Quando oggi varcherà le porte di L’Aquila per la sua prima visita ufficiale nella città sfregiata dal terremoto del 2009, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella troverà ad attenderlo un appello dai toni drammatici. A firmarlo è l’associazione Libera di don Luigi Ciotti, da sempre in prima linea nella lotta contro le mafie: “Una denuncia che vuole rappresentare un atto d’amore e di rispetto per questa meravigliosa terra e per le tante persone che non ci sono più”. Con tanto di invito a vigilare sulla ricostruzione post sisma che, a quasi sette anni dal terremoto che causò la morte di 309 persone, 1.600 feriti e circa 65mila sfollati, “prosegue a rilento, con ordinanze in deroga alle leggi ordinarie”, per effetto delle quali “si è trasformato in legale tutto quello che nel resto d’Italia è invece illegale”, e “conseguenti allentamenti dei controlli antimafia”. Per non parlare della ricostruzione privatafuori controllo”, regolamentata da “un quadro normativo carente”. Una miscela esplosiva che favorisce il “dilagare della corruzione e delle infiltrazioni” criminali.

SISTEMA L’AQUILA – Per questo, a Mattarella, in città per inaugurare l’anno accademico della locale università e il palazzo del tribunale ristrutturato, il responsabile abruzzese e del presidio aquilano dell’associazione, Angelo Venti, vuole rivolgere una richiesta precisa: “Di accendere i riflettori su quello che è successo e su quello che sta ancora accadendo sul fronte della legalità – spiega a ilfattoquotidiano.it –. Perché, di questo passo, i soldi per la ricostruzione privata non basteranno mai, mentre per la sola gestione dell’emergenza la spesa per ogni sfollato ha già superato, e di molto, quella sostenuta a suo tempo per il terremoto dell’Irpinia. Il tutto mentre gli scandali si moltiplicano”. Ultimo in ordine di tempo quello che ha portato all’arresto, solo pochi giorni fa, dell’ex vice sindaco del capoluogo abruzzese Roberto Riga finito ai domiciliari per corruzione. Ennesimo episodio di una lunga serie innescata da quello che Venti definisce senza mezzi termini “il sistema L’Aquila”, i cui effetti il referente di Libera sintetizza così: “Qui la legalità è stata sospesa mentre molti dei processi in corso si avviano inesorabilmente verso la prescrizione”.

MILIARDI IN BALLO – Quando si parla di ricostruzione nel capoluogo abruzzese ballano numeri impressionanti e cifre a nove zeri. Solo i 19 insediamenti del Progetto case (i cui balconi crollano e molti appartamenti vengono evacuati), nato per assicurare una sistemazione ai residenti in edifici resi inagibili dal sisma (circa un terzo dei senzatetto aquilani) e dove oggi vivono circa 15mila persone, sono costati più di 800 milioni di euro. Sono le cosiddette “new town”, che comprendono 185 palazzine e circa 4.500 appartamenti distribuiti in un’area vastissima di 160 ettari, mal collegati tra loro, con il centro della città e con pochi servizi. Poi ci sono i 1.200 Map (Moduli abitativi provvisori) e i Musp (edifici scolastici), strutture prefabbricate dislocate su una superficie di circa 100 ettari. E infine le 2.500 “casette” che un’ordinanza comunale permise di costruire a chiunque avesse un terreno agricolo. Cose fatte e cose ancora da fare. Su entrambe Libera continua a chiedere chiarezza. Come aveva iniziato a fare, con un dossier, fin dal 2010. “Avevamo evidenziato come una legislazione emergenziale e le ordinanze in deroga alle leggi ordinarie avevano prodotto un generalizzato allentamento dei controlli spianando la strada a fenomeni corruttivi, a malaffare e penetrazione di ditte legate ad organizzazioni criminali come dimostrato successivamente anche dalle cronache giudiziarie – ricorda Libera nel suo appello-comunicato –. Allentamenti dei controlli che hanno consentito la lievitazione a dismisura dei prezzi e favorito la cattiva realizzazione dei lavori che, finora, hanno provocato l’evacuazione di decine di Map e centinaia di alloggi del Progetto case”.

RISCHIO PRESCRIZIONE – Denunce che hanno portato all’apertura di diverse inchieste giudiziarie sulle quali, però, si allunga ora lo spettro della prescrizione. “Come nel caso dei bagni chimici – ricorda Venti –. Un affare colossale che ha impegnato circa un quarto dei fondi per il mantenimento delle tendopoli”. Nel dossier di Libera si parla, per ogni bagno chimico, di un costo “di 79 euro al giorno, per una spesa di oltre 8 milioni al mese: e l’emergenza nelle tendopoli è durata sei mesi”. E il conto è presto fatto: “Moltiplicando per i 4.000 bagni richiesti e dividendo per il numero degli ospiti delle tendopoli (la punta massima è stata di 35mila), risulta che ogni ospite doveva produrre giornalmente quasi 100 litri di deiezioni liquide e solide”. Furono aperti due fascicoli, uno a Roma e l’altro a L’Aquila. “Il primo è stato archiviato – prosegue Venti –. Dal secondo è scaturito un processo che ha visto finora tenersi in tutto 7 udienze: 4 rinviate per difetto di notifica, 2 per assenza del pm e, nell’ultima, il giudice ha rimesso gli atti alla procura per riformulare i capi di imputazione fissando la prossima data al 2016. In pratica il processo si prescriverà senza che si sia tenuta neppure un’udienza utile”. Non va meglio sul fronte dell’inchiesta per gli isolatori sismici mal realizzati in alcuni dei 4.500 alloggi del Progetto Case. “Mauro Dolce, del Dipartimento di protezione civile, che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato in appello a un anno di reclusione per frode nelle pubbliche forniture – continua il responsabile abruzzese di Libera –. Ma per gli altri due imputati, il direttore dei lavori Gian Michele Calvi e Agostino Marioni, dirigente della ditta fornitrice, si avvicina la prescrizione: il processo, dopo numerosi rinvii per difetti di notifica, si è aperto solo lo scorso luglio”. Un inesorabile decorso del tempo che rischia di vanificare non solo le denunce di Libera contro “gli effetti devastanti delle ordinanze in deroga”, ma, prosegue il testo messo a punto dall’associazione, anche l’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura. “Ai quali siamo ovviamente e comunque grati”, assicura Venti.

CASA DOLCE CASA – Poi ci sono i miliardi in ballo per la ricostruzione privata. “La scelta di trasformare il contributo dello Stato in indennizzo al proprietario come primo effetto ha impedito il ricorso a gare di appalto pubbliche, eliminando così anche i relativi controlli”, denuncia ancora il referente abruzzese del movimento di don Ciotti. Secondo il quale si sarebbe innescato a L’Aquila “un meccanismo perverso che coinvolge proprietari, tecnici e imprese edili”. Un meccanismo che Venti prova a spiegare così: “Abbandonato il modello del contributo dello Stato che obbligava ad azionare i controlli della gara pubblica, con l’indennizzo al proprietario è il privato a chiamare direttamente l’impresa cui affidare i lavori in base al progetto realizzato dal tecnico di fiducia che certifica il danno”. Risultato: “Il privato ha interesse a rifarsi ex novo la casa, che magari solo consolidata, il tecnico ci guadagna elevando la parcella e la ditta aumenta il fatturato. Il tutto senza alcun controllo da parte dello Stato che non verifica neppure che il danno denunciato corrisponda a quello reale”. Una lunga serie di criticità che oggi Libera ricorderà al presidente della Repubblica Mattarella, quando attraversate le porte di L’Aquila troverà ad accoglierlo le ferite ancora aperte del sisma del 2009. Lanciando l’ennesimo allarme direttamente al capo dello Stato: “Nel capoluogo abruzzese anche il terremoto rischia di andar in prescrizione, producendo sconforto, sfiducia e rassegnazione nella popolazione”.

Twitter: @Antonio_Pitoni