spera) per fronteggiare la violenza terroristica.

Quello che è sicuro è che i cittadini devono stare in guardia. Vigilando sulle misure che governi e parlamenti si apprestano a varare sull’onda della paura. In nome della libertà e della democrazia abbiamo già visto cosa è successo nello scorso decennio. Democratici, anzi socialisti, della stazza di Tony Blair sono oggi costretti a chiedere perdono per le menzogne propinate alle opinioni pubbliche pur di scatenare la guerra in Medio Oriente e avviare l’invasione in Iraq. Guerra santa per esportare la democrazia, si affannavano a spiegare governanti americani e inglesi per convincere pacifisti e riottosi di tutto il mondo. Abbiamo visto come i pretesti si siano rivelati infondati e le guerre per l’eportazione della democrazia un assoluto fallimento.

Ecco, non vorremmo che la storia si ripetesse ora con le legislazioni speciali in nome della lotta al terrorismo. Ci vogliono provvedimenti efficaci e adeguati alla portata del rischio. Per il tempo necessario a raggiungere gli obiettivi indispensabili a garantire la sicurezza dei cittadini. Nella speranza che i nostri governanti, non solo italiani, rivelino finalmente qualle capacità di leadership che nella gestione della crisi mediorientale sinora non hanno dimostrato. Come i terroristi che abbiamo in casa purtroppo bene dimostrano.